Io sono nulla

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7.0 Awesome
  • voto 7

Chi siamo e chi siamo diventati

Un costruttore corrotto e dedito alla bella vita. Un uomo che, all’età di settantaquattro anni, ancora non ha capito l’importanza dei veri valori della nostra esistenza. Non è la prima volta che il regista Fabio Del Greco decide di mettere in scena il lungo – e complicato – percorso interiore di un essere umano che ha già da tempo perso il contatto con se stesso. Basti pensare, ad esempio, anche solo al recentissimo Altin in città (2016), dove un giovane attore venuto da lontano (Rimi Beqiri), dopo essere stato travolto da un inaspettato successo, avrà presto modo di rendersi conto, pagando la cosa a caro prezzo, che, forse, le cose importanti nella vita sono ben altre. E così, analogamente al nostro eroe di Altin in città, anche in Io sono nulla, ultimo, interessante lavoro del regista approdato in sala, abbiamo un protagonista che, presto o tardi, si renderà conto che la vita condotta fino a quel momento non avrebbe portato, in realtà, a nulla di buono.
È questa la storia dell’affermato costruttore Montez, il quale, come già detto, appunto, ha vissuto una vita dedita ai vizi, perseguendo senza scrupoli una carriera nel corso della quale ha avuto modo di far molti soldi. Eppure, la sua vita sembra giunta a una svolta decisiva, in quanto alcuni malviventi penseranno bene di sparargli a tradimento. Sembra davvero finita, dunque, per il nostro Montez, se non fosse per il fatto che l’uomo, dato ormai da tutti per spacciato, si risveglierà miracolosamente dal coma completamente guarito, ma con un’amnesia che non gli farà ricordare ciò che gli accaduto negli anni passati. E così, dunque, avrà inizio il suo lungo percorso di crescita interiore.
È indubbiamente un cineasta coraggioso, Fabio Del Greco. Coraggioso e che non ha paura di osare e tentare il nuovo, adottando uno stile di messa in scena a tratti contemplativo, onirico, con luci, colori e immagini che ci mostrano la natura più pura e incontaminata, a tratti maggiormente classico. Uno stile, il suo, che ha già avuto modo di manifestarsi nei suoi precedenti lavori e che in Io sono nulla viene portato consciamente e con buona padronanza del mezzo all’estremo. Ben si sposano, dunque, le sopracitate scelte registiche con scene riguardanti il viaggio del nostro protagonista in India, al fine di ritrovare sé stesso e di scoprire chi sia realmente. A tal proposito, anche dal punto di vista dello script, tutto sembra incastrarsi alla perfezione e scorrere via dando l’impressione allo spettatore che il tutto sia durato solo pochi minuti.
Ed ecco che, di fronte a uno stile autoriale così marcato, chiare ci sembrano le influenze di cineasti come David Lynch o Godfrey Reggio. Il tutto, ovviamente, va a fondersi in qualcosa di soggettivo ed estremamente personale.
Ben venga, dunque, che anche in Italia ci sia chi vuole osare, chi – mantenendosi all’interno di un circuito indipendente – ha ancora la libertà di esprimere sé stesso a 360°, senza mai cedere alle tendenze del momento o agli standard del cinema nostrano di grande distribuzione. E, qui nello specifico, se si pensa al percorso artistico di Fabio Del Greco, potremmo notare anche un’evidente e progressiva maturazione artistica. Non resta che attendere nuovi, interessanti lavori.

Marina Pavido