Intervista ad Ana Asensio

0

Scoprendo con la film-maker spagnola gli intriganti retroscena di Most Beautiful Island

All’ultima edizione di CinemaSpagna ci eravamo imbattuti in un lungometraggio dall’approccio insolito al genere, che ci aveva impressionato sia per il coraggio narrativo che per la forma cinematografica ibrida, con cui la regista (nonché attrice principale) Ana Asensio è riuscita a condurci in un labirinto di aspettative personali e fobie, con sullo sfondo una New York tanto gravida di opportunità quanto inquietante. Parliamo naturalmente di Most Beautiful Island. Proprio oggi, sabato 3 novembre, Ana Asensio presenterà nuovamente il suo lungometraggio d’esordio alla XVI edizione del Ravenna Nightmare Film Fest. E noi di CineClandestino, ancora “scottati” dalla visione di un film che sonda terreni nuovi e intriganti del “perturbante cinematografico”, le abbiamo voluto fare qualche domanda…

D: Il tuo primo lungometraggio, Most Beautiful Island, nasce da un’idea molto forte. Cos’è che ti ha ispirato? E la decisione di girarlo a New York ha qualcosa a che fare con tutto ciò?
Ana Asensio: La mia percezione di New York quando sono arrivata la prima volta è stata di ispirazione per Most Beautiful Island. Ho visto la città come una costante minaccia ma anche come luogo con molte eccitanti opportunità. Da giovane immigrata, che parlava a malapena l’inglese, la mia comprensione della città, della sua gente e della sua cultura non era precisa, ma filtrata dal mio accesso limitato ad essa.

D: Un’altra scelta che rivela personalità è il ritmo dato alla narrazione, con una prima parte che mostra la “Grande Mela” coi suoi ritmi di vita frenetici, e la parte finale in cui prevale la componente noir, più angosciante e claustrofobica. Hai pensato immediatamente a creare questa forte dicotomia nella sceneggiatura?
Ana Asensio: Sin dalla prima stesura della trama, un trattamento di appena una pagina, avevo definito questa struttura, sia nella linea narrativa che nell’aspetto visivo di ciò che intendevo riprendere. Era un approccio molto istintivo. Non avevo mai scritto una sceneggiatura, ma sapevo già che film volevo fare. Volevo un film che nella prima metà sembrasse quasi un documentario. Ma, proprio nella seconda parte, volevo esplorare uno stile completamente diverso, qualcosa di più convenzionale in un certo senso, eppure più surreale a livello di narrativa.

D: Come hai affrontato la sfida che consiste nell’essere sia la regista che il personaggio principale del film?
Ana Asensio: Abbiamo girato subito la prima metà del film, e durante quelle riprese il mio doppio ruolo m’è sembrato abbastanza organico tant’è che non ho avuto grossa difficoltà a spostarmi dalla sedia del regista (questo è solo un modo di dire, visto che non ho mai avuto il tempo di sedermi!) per stare di fronte alla videocamera. In qualche modo c’era libertà, l’improvvisazione inclusa nelle riprese, quasi tutto poi è stato girato per strada … e tutte queste cose sono state per me molto eccitanti. Mi sentivo come se la recitazione e la regia si relazionassero costantemente tra loro in una danza armoniosa. La parte più difficile è stata riprendere la seconda parte del film. Avevo molti attori da dirigere, inclusa me stessa, ed il tempo era così limitato. Anche le riprese sono diventate meno “libere”, ogni scena è stata accuratamente progettata e studiata a livello di storyboard. Ho sentito molta più pressione e mi sono concentrata sul ruolo di regista, lasciando un po’ a margine la mia posizione di attrice. Non avevamo un monitor in cui rivedere la mia performance e dal momento in cui effettuavamo le riprese, quando poi arrivavano i giornalieri, era troppo tardi per tornare indietro e rigirare certe scene. Mi sono semplicemente basata sul fatto di conoscere il ruolo così bene, da poter sperare di ottenere le sfumature richieste dalla parte. Ma devo dire che ero nervosa quando è arrivato il momento di entrare in sala di montaggio. Ho dovuto osservare me stessa e prendere nuove decisioni direttamentelì. La parte del montaggio era quella per cui ero meno preparata, ma anche quella da cui imparato di più.
 
D: Certi momenti di grande tensione del film sono introdotti dall’incontro della protagonista con alcuni tipi inquietanti, uno dei quali è interpretato da Larry Fessenden, che è anche una delle figure più carismatiche del cinema di genere indipendente negli Stati Uniti. Perché questa presenza importante nel cast? E come vi siete conosciuti?
Ana Asensio: Larry è una vera icona del cinema di genere indipendente, lavora, scrive, dirige e produce film con la sua società Glass Eye Pix. Lui è uno che conoscevo già da un po’, avevamo amici in comune, e in realtà ho avuto anche un ruolo in uno dei suoi radiodrammi in diretta, “Pale from Beyond the Tale” del 2013. L’anno seguente eravamo insieme ad un festival di cinema horror sulle montagne del Colorado, sopra un piccolo furgone, gli ho parlato del mio film e di come, dopo molti anni di tentativi a vuoto, ero determinata a farlo proprio quell’anno, non importa come. Penso che la mia grande determinazione e l’entusiasmo lo abbiano incuriosito alla storia. Per fortuna il lungo viaggio mi ha permesso di fare un passo in avanti, raccontando per intero a lui e al produttore Jenn Wexler il mio progetto cinematografico! Mi ha offerto di aiutarmi con il film. Non è una persona che dice le cose solo per apparire “fico” sul momento, è un produttore molto serio e professionale. Dopo aver letto la sceneggiatura, era chiaro per lui che era un film che voleva produrre e da lì in poi abbiamo lavorato molto velocemente e molto duramente per farlo succedere. Naturalmente sapevo di lui come attore, ma per timidezza ero restia a chiederglielo finché un giorno lui stesso mi disse che se ne avessi avuto bisogno, sarebbe stato felice di comparire nel film. Quindi ne ho approfittato al volo! La sua presenza in Most Beautiful Island è inestimabile, ma soprattutto, lo devo dire, è stato un produttore incredibile e un vero amico per tutto questo processo realizzativo di un film dal budget molto basso.

D: Cosa pensi del contatto con il pubblico italiano prima attraverso i festival, poi con la distribuzione del film nelle sale cinematografiche?
Ana Asensio: Ero così felice quando EXIT DISTRIBUZIONE quest’anno ha acquistato il film. Hanno gran gusto e hanno fatto un lavoro fantastico facendo circolare il film. Most Beautiful Island è stato presentato in anteprima italiana al Torino Film Festival 2017 e in seguito ho avuto l’opportunità di condividere tale esperienza di persona, con il pubblico italiano, al Festival del Cinema Spagnolo di Roma. Sembrava che il pubblico capisse davvero il film, non solo nella parte più ovvia della storia, ma ad un livello molto più profondo. Il film è stato programmato finora in diverse città e fino a questo momento i critici sono stati molto generosi. Quindi non posso lamentarmi! Sono elettrizzata all’idea di vedere come il “pubblico dei fan dell’orrore” accoglierà il film ora, al Ravenna Nightmare Film Festival!

D: Infine, ti stai già dedicando a qualche nuovo progetto, dopo Most Beautiful Island?
Ana Asensio: Ho già scritto una nuova sceneggiatura e al momento sto cercando dei produttori. È nuovamente un ibrido di generi diversi, ed è ancora una volta una storia ambientata a New York.

Stefano Coccia