Intervista ad Alessandro Giordani

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Dietro le quinte de L’Insonne

L’idea dell’intervista è nata dopo aver incrociato Alessandro Giordani, assieme a una piccola delegazione del film da lui diretto, nella serata del 37° Fantafestival durante la quale è stato proiettato il loro lavoro. Con il regista e gli altri ci si è ritrovati all’uscita del cinema Savoy. Lì, in modo semplice e diretto, ci si è messi subito a parlare del festival, della proiezione appena avvenuta, dello stato di salute del cinema di genere. E siccome di cose da dire ce n’erano davvero tante, si è finiti tutti quanti a fare le ore piccole in un pub della zona. Tra una chiacchierata e l’altra abbiamo fatto piuttosto tardi. Il nostro incontro, del resto, era stato propiziato da quella breve opera cinematografica, che si intitola proprio L’Insonne…

D: Intanto puoi dirci, Alessandro, come è nata l’idea di adattare per lo schermo un fumetto come “L’insonne” e cosa vi ha portato ad optare per una durata atipica, a metà strada tra un corto e un lungometraggio?

Alessandro Giordani: Non appena ho letto il primo numero del fumetto l’idea è arrivata fulminea, senza troppo ragionarci sopra. La storia, i personaggi e le atmosfere erano troppo belle per non essere trasposte su schermo. Anche la scelta di questa durata atipica è venuta da sola (45 minuti), ovviamente influenzata dal fatto che questo piccolo film doveva essere l’inizio di qualcosa di più grande – una serie TV o un film -.

D: Riguardo invece all’ambientazione, ci ha colpito in positivo la scelta di una città come Firenze, che ha forse suggestionato di più, finora, le grosse produzioni americane che il cinema di casa nostra, specie per quanto riguarda i generi. Il film è comunque girato molto in interni, cosa pensate sia passato nel vostro lavoro della città toscana?

Alessandro Giordani: L’ambientazione di Firenze è un altro carattere distintivo de “L’Insonne” fumetto. Nasce dalle mani di due fiorentini, Giuseppe Di Bernardo e J. Andrea Polidori, e vive nelle notti di una tra le città più belle d’Italia, che è stata teatro però – e lo è tutt’ora, forse – di avvenimenti misteriosi e occulti. Senza chiamare in ballo l’esoterismo, voglio solo dire che l’aria che si respira a Firenze è sicuramente magica, non solo per le sue architetture uniche e sculture incredibili, ma nel senso di una magia che nasconde qualcosa del passato e della cultura non solo italiana, ma universale. Quando ho iniziato a pensare all’adattamento filmico ho sempre tenuto a mente a che tipo di atmosfere bisognasse tendere e penso che queste ci siano state ridate indietro, con naturalezza, nel momento in cui abbiamo puntato la cinepresa.

D: Quali sono state le maggiori difficoltà a livello produttivo?

Alessandro Giordani: Difficoltà ce ne sono state molte e, mi dispiace dirlo, il problema è stato solo connesso alla mancanza di soldi. Mi dispiace dirlo perché detta così sembra la solita litania che ripetono in continuazione gli indipendenti. Nonostante abbia beneficiato di un piccolo finanziamento del Mibact e l’aiuto di alcuni amici tramite un crowdfunding, questo era un film impegnativo che avrebbe potuto solo migliorare con un finanziamento adeguato. Ovviamente se ci fossimo fermati a questo dato di fatto il film non si sarebbe mai fatto: abbiamo tramutato la necessità di soldi in volontà artistica, con molti sforzi, molto sudore e soprattutto testardaggine. Tutti coloro che ci hanno lavorato sono dei professionisti e, per fare un’operazione del genere, ci devi credere veramente. Tutti coloro che ci hanno lavorato sono dei grandi.

D: Anche il cast ci è sembrato molto in palla, a partire dalla tostissima Chiara Gensini nei panni della protagonista Desdemona. Come avete scelto gli interpreti?

Alessandro Giordani: Da quando conosco Chiara Gensini lei è sempre stata per me Desdemona, sia dentro che fuori. Poi quando se n’è innamorato anche l’autore Giuseppe Di Bernardo (in senso artistico eh!) era fatta: lei e il film dovevano andare di pari passo. Per quanto riguarda gli altri interpreti, sempre a causa delle mancanze suddette, non ho potuto fare un casting approfondito, mi sono dovuto quindi affidare all’istinto e ai consigli della produzione e di Giuseppe. Nonostante questo è uscito fuori un bel cast, tutti attori ottimi, e soprattutto con lo spirito giusto. Sono felice di aver lavorato con loro!

D: Scelte forti anche a livello musicale: come sono finte band come Alchem, Helligators e Metibla nella colonna sonora?

Alessandro Giordani: Una cosa che mi aveva colpito del fumetto è che è pieno di riferimenti musicali, a volte anche ricercati, e trasversali nei generi. Io sono un amante della musica e suono anche la chitarra in una band post-rock (i Jarman): ho voluto portare avanti l’idea di un film che alternasse un repertorio prevalentemente rock a una musica composta di archi con la giusta dose di dodecafonia ad opera del maestro Pasquale Citera. Le band scelte sono tutti amici, più o meno diretti, che hanno prestato la loro opera per un film che voleva essere non solo visto, ma anche ascoltato.

D: Viene spontaneo chiederti, Alessandro, se c’è qualcosa che nella realizzazione del film ti ha particolarmente ispirato, a livello di maestri del brivido, cinema di genere e volendo anche fumetti, vista la matrice dell’opera.

Alessandro Giordani: Non saprei dirti chi o cosa mi abbia ispirato in particolare, sicuramente sono legato per affetto e per inprinting al buon vecchio Dylan Dog e ai film horror anni ’80. Poi adoro il cinema classico, come quello di Hitchcock, detesto le “tarantinate” (anche se Tarantino mi piace), però in generale non cerco di imitare lo stile di qualcun altro e, se faccio citazioni – e nel film ce ne sono – devono essere esplicite e coerenti.

D: Il film ha girato già parecchi festival o altri eventi simili, compreso il Fantafestival dove ci siamo incontrati, come è stata finora l’accoglienza?

Alessandro Giordani: Devo dire ottima. Ovunque sia stato proiettato abbiamo ricevuto feedback positivi. Certo è capitato qualche appunto su questo o quell’altro aspetto, ma ci sta, nessuno è perfetto e questo film è stato fatto ben oltre le aspettative produttive. L’evento più bello però è stato la presentazione al LuccaComics 2017 davanti agli autori del fumetto e ai fans: il loro unanime consenso alla buona riuscita del progetto è stato sicuramente il più grande traguardo raggiunto.

D: Per finire, pensate che al cinema o in televisione le avventure di Desdemona e di Radio Strega potranno avere un seguito? O ci si sta ora dedicando ad altri progetti?

Alessandro Giordani: Stiamo lavorando per questo. Al momento siamo in contatto con un importante network, ma di più non posso dire. È tutto molto difficile per chi viene dal mondo indipendente. Per quanto mi riguarda, invece, sto portando avanti altri progetti. Oltre a questi tra non molto verrà presentato Phobia, un film a episodi di livello internazionale incentrato sulle paure, dove ho partecipato girando un episodio intitolato Astrophobia… paura delle stelle o dello spazio profondo.

Stefano Coccia