Intervista a Simone Zizzari

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Tra cinema e sport

Cineclandestino ha incontrato in esclusiva il giornalista del Corriere dello Sport Simone Zizzari, critico cinematografico e giornalista sportivo del quotidiano sportivo nazionale.
S: Simone, tu su questi divanetti sei abituato a intervistare grandi personaggi del cinema, della musica e dello spettacolo; come ti senti a passare da intervistatore a intervistato?
Simone Zizzari: Mi sento abbastanza emozionato. Non mi capita spesso, anzi vi ringrazio di questa possibilità; assolutamente.

D: Quando eri giovane sognavi già di fare il giornalista o è un’ispirazione che ti è venuta in seguito?
SZ: Io in realtà quando ero ragazzino ero appassionato di calcoli e di matematica. Volevo diventare uno scienziato. Avevo preso anche una disciplina scientifica a scuola. Poi ad un certo punto della mia vita, ti parlo di tanti anni fa rispetto a come funzionano le dinamiche oggi, ho cominciato a collaborare con varie testate romane che si occupavano di sport. Seguivo la Lazio per Il Tempo, ho lavorato per Il Giornale di Sicilia, lavoravo per Room Service; poi nel 2001 fino al 2007 sono entrato su Excite che è un portale internet generalista dove lì scrivevo e curavo contenuti avendo come responsabile Diego Bianchi (Zoro). Abbiamo lavorato insieme per sette anni poi abbiamo intrapreso strade diverse. Io sono entrato al Corriere dello Sport nel 2007 e da allora sono rimasto qui.

D: Quand’è che esattamente ti è venuta l’ispirazione di diventare giornalista?
SZ: E’ stata una cosa abbastanza casuale, io sono sempre stato un appassionato di cinema e di sport. Ce l’ho avuta quando ho iniziato a collaborare con le prime testate romane, ho fatto un tentativo ed è andato bene. Mi sono subito divertito e da lì mi è piaciuto da subito questo mondo. Mi piaceva in generale il mondo dell’informazione, com’era fatto; poi guardando anche alcuni film mi sono fatto una scuola di pensiero che poi si è effettivamente verificata.

D: Il Corriere dello Sport è per te un punto di arrivo o un’ulteriore tappa della tua carriera?
SZ: Il Corriere dello Sport è un sogno che si è realizzato. Io da ragazzino abitavo qua vicino (Piazza dell’Indipendenza, sede del giornale) e ogni giorno che passavo davanti all’edificio con il motorino mi dicevo sempre “Cavolo, un giorno devo lavorarci là dentro”. Quindi quando ho avuto la possibilità di essere assunto qui dentro è stato veramente il coronamento di un sogno. Per me è un punto di arrivo ma nella vita mai dire mai. Io comunque sto bene qua.

D: Sei sempre stato appassionato di sport tanto da voler scrivere solo di quello o pensavi di scrivere anche di cronaca, politica, economia?
SZ: A me è sempre piaciuto parlare di sport e di cinema. Erano proprio le mie due passioni. Qui diciamo che ero “costretto” a parlare solo di sport ovviamente, essendo il corriere un giornale sportivo. Sono però riuscito a tornare a parlare di cinema creandomi questo spazio. Di cinema già ne parlavo ai tempi di Excite. Quindi posso dire di essere tornato a fare quello che facevo prima.

D: Qual è lo sport che più ti appassiona?
SZ: Il calcio.

D: C’è un atleta appartenuto a qualsiasi sport che nella sua storia ti ha appassionato più di ogni altro?
SZ: Sicuramente Ayrton Senna, sono sempre stato un suo grande tifoso quando ero ragazzino. Ma sono cresciuto anche nella generazione che ha abbracciato tutta la carriera di Francesco Totti. Lui è anche venuto qui al Corriere un paio di volte e ho avuto occasione di parlarci. Penso che sia un ragazzo veramente intelligente.

D: Tu gestisci una rubrica all’interno del Corriere dello Sport che si occupa di cinema. Come sei arrivato a creare questa rubrica qui, anche perché ribadisco, siamo in un giornale che si occupa più che altro di sport. Quindi come hai fatto?
SZ: Non è stato facile. All’inizio mi squadravano, mi guardavano tutti con occhio storto. Perché ovviamente lavorando al Corriere dello Sport ci si aspetta che vengano solo personaggi impegnati nello sport. Io però invece la vedevo sotto un diverso punto di vista. Secondo me era anche una buona idea abbracciare un altro settore, quello dello spettacolo. All’inizio portavo personaggi più tifosi, cioè legati al mondo dello spettacolo ma appassionati di calcio, come ad esempio Carlo Verdone. Ne abbiamo intervistati diversi e parlavamo con loro di sport. Poi pian pianino ho cominciato ad avere sempre di più il mio spazio che sta andando bene, mi sta dando parecchie soddisfazione. Quindi sono riuscito a creare questa rubrica al Corriere dello Sport riuscendo anche a fare interviste che esulano dal mondo sportivo. Alzo il valore del brand del giornale; ormai sono tre e mezzo anni che lo faccio e sta andando bene.

D: Però è una rubrica di cui all’inizio si parlava poco ed è esplosa da poco meno di un anno.
SZ: Sì in realtà sono tre anni e mezzo che tengo questa rubrica. E’ vero però che nell’ultimo anno e mezzo abbiamo incrementato notevolmente il numero degli ospiti che ha raggiunto una media di due/tre alla settimana. Quindi, se pensiamo che io di base mi occupo di tutt’altro argomento, seguo le notizie sportive calcistiche e mi occupo del desk. Queste interviste le faccio come extra fuori dall’orario di lavoro.

D: Questo studio in cui ci troviamo ha ospitato grandi nomi del cinema sia italiano che internazionale. Cito Matilda De Angelis, Berardo Carboni, Josh Brolin, Ryan Reynolds, Stefano Sollima e, ultimamente, Madalina Ghenea e Paolo Virzì. Ti chiedo come hai fatto a portare così tanti nomi altisonanti qui ad un giornale sportivo?
SZ: Permettimi di raccontarti un aneddoto su Brolin e Reynolds. Loro sono riuscito a portarli qui grazie ad un accordo raggiunto con la Twenty Century Fox, ho sentito l’ufficio stampa, abbiamo organizzato l’intervista con loro due che ci hanno anche concesso l’esclusiva essendo venuti solo da noi. E’ stato tutto molto bello perché per me era la prima volte che intervistavo ospiti americani. Di solito uno dice “Ne ho fatti altri 200, non sarà nulla di diverso”. Quel giorno vidi arrivare un pulmino pensando “ok eccoli sono arrivati”. Ma non erano loro, erano delle guardie del corpo. Poi sono arrivati altri pulmini con: gli addetti stampa italiani della Fox, quelli americani della Fox, addetti stampa singoli degli attori. Alla fine nella hall del nostro giornale si sono presentate circa cinquanta persone che sembrava ci fosse il Presidente degli Stati Uniti in visita da noi con la scorta al seguito. Poi arrivano loro, si siedono, l’intervista è organizzata nei minimi dettagli. Insomma è stata caotica vedendo tutte queste persone al seguito di due soli uomini. E questo era l’aneddoto. Tornando alla domanda, è importantissimo avere un ottimo rapporto con gli uffici stampa. Bisogna entrare in un rapporto che va anche oltre il lavoro. Bisogna diventare amici, bisogna frequentare le anteprime stampa, bisogna sempre dimostrarsi disponibili e ben disposti con gli uffici stampa che, molte volte, vengono contestati quando saltano delle interviste. Non è sempre colpa loro secondo me ma dell’attore o dell’attrice stessa. Penso che avere ottimi rapporti con gli uffici stampa sia la cosa giusta per permettere di avere questi ospiti in studio.

D: Quando hai visto Josh Brolin e Ryan Reynolds seduti qui (dove sono io), quali emozioni hai provato?
SZ: Beh, è stata una grandissima emozione. Ero un po’ titubante perché pensavo che fossero arroganti. Sai a volte pensi che questi personaggi siano intoccabili, del resto il cordone di guardie del corpo di cui ti ho parlato prima mi sembra un ottimo esempio di ciò che intendo dire, invece loro si sono dimostrati tutt’altro che indisposti e arroganti. Sono stati molto professionali e molto simpatici. Alla fine si sono fermati a parlare con me nonostante l’ufficio stampa li tirasse per la giacca. Sono stati molto carini con me.

D: Gli articoli e le recensioni che scrivi ho notato che finiscono sul sito web. Il Corriere sta pensando di dedicarti una pagina cartacea dove tu possa parlare solo di cinema? Prendo d’esempio la Gazzetta dello Sport che riserva le ultime pagine per cronaca, politica ed economia…
SZ: Questa domanda dovresti farla al direttore (Ivan Zazzaroni). Io penso che se tu parli di cinema e intervisti personaggi che vanno sulla carta avvicini il giornale anche ai giovani. Se io fossi il direttore riserverei una pagina per questi argomenti. Ma, ora come ora, il giornale preferisce mantenersi sull’argomento sportivo, che è il suo argomento principale, e lascia che questo spazio vada sul sito web. Ovviamente capita che a volte arrivino grandissimi personaggi, come Ryan Reynolds o Carlo Verdone ai quali abbiamo dedicato uno spazio anche sul giornale cartaceo. Dipende dal personaggio che viene. Ma di solito i più importanti trovano uno spazio anche sul giornale cartaceo.

D: Quali sono il tuo attore e la tua attrice preferiti in assoluto?
SZ: Attore direi Elio Germano, attrice Jasmine Trinca. Aggiungerei anche Alessandro Borghi che è molto bravo.

D: Quali sono il film e la serie televisiva che vedresti e rivedresti all’infinito senza mai stufarti?
SZ: Lost senza dubbio come serie. Come film è difficile. Mi porterei Matrix, ma anche tutti e cinque i Rocky (Balboa). Ho sforato!

D: David Cronenberg sostiene che il cinema sia in una fase morente e che il pubblico stia abbandonando le sale in favore dello streaming, sia legale che illegale, sul divano di casa. Concordi con lui o pensi che il cinema abbia ancora qualcosa da dimostrare?
SZ: Io penso che sia cambiato solo il modo di fruizione dei film. Ne parlavo con Paolo Virzì alcuni giorni fa e lui mi ha fatto notare che il cinema non è in crisi perché la gente non va più al cinema. Ora i film si possono vedere sui cellulari, sugli I-pad, in televisione; è cambiato solo il modo di fruire del cinema e i modi di vedere un film. Io questa crisi non la vedo, o meglio, la vedo al botteghino ma non mi sembra che Netflix non proponga film e serie di buona qualità. Bisogna fare un calcolo più ampio, perché se parliamo di biglietti venduti al botteghino allora posso essere d’accordo con Cronenberg, ma il cinema non morirà mai. Si evolverà.

D: Stanno nascendo e sono nate molte piattaforme streaming: Netfiix, Amazon Prime Video, Tim Vision, Now TV; oggi è stata annunciata Disney+. Che relazione hai con queste piattaforme e quali usi di più?
SZ: Se fosse per me ci starei incollato tutto il giorno, ma devo lavorare e ho la famiglia. Sicuramente Netflix è quella che uso di più. Uso sia Netflix che Amazon Prime Video.

D: Recentemente si è chiusa la Festa del Cinema di Roma. Qual è stato il film che ti è più piaciuto e qual è quello che ti è piaciuto di meno?
SZ: Mi è piaciuto molto il film di apertura (7 Sconosciuti a El Royale); non ho particolarmente apprezzato l’ultimo Millenium – Quello che non uccide.

D: Sulla stampa nazionale la Festa è stata troppo criticata. Si dice che siano stati fatti troppi incontri e troppe passerelle sul Red Carpet a discapito di qualche altro film che sarebbe potuto essere messo in rassegna. Tu che ne pensi della rassegna che si è chiusa da poco?
SZ: La mia opinione è che l’ho trovata un pizzico peggiore dell’anno scorso, nella scorsa edizione mi sembra ci fossero film di qualità leggermente superiore. Però, a dirti la verità, è importante tenere la Festa del Cinema di Roma, di solito si tende sempre a parlare del conflitto tra la Festa di Roma e la Mostra di Venezia, ma è importante che una città come Roma abbia una festa così. Quindi io sono totalmente a favore di quelli che dicono che questa Festa a Roma deve continuare ad esserci perché è fondamentale! A me vedere personaggi a Roma come Martin Scorsese, Claire Foy appunto, Sigourney Weaver ritengo che sia un valore aggiunto per la città di Roma.

D: Berlino, Sundance, Cannes, Londra, abbiamo citato Roma e Venezia, Toronto, Sidney, Madrid e Los Angeles. Sono le città che ospitano le kermesse cinematografiche più rinomate del pianeta. Qual è quello, o quelli, che preferisci e a quale sei stato o ti piacerebbe andare come inviato?
SZ: Io come inviato non sono ancora andato da nessuna parte perché non avendo una mia identità da giornalista cinematografico e occupandomi anche dei contenuti del sito web, mi è impossibile assentarmi per una settimana o dieci giorni purtroppo. Detto ciò penso che di tutti questi a me piacciono di più i film che escono dalla Berlinale e da Cannes.

D: Quale genere di cinema ti entusiasma di più? Thriller, horror, action?
SZ: Quello di fantascienza.

D: Qual è il tuo regista preferito in assoluto? E qual è quello emergente che più ti attira?
SZ: Il mio preferito in assoluto è Christopher Nolan, quello giovane che più mi attrae… direi Damien Chazelle.

D: Tu prima mi hai detto che hai una famiglia. Quanto è importante il sostengno della tua famiglia nel lavoro?
SZ: Beh, è fondamentale. Mia moglie è molto paziente visto che manco spesso da casa. E mio figlio pare ancora riconoscermi quando torno a casa.

D: S: Simone Zizzari aspira a diventare direttore di un giornale?
SZ: Beh sì, l’ambizione c’è ma diventare direttore è complicato. Però sono una persona ambiziosa come tutti e questa rubrica mi dà molta soddisfazione vedendo cosa sono riuscito a fare.

D: Oggi per noi giovani è difficilissimo entrare nel mondo del giornalismo professionistico, che consiglio ti senti di dare a noi giovani che tentiamo di entrare in questo ambito lavorativo?
SZ: Il 95% dei colleghi a cui faresti questa domanda ti direbbero “trovati un altro lavoro!”. Io penso che, per chi sia appassionato ovviamente, questo sia un lavoro meraviglioso. E’ un lavoro che serve ora più che mai. Perché in questo momento in cui c’è un bombardamento dei social media, che ritengo giusto, è importante verificare le fonti. E’ fondamentale che ci siano persone che abbiano la professionalità e l’esperienza per capire che quello che gira sui social è una notizia o una fake news. Deve capire la somiglianza tra una falsa notizia ed una vera. Quindi se devo dare un consiglio è non mollare. Perché di solito quando si comincia ad entrare in una redazione ti pagano poco, quando lo fanno, o addirittura ti pagano in nero, non ti versano i contributi e non ti garantiscono neanche il tesserino. Ci sono moltissime piccole realtà che si approfittano dell’entusiasmo dei ragazzi. Di solito vai da loro, chiedi di poter lavorare per loro gratis, ti fanno mille promesse. Sono tutte cose sbagliate perché secondo me ogni lavoro deve essere retribuito. Però l’importante è non arrendersi mai, bisogna sempre avere voglia di sperimentare e bisogna capire che si è lì perché si vuole trovare un qualcosa di proprio. Una propria caratteristica intendo, che gli altri non hanno; quindi differenziarsi. So che è una cosa difficile da capire ma ritengo sia fondamentale. Bisogna trovarla! Io spero che questa professione vada avanti perché serve. Oggi si fa di tutto per tentare di screditare il ruolo di un giornalista, ma il ruolo di un giornalista è fondamentale per me.

D: Si vocifera che tra 50/60 anni i giornali cartacei spariranno e le redazioni saranno tutte incentrate sul web. Concordi con questa affermazione o sei contrario?
SZ: Secondo me i giornali riusciranno a sopravvivere modificando il proprio modo di presentarsi. Non ci sarà più l’attualità sul giornale, quella andrà sul web. I giornali secondo me, il Corriere dello Sport lo sta facendo, devono puntare molto su approfondimenti, opinioni e commenti che sono importanti, perché ti danno quella profondità che il web non riesce a darti. Questo perché la lettura sul web è più veloce e immediata, quindi la scrittura deve essere più corta, più breve; mentre sul giornale, chi lo compra vuole spendere più tempo per leggerselo e approfondire. Quindi, come stiamo facendo anche noi grazie alle indicazioni del direttore Ivan Zazzaroni, l’approfondimento è fondamentale. E noi lo stiamo facendo!

D: Cosa pensi del conflitto tra produttori, esercenti e sale cinematografiche che ha visto coinvolte anche produzioni di Netflix e di Amazon Prime?
SZ: Secondo me sono polemiche inutili. Adesso è giunto un nuovo modo di vedere il cinema, sono arrivati Netflix e Amazon che sono ancora delle novità in Italia. Penso che sia una questione temporanea. Bisogna lasciare un po’ di tempo per abituarsi a queste novità. La loro presenza deve essere assorbita in Italia dopo di che penso che questa situazione si stabilizzerà.

D: Tornando al discorso sui giovani, in Italia si dice che i giornalisti siano troppo anziani a discapito dei giovani che intanto continuano a fare la gavetta per questa testate che abbiamo citato prima che non garantiscono niente. Tu come affronteresti il problema del ricambio generazionale?
SZ: La ricetta per me è facile ed è anche un po’ ciò che si sta seguendo pure a livello politico, anche se non in maniera corretta secondo me. Bisogna cercare di mandare più gente possibile in pensione così che al loro posto possano entrare dei giovani, ma non è una cosa così matematica. Secondo me nel mondo del giornalismo servirebbe semplicemente dare, in generale, un contratto di collaborazione ad una certa cerchia di persone che vanno in pensione, quindi non a tutti, in modo tale che restino degli spazi vacanti che possano essere assegnati ai giovani che chiedono giustamente un posto di lavoro per poter dimostrare la loro qualità.

D: Ultima domanda, quale attore vorresti tanto intervistare qui in questo studio? Americano o italiano.
SZ: Italiano direi Borghi. Mi piacerebbe perché sembra essere una persona molto intelligente e verrebbe molto volentieri a fare un’intervista qui. Americano per me andrebbe bene chiunque. Keanu Reeves però non mi dispiacerebbe per via della sua grande umiltà. Mi piacerebbe avere una bella chiacchierata insieme a lui.

Stefano Berardo