Intervista a Roberto Pantano e Annamaria Zevola

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Uno sguardo sul mondo (in decadenza)

Come i nostri lettori ben sanno, CineClandestino dedica molto spazio ai cortometraggi, da noi considerate opere cinematografiche a pieno titolo che possono contenere elementi di notevole interesse. Tra queste cosiddette “opere brevi” una ha riscosso in redazione un apprezzamento particolare: Inter Nos Le Courtétrage, diretto da Roberto Pantano e sceneggiato, assieme al regista, da Annamaria Zevola. Abbiamo perciò voluto ascoltare direttamente la loro voce.

D: Come vi siete avvicinati alla realizzazione e da quale urgenza nasce un cortometraggio come il vostro?
R.P.: Tutto nasce dalla sceneggiatura di un lungometraggio, terminata di scrivere nel 2013. Nostra intenzione era raccontare una piccola storia che in qualche modo la evocasse, avevamo molte idee ma non un soggetto vero e proprio. Poi un giorno arrivò una telefonata: era il mio amico Lucio (quello reale), e un suo forfait su quello che era il suo impegno di realizzare il cortometraggio a Marsiglia, mi suggerì la storia. Chiusa la telefonata chiamai subito Annamaria.
A. Z.: In realtà quando Roberto mi chiamò era un sentimento di dolore misto a rabbia a prevalere in lui. Tanto è vero che da lì nacque l’idea di “uccidere” Lucio attraverso questo suicidio apparente, quasi come per vendicarsi di lui, di questa sua improvvisa defezione.

D: Sin dalla prima visione mi ha colpito molto la lucidità della realtà socio-politica da voi rappresentata nel corto. E’ possibile leggere Inter Nos Le Courtmétrage come sorta di metafora della situazione italiana?
R. P.; Azzarderei a dire “più di una metafora”, e non solo italiana. Veniamo costantemente subissati da un certo tipo di informazione che da un lato ha generato una sorta di assuefazione, di tolleranza verso certi aspetti della società, dall’altro allo stesso tempo ha provocato una vera e propria dipendenza, un bisogno irrefrenabile e continuo di quello stesso tipo di informazione, pur sapendo delle conseguenze negative a cui si va incontro: basti pensare che le immagini di morte sono uno dei prodotti più venduti nel nostro pianeta e persiste una grande richiesta di mercato in merito.
A. Z.: Sicuramente abbiamo sottolineato nella narrazione la decadenza di alcuni valori fondamentali, l’assenza di un pensiero critico, il materialismo dirompente, l’assoluta indifferenza alla sofferenza altrui e il cinismo persino dinanzi alla morte. Volevamo in qualche modo scuotere le coscienze, indurre lo spettatore a una riflessione su certi atteggiamenti oggigiorno dilaganti.

D: Quindi, visto che i ricchissimi spunti di partenza presenti nel corto nascono da un progetto di lungometraggio, c’è qualche possibilità di vederlo realizzato?
R.P.: Come dicevo prima, esiste una sceneggiatura dal titolo Inter Nos Une Histoire sans espoir, ispirata su dei vecchi amici che non vedevo da anni, di quel periodo a cavallo tra anni 70/80. In essa il personaggio principale, Marcello, raccontando una storia che li vede protagonisti, genera una serie di sentimenti che rompono l’equilibrio e la coesione del gruppo. Una storia nata per caso, senza premeditazione. Una “storia senza speranza”, come la definì il mio amico Lucio che vive a Marsiglia da 30 anni, e a cui dobbiamo il sottotitolo. Col tempo, ripensandoci a freddo, ci siamo resi conto di aver raccontato la realtà. Molti di noi vivono senza speranza a propria insaputa, e mi riferisco alla ormai dispersa classe operaia. Quanti sono felici del lavoro e della vita che fanno? Pochi, molto pochi, e tutti siamo attratti da quell’oggetto misterioso, quella scatola infiocchettata che Lucio tiene sulle gambe, e che nessuno ha il coraggio di aprire.
A. Z.: Sì, Inter Nos è un progetto molto complesso che per comodità suddividiamo in due parti appunto. Può dirsi che tra il lungometraggio e il cortometraggio esiste una relazione di causa /effetto, visto che il secondo è l’epilogo tragico del primo. Il corto vive ormai di vita propria mentre il lungometraggio è attualmente in fase di studio presso alcune case di produzione interessate alla realizzazione, e abbiamo già ottenuto l’adesione da parte di alcuni componenti del cast sia tecnico che artistico, tra cui due noti premi Oscar, pronti a collaborare in questo progetto, nomi che saranno poi rivelati a tempo debito. Ciò nonostante, facciamo fatica a trovare interlocutori pronti a scommettere su una storia per certi versi scomoda, perché mette a nudo aspetti non proprio edificanti dell’esistenza.

D: Il cortometraggio funziona molto bene anche a livello emotivo, toccando le corde dello spettatore che prova empatia per il protagonista, l’Oscar/Lucio interpretato da Luca Lionello. Come avete lavorato sul personaggio?
R. P.: Dal momento che conosco il “vero” Lucio da sempre, è stato un gioco da ragazzi delineare la sua personalità. Tuttavia, poiché quando scrivo entro sempre nel film attraverso un personaggio (Marcello in questo caso), e ovviamente prendo spunto dal mio passato e dalle mie esperienze, anche in questo caso, come in altre sceneggiature che abbiamo nel cassetto, ho lavorato sull’idea di affiancare al personaggio principale una sorta di ombra. Così ho preso in prestito il personaggio di un’altra sceneggiatura, Oscar appunto, con l’intenzione di creare un alter ego, o un amico del cuore, che gli desse una chance. L’idea iniziale era quella di far interpretare Oscar e Lucio da due attori diversi. Poi una mattina Annamaria mi chiama ed esordisce: Oscar – Lucio è lo stesso attore! Geniale!
A. Z.: Lucio e Oscar sono facce di una stessa medaglia, mi sembrava giusto sottolinearlo anche attraverso questa analogia, e Luca Lionello ha trovato la chiave giusta per far emergere le due anime del personaggio. Per ciò che riguarda il lavoro sul personaggio va detto che io ho insistito molto con Roberto sulla necessità di dare un risvolto per certi versi positivo alla vicenda di Lucio /Oscar. Il suicidio è stato perciò inteso come strumento di riscatto, come un modo per liberarsi da certe fragilità, da certi aspetti negativi.

D: Il cast è ottimo e perfettamente funzionale al progetto. In che modo è stato trovato?
R. P.: Avendo i personaggi reali nelle mie mani, sono partito dai loro volti (non che gli somiglino), cercando in loro qualcosa che in qualche modo me li ricordasse, ho valutato i loro lavori precedenti e poi quando li ho incontrati, ho preso in considerazione soprattutto le loro voci e le emozioni che mi hanno trasmesso. Nessun provino.

D: Si può immaginare che Inter Nos Le Courtmétrage, peraltro opera d’esordio, rappresenti un primo passo verso altri progetti futuri. Cosa avete in programma nell’immediato?
R. P.: Come già detto, contiamo di realizzare l’anno venturo il lungometraggio Inter Nos Une histoire sans espoir. Inoltre, in occasione della proiezione del cortometraggio a Portici (Na), abbiamo ricevuto la proposta di un nuovo cortometraggio da parte del Professor Leandro Limoccia, Presidente del Collegamento Campano contro le Camorre e Referente del locale Presidio Libera. È una storia che idealmente potrebbe considerarsi la risposta al decadimento che raccontiamo in Inter Nos, permettendoci di raccontare il punto di partenza per costruire il futuro, per evitare la catastrofe che ci attende. Eunomìa – La rivoluzione della speranza, è il titolo a cui Annamaria ha pensato, e che credo possa ben veicolare il messaggio che intendiamo dare.
A.Z: Si, mi sono ispirata al saggio di Erich Fromm “La Rivoluzione della speranza” appunto, perché credo che renda appieno il senso che vogliamo trasmettere. Stiamo perfezionando una sceneggiatura che ruota attorno al tema della legalità, e che attraverso alcuni fatti di cronaca vuole sottolineare la necessità di un cambiamento sostanziale della nostra società, l’urgenza di un rinnovamento radicale della nostra cultura che deve partire dall’individuo singolo, attraverso piccoli grandi gesti.

Daniele De Angelis