Intervista a Rimi Beqiri

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Da Festina Lente ad Altin in città

Evviva la Settima Arte! Quella genuina, vera, sincera, scevra da ogni qualsivoglia condizionamento che nulla ha a che fare con l’arte stessa. Quella che, talvolta, per trovare un proprio, necessario compimento è costretta a circolare all’inizio esclusivamente all’interno di circuiti underground, ma che, nonostante ciò, non manca di trovare un proprio, meritato riconoscimento. È questo, ad esempio, il caso di un lungometraggio indipendente che ha visto la luce nell’ultimo anno all’interno del panorama cinematografico italiano. Stiamo parlando di Altin in città, diretto da Fabio Del Greco ed uscito in sala da poco. Protagonista della pellicola è il giovane attore Rimi Beqiri, originario di Tirana, ma fiorentino e romano di adozione, il quale – dopo aver frequentato la “Scuola Nazionale di Cinema Indipendente” – ha preso parte a numerosi cortometraggi, lungometraggi e fiction televisive e che oggi ci racconterà meglio di questo suo ultimo film, ma anche della sua carriera e del suo personale rapporto con il cinema.

D: Allora, Rimi, parlaci innanzitutto del film: di cosa tratta Altin in città?
Rimi Bequiri: Altin in città è un film sull’inquietante rapporto tra arte e potere, tra le energie oscure e le aspirazioni superiori, tra l’avidità e la corruzione e la crescita personale.

D: Che cosa avete in comune tu ed il tuo personaggio?
Rimi Beqiri: Abbiamo forse in comune la volontà di credere nel nostro sogno, ma non siamo uguali. Ci sono dei punti in comune, soprattutto in alcune situazioni tipo, la difficoltà a sopravvivere, le finte promesse… credo che a molti giovani artisti di oggigiorno sia capitato di vivere momenti complicati come quelli di Altin, a chi più spesso e a chi meno spesso, ne sono sicuro.

D: In che modo ti sei preparato per entrare nella parte?
Rimi Beqiri: Principalmente ho fatto una riflessione interiore, tra i ricordi della mia adolescenza, la partenza dall’Albania verso l’Italia, nella speranza di trovare una vita migliore e con la testa piena di sogni. Tutte le difficoltà di sopravvivenza che sorgono quando ti trovi in un altro paese diverso dal tuo, con un’altra cultura, insomma, ho fatto un lavoro di autoanalisi molto intimo, oltre ad aver cercato di sperimentare il più possibile la vita reale. Certo il film è un’altra cosa ovviamente, è soprattutto frutto della fantasia dell’autore mescolata alla realtà, dove le varie situazioni si amplificano a seconda delle circostanze, per poi arrivare ad ottenere il risultato finale.

D: Che cos’è che rende Altin in città un film degno di nota?
Rimi Beqiri: Forse sono le domande che lo spettatore si chiede… chi è Altin? È la vittima o il carnefice? È ciò che detestiamo, ciò che vorremmo essere o ciò che abbiamo paura di diventare? …E poi ovviamente proprio la passione di noi tutti nel realizzare questo film.

D: Come ti sei trovato a lavorare con un regista come Fabio Del Greco?
Rimi Beqiri: Devo dire che con Fabio mi sono trovato bene e ho avuto modo di muovermi liberamente nell’interpretare il mio personaggio, anche perché a Fabio piaceva molto scoprire e conoscere sul set le idee degli attori, gli piaceva molto anche l’idea dell’improvvisazione, anche se certo nel cinema bisogna restare entro certe regole.

D: Raccontaci qualche aneddoto divertente accaduto sul set.
Rimi Beqiri: Vi posso dire che a volte succedeva che tra un ciak e un altro non capivo quando dovevo finire, perché Fabio continuava a girare e non mi diceva “Stop”, cosi io andavo avanti a improvvisare… Anche perché nel film poi ci sono molti piani sequenza, uno stile che piace molto al regista.

D: Recentemente hai preso parte anche ad un altro lungometraggio indipendente che ha ottenuto molti riconoscimenti, sia in Italia che all’estero: Festina Lente di Lucilla Colonna. Ti andrebbe di raccontarci di cosa tratta?
Rimi Beqiri: Il film parla di cinquant’anni di Rinascimento italiano raccontati attraverso gli occhi della poetessa Vittoria Colonna, nata a Marino nel 1490 e vissuta per molti anni nel Castello Aragonese di Ischia. Quando Vittoria era una bambina, Papa Alessandro VI Borgia confiscò tutto ciò che la sua famiglia possedeva, ma il rapporto contrastato fra lei e la corte pontificia era destinato a continuare e a manifestarsi anche con Papa Clemente VII Medici e Papa Paolo III Farnese. A diciannove anni sposò Francesco Ferrante D’Avalos, discendente di una famiglia di origini spagnole, che morì prematuramente combattendo per Carlo V e il Sacro Romano Impero. Donna di grande sensibilità e cultura, conservava nella sua vasta biblioteca i testi pubblicati dal primo grande tipografo della Storia, Aldo Manuzio, con il marchio di stampa “Festina lente”.

D: Parlaci del personaggio che hai interpretato.
Rimi Bequiri: Il mio personaggio è quello di Baccio, un cartaio che lavora nella stamperia di Aldo Manuzio.

D: Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato in entrambe le produzioni?
Remi Beqiri: Sinceramente non ho avute grosse difficoltà nei due set, ero preparato, e mi sono trovato abbastanza bene.

D: Qual è la situazione del cinema indipendente in Italia, secondo te?
Rimi Beqiri: Produrre un film oggi di per se, secondo le regole imposte dal sistema, ha un costo elevato, e questo purtroppo colpisce in primis i film indipendenti in Italia, che soffrono molto a causa del budget limitato e non solo. I film indipendenti soffrono anche per quanto riguarda la distribuzione, è molto difficile trovare distributori o sale cinematografiche disposte a proiettare film indipendenti, perché i distributori puntano maggiormente sui film commerciali adatti ad un pubblico più vasto. Ma comunque oggi le cose stanno cambiando, grazie alla tecnologia è possibile realizzare prodotti indipendenti di qualità elevata, con un costo minore rispetto ad altri film. Quindi secondo me i registi Indipendenti oggi dovrebbero puntare molto sulla storia da raccontare e su come raccontarla, trovando un proprio stile.

D: Quali sono i tuoi progetti, o anche solo semplicemente i tuoi sogni per il futuro?
Rimi Beqiri: Progetti ne ho diversi da definire ancora bene, ma comunque mi auguro di lavorare sempre più spesso con professionisti che credono davvero nei propri sogni.

Grazie mille!

Marina Pavido