Intervista a Massimiliano Bruno

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Per un cinema intelligentemente popolare

Massimiliano Bruno è Presidente di Giuria della terza edizione dell’IveliseCineFestival, manifestazione dedicata ai cortometraggi narrativi e documentari che inizierà il prossimo 30 novembre.
Abbiamo colto l’occasione per porgli qualche domanda sul suo cinema, il festival, la cronaca di questi giorni e sul romanzo d’esordio da lui scritto appena dato alle stampe da Rizzoli. E, ancora una volta, Massimiliano Bruno si conferma personaggio schietto e fuori dagli schemi.
Buona lettura.

D: Cosa ti aspetti, come Presidente di giuria, da quest’edizione dell’IveliseCineFestival?
Massimiliano Bruno: Tanta qualità e tante sorprese da parte di un cinema creativo e pieno di storia.

D: In Italia, purtroppo, non esiste una “cultura del cortometraggio”, sia esso di finzione o meno. Tutto è affidato alla libera iniziativa dei singoli. Da regista affermato come vedi la situazione?
M.B.: Il corto è un biglietto da visita per un regista e una grande occasione di visibilità per alcuni attori. Va preso come un viatico per riuscire poi a produrre lungometraggi convincenti.

D: Il tuo cinema ha sempre ibridato la classica commedia all’italiana con interessanti sfondi a carattere sociale, virando poi su spunti decisamente drammatici come in Gli ultimi saranno ultimi. Non temi che il grande pubblico, desideroso unicamente di divertimento, possa reagire in modo negativo?
M.B.: Me ne farò una ragione. Da che mondo e mondo un artista deve esprimersi indipendentemente dal volere del pubblico. Nelle mie commedia più fortunate il botteghino mi ha sorriso, seppure volessi addentrarmi in racconti drammatici sopporterò l’eventuale poco guadagno… per fortuna finora non mi è mai successo.

D: Nei tuoi film traspare un forte rapporto empatico con il cast, sempre diretto benissimo. Ci parli del tuo rapporto con gli attori e in particolare con Paola Cortellesi con la quale hai lavorato spesso?
M.B.: Con Paoletta ho un rapporto ventennale fatto di stima e costruzione di un percorso. Credo sia stata l’incontro più fortunato per me e allo stesso tempo credo di aver prodotto molte belle cose insieme a lei. Ho un ottimo rapporto anche con Rocco Papaleo, con cui abbiamo condiviso un percorso simile a livello di gavetta. Stimo Alessandro Gassmann e Marco Giallini compagni di viaggio talentuosi e precisi ed Anna Foglietta ed Edoardo Leo che stanno dimostrando quello che valgono.

D: Cosa pensi di quest’ondata di polemiche sollevata dal problema delle molestie nel mondo del cinema? Colpisce tutti gli ambiti o nel mondo dello spettacolo è particolarmente radicato?
M.B.: Esiste in tutti i lavori. Bisognerebbe cambiare la testa delle persone ma ci vorrà qualche secolo.

D: Il tuo percorso artistico è abbastanza noto. Ma cosa ti ha fatto avvicinare in particolare al cinema?
M.B.: Il caso. Volevo fare solo teatro, poi mi è capitato di scrivere una sceneggiatura fortunata e mi sono ritrovato nel giro di pochi anni dietro la macchina da presa. Ma non è mai stato un mio obiettivo primario.

D: Quale consiglio daresti ai giovani registi che si mettono in gioco con i loro lavori a festival come, ad esempio, l’Ivelise?
M.B.: Di esprimersi liberamente e accettare il verdetto della vita con serenità.

D: Per concludere: stai promuovendo per l’Italia il tuo romanzo “Non fate come me”. Come sei arrivato a questo importante passo? Pensi di trarne un film, in futuro?
M.B.: Scrivere il romanzo è stato necessario per dire quel che avevo dentro. Forse sarebbe un buon film ma al momento non ci penso.

Daniele De Angelis