Intervista a Mariano Baino

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Dark Waters e altre inquietudini

Lo scorso autunno, grazie a una serie di appuntamenti che hanno coinvolto location di primo piano come il cinema Trevi e il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, abbiamo potuto compiere una full immersion nelle opere e nella fervida immaginazione di Mariano Baino, autore il cui percorso merita di essere ulteriormente approfondito. Tra l’altro stiamo parlando del regista di Dark Waters, autentico cult movie che grazie alla recente edizione in DVD è di nuovo sotto i riflettori. E quale migliore occasione poteva esserci, quindi, per riprendere il filo del discorso con un cineasta che, anche in quanto a positività del contatto umano e capacità comunicative, ci ha fatto da subito un’ottima impressione?

D: Innanzitutto, Mariano, che ricordi hai della recente serata con cui il tuo cinema è stato omaggiato in uno spazio prestigioso, quale senz’altro è il cinema Trevi a Roma?

Mariano Baino: Una serata indimenticabile! Un vero onore vedere i miei lavori proiettati così splendidamente in una sede prestigiosissima come il cinema della Cineteca Nazionale. Sono quei momenti che ti ripagano per tutti gli anni di lotta e sacrifici e ti danno una nuova iniezione di energia ed entusiasmo per affrontare le nuove lotte e i nuovi sacrifici che attendono chiunque cerchi di fare un certo tipo di arte e, soprattutto, chiunque cerchi di mettere in piedi un film. Sono molto grato a Michele De Angelis e Simone Starace, fondatori della fantastica etichetta di distribuzione Shockproof, per aver distribuito Dark Waters in Italia in un’edizione impeccabile ed aver così suscitato un rinnovato interesse nel mio lavoro, che è poi culminato nella splendida serata retrospettiva che la Cineteca Nazionale mi ha dedicato.

D: E cosa puoi dirci invece della tua partecipazione ad Interiora, con tanto di mostra al Museo d’Arte Contemporanea di Roma, che ha messo in luce altri aspetti, paralleli a quelli cinematografici, della tua vena artistica?

Mariano Baino: Sono onoratissimo di aver avuto quest’opportunità di esibire i miei lavori in un prestigioso museo della capitale! Cominciamo col dire che, per me, non c’è una vera e propria distinzione tra tutte le forme d’espressione artistica. Fondamentalmente, mi piace creare realtà alternative: a volte uso il cinema, a volte il disegno, altre volte, come nel caso delle mie installazioni multimediali, unisco più discipline in un unico lavoro. Credo che la suddivisione e compartimentazione delle forme espressive e delle discipline artistiche sia un’invenzione relativamente moderna, che non beneficia certo gli artisti ma solo coloro che hanno interesse nel vendere l’arte come se fosse una merce qualunque. Il doversi identificare con una certa disciplina e doversi specializzare e limitare a “fare il regista” o “fare il pittore” è un modo per soggiogare l’arte e metterla al servizio dell’industria. Io cerco di rifuggire queste distinzioni artificiali e di usare tutte le forme d’espressione a mia disposizione. Per fortuna, ho esibito le mie opere in sedi prestigiose in Europa e negli Stati Uniti, affermandomi come artista multimediale a tutto tondo, e questo mi ha consentito una certa libertà d’espressione di cui sono molto grato. Sono stato gentilmente invitato a partecipare ad Interiora con una mostra e un’installazione al Museo D’Arte Contemporanea di Roma, dal titolo “Ars Infecta: The Art of Dark Waters”. La mostra intendeva espandere l’universo di Dark Waters, esibendo allo stesso tempo bozzetti e storyboards che avevo disegnato in preparazione per il film ma anche lavori nuovi di zecca che si collegavano all’universo del film.

D: Prima di parlare più dettagliatamente di Dark Waters, puoi dirci qualcosa su Caruncula, l’inquietante cortometraggio basato su un radicale ribaltamento di prospettive, che hai realizzato nel 1991 a Londra? E su come sia stato utile, in seguito, proprio per avviare la produzione dello stesso Dark Waters?

Mariano Baino: Ho fatto Caruncula pochi anni dopo essermi trasferito a Londra. Lavoravo in un cinema e, nel frattempo, pensavo a come fare un film. Il ribaltamento di prospettive era un’idea che avevo avuto sin dal liceo. Quando ho convinto i proprietari del cinema nel quale lavoravo a farmelo usare gratis per girarci un film, mi sono reso conto che avevo la location ideale per ambientare questa storia che avevo avuto in mente da un bel pezzo. Fortunatamente, Caruncula riscosse molto successo ai festival e tra i critici specializzati e non. A un festival in Siberia un produttore locale, Victor Zuev, vide Caruncula e se ne innamorò. Per una strana serie di circostanze, il montatore di Caruncula, Andy Bark, con cui stavo anche scrivendo la sceneggiatura di Dark Waters, era andato a questo festival in Siberia e incontrò Victor e gli disse del progetto che stavamo scrivendo; il produttore ci disse che, se eravamo disposti ad andare a girare il film in Russia, lui era disposto a produrlo e a finanziarlo quasi completamente! Inutile dirlo, cominciammo a fare le valigie quella sera stessa!

D: Riguardo a Dark Waters, quali sono le suggestioni cinematografie e letterarie, a partire naturalmente da Lovecraft, che ti hanno guidato maggiormente nella sua realizzazione?

Mariano Baino: Scoprii Lovecraft all’età di 14 anni, per puro caso. Guardando nella vetrina di un’edicola, fui colpito dalla copertina di un libro che si chiamava “La Casa delle Streghe” e decisi di comprarlo. Cominciai a leggerlo e fui affascinato dalla visione cosmica del soprannaturale e dall’atmosfera inquietante di quel racconto. Dark Waters non è un diretto adattamento di Lovecraft, ma ne è certamente influenzato per quanto riguarda le atmosfere malsane e l’esistenza di una creatura più antica dello stesso universo che aspetta pazientemente di risvegliarsi per distruggere il genere umano. Ma l’iconografia cattolica napoletana, cruenta e con toni quasi pagani, è stata, forse, un’influenza ancor più fondamentale. Dark Waters usa il soprannaturale per raccontare la storia di un “ritorno alle origini” difficile e combattuto. Il mio interesse era raccontare la difficoltà di dover accettare da dove vieni e chi sei “dentro”, dietro la facciata che tutti presentiamo al mondo. Alcuni critici hanno visto lo spirito di Bergman aleggiare all’interno di Dark Waters, altri hanno intravisto Tarkovskij. Sono accoppiamenti che mi lusingano ma non sono intenzionali. Noi tutti siamo la somma di tutto quello che abbiamo visto e sentito, sia in senso uditorio che in senso emotivo, ma il modo in cui il cervello di ognuno di noi assorbe queste influenze e le usa per partorire nuove creature è la cosa importante.

D: C’è un altro aspetto, in Dark Waters, che ci ha particolarmente colpito: l’ottimo utilizzo delle location. Si tratta di ambienti molto particolari da te scovati sia in Crimea che ad Odessa, dove sappiamo che con la troupe ti sei calato addirittura nelle famose Catacombe utilizzate anche dai partigiani sovietici durante la guerra. Cosa puoi dirci di tale esperienza?

Mariano Baino: Grazie mille. Sono contento che abbia colpito l’uso delle location, considerando che, a volte, abbiamo, letteralmente, rischiato la vita per girare in alcuni di quei posti. Girare nelle famigerate catacombe di Odessa era affascinante ma pericolosissimo e faticoso. Eravamo guidati da un ragazzo del posto conosciuto solo come “Rat Boy” (Ragazzo Ratto) che conosceva tutti i tunnel come se fossero casa sua. Il soffitto dei tunnel continuava a sgretolarsi mentre giravamo. A volte, trovavamo dei veri e propri macigni che erano caduti durante la notte e avevano distrutto parte del set, ma per fortuna non ci è mai caduto niente in testa! Ogni scena prevedeva centinaia di candele accese che ci hanno quasi asfissiati. Inoltre, io volevo usare le croci infuocate anche nei tunnel delle catacombe. Non avevo nessun idea che il modo di costruire le croci infuocate in Ucraina fosse avvolgere degli stracci imbevuti di petrolio attorno a delle rudimentali croci di legno e poi dargli fuoco! Come potete immaginare, non appena accendevamo le croci, i tunnel si riempivano di fumo nero e tossico! Riuscivamo a fare un’inquadratura per pochi secondi, poi dovevamo fermarci e uscire, aspettare per un paio d’ore che il fumo si dissipasse e l’aria diventasse di nuovo respirabile, discendere di nuovo nei sotterranei e ricominciare! Comunque, alla fine siamo riusciti a fare quello che dovevamo fare e non cambierei quell’esperienza per niente al mondo. Mi rendo conto, con il senno di poi, che è stato un privilegio avere accesso a quelle catacombe e girare in Ucraina a pochi anni dal collasso dell’Unione Sovietica. Abbiamo potuto osservare, e vivere, un periodo di transizione della storia in maniera unica ed indimenticabile.

D: Dopo Dark Waters hai tentato di realizzare qualcosa di simile sul suolo italiano o sei finito nuovamente a lavorare all’estero?

Mariano Baino: In verità, io me n’ero andato dall’Italia subito dopo il liceo e non avevo in programma di ritornarci. Quindi il fatto che, fino a due anni fa, quando poi ho cominciato ad esibire i miei disegni anche in Italia, non avessi mai lavorato qui non era un caso.

D: Nel 2004 hai realizzato un corto, Never Ever After, che nel citare altri archetipi come ad esempio Frankenstein ci ha ricordato molto, in quanto ad atmosfere e a ironia, gli episodi di Ai confini della realtà. Tu cosa puoi dirci a riguardo?

Mariano Baino: Ai confini della realtà è una delle più grandi serie televisive mai fatte, quindi sono felicissimo che Never Ever After sia riuscito a catturare un po’ dello spirito della serie. Ancora una volta, nonostante la confezione di genere, per me Never Ever After era un modo per usare il linguaggio della fantascienza e dell’orrore ai fini di esplorare un concetto reale e un’ossessione personale. Ho cercato di rispondere alla domanda “quale sarebbe l’unico modo per non preoccuparsi mai più di dover ingrassare?” Visivamente, il film è stato un’occasione ideale per sperimentare con nuove tecniche di montaggio e per rendere omaggio all’Espressionismo Tedesco del cinema muto.

D: Per finire, ci piacerebbe che ci dicessi qualcosa sull’ultimo corto da te realizzato, LADY M 5.1, e se hai già qualche altro progetto in lavorazione.

Mariano Baino: LADY M 5.1 è un adattamento in chiave sperimentale, con toni fantascientifici, dell’Atto 5, Scena 1 di Macbeth di William Shakespeare, con la grandissima attrice e artista Coralina Cataldi-Tassoni nel ruolo principale di Lady Macbeth, ruolo per il quale ha vinto il ‘Premio d’Eccellenza’ come Attrice Protagonista al ‘Best Shorts Competition’. Il cortometraggio è stato onorato con una sfarzosa prima mondiale al Mana Contemporary Museum, NJ, uno degli spazi dedicati all’arte contemporanea più importanti al mondo. Per l’occasione, io e Coralina abbiamo anche creato un’installazione multimediale che usava 8 proiettori e una costruzione alta 5 metri e 16 metri di diametro per calare gli spettatori nel surreale universo post-apocalittico in cui si ambienta LADY M 5.1 e “prepararli” alla visione del film. LADY M 5.1 ha inoltre debuttato in Italia con un’anteprima europea al Museo d’Arte Contemporanea di Roma, che rientra nell’ottica di liberare l’esibizione dei film dai confini delle sale dedicate e creare esperienze ibride in cui più discipline artistiche e più metodi di fruizione si possano fondere e complementare.

Riguardo i progetti in lavorazione, quest’anno ritorno al lungometraggio con ASTRID’S SAINTS, un mystery psicologico in bilico tra realtà e allucinazione, scritto a quattro mani con Coralina Cataldi-Tassoni che interpreterà anche il ruolo principale di Astrid. Io e Coralina abbiamo sviluppato il progetto con grande sacrificio personale ma è un progetto in cui crediamo fino in fondo e che vogliamo veder nascere a tutti i costi. Originariamente, intendevamo fare il film a New York, la città nella quale risiedo e dove Coralina è nata e tuttora vive, ma, incredibile ma vero, gireremo il film a Napoli!Dopo aver speso la maggior parte della mia vita lontano dall’Italia, non avrei mai creduto di tornare in Italia, tanto meno a Napoli, per fare un film ma ho dovuto ricredermi. Prima di tutto, ho scoperto che Napoli ha la miglior Film Commission al mondo! Grandissimi lavoratori con un entusiasmo inestinguibile e un’efficienza da far invidia alla stessa New York. Proprio Maurizio Gemma, l’eccezionale direttore della Film Commission Regione Campania, mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto rendere conto del patrimonio di risorse disponibile a Napoli e in Campania e del fermento creativo che in questo momento si avverte in maniera palpabile in città. Poi, sempre grazie a Maurizio, abbiamo incontrato un produttore veramente dinamico e visionario, Gaetano Di Vaio (Gomorra la serie, Per amor vostro) che si è innamorato del progetto e ha deciso di unirsi a noi, con la sua società di produzione Bronx Film, per farlo diventare realtà. A noi si è poi recentemente unito anche un altro lungimirante produttore, Dario Formisano della Eskimo Film, e adesso stiamo lavorando duro per cominciare le riprese entro la fine del 2018.

Stefano Coccia