Intervista a Jesus Garces Lambert

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La genesi del suo formidabile documentario su Caravaggio

Nel mese di marzo si sono aggiunte due date, il 27 e il 28, alla cavalcata trionfale del documentario Caravaggio – L’anima e il sangue nelle nostre sale. Quello che, a nostro avviso, è risultato finora uno dei migliori prodotti targati Cinema d’Arte Sky, sia per la qualità delle immagini che per il carattere personale e l’originalità dell’approccio registico, pare essere entrato con forza nel cuore del pubblico italiano. Nei giorni che hanno preceduto questa seconda uscita in sala abbiamo avuto modo di contattare l’autore del film, il messicano Jesus Garces Lambert, che in realtà avevamo già avuto il piacere di conoscere l’autunno scorso, in occasione di una mostra organizzata a Ferrara. Difatti molto interessanti si erano rivelati, per noi, sia il suo amore per la storia dell’arte che i suoi trascorsi cinematografici. Di questo e di molto altro ancora abbiamo parlato, quindi, nell’esclusiva intervista che siamo onorati ora di proporvi…

D: Cosa ti ha spinto a realizzare Caravaggio – L’anima e il sangue? E quanto tempo è stato necessario tra ricerche, riprese e montaggio, per portare a compimento un progetto tanto impegnativo, produttivamente parlando?
Jesus Garces Lambert: Fare un film per Cinema d’Arte Sky non è come fare un film qualsiasi, ha alcuni punti molto delicati, dobbiamo partire da una base scientifica solida per poter elaborare la sceneggiatura e la proposta di regia, perciò è stato un progetto molto intenso considerando che abbiamo avuto poco tempo a disposizione; in totale dalla prima riunione di regia che ho fatto con Cosetta Lagani, la Direttrice Creativa del progetto, alla proiezione del film nei cinema, sono passati solo 7 mesi. Ovviamente di lavoro molto intenso e non stop….

D: I documentari su figure importanti della storia dell’arte, Jesus, sono il tuo campo di ricerca abituale? E qual è stata la tua formazione cinematografica?
Jesus Garces Lambert: Dell’arte mi piace la capacità di raccontare storie universali e di far immergere lo spettatore in una dimensione diversa.
Sono nato a Città del Messico ed il primo viaggio in Europa l’ho fatto a 17 anni, da adolescente mi sono innamorato della storia dell’arte proprio con Caravaggio.
Qualche anno dopo quel viaggio ho iniziato lo studio di regia cinematografica nel CUEC, la più famosa scuola di cinema in Messico – dove hanno studiato Cuaròn e Lubezki-, lì ho avuto la possibilità di sperimentare diverse tipologie di linguaggio e di trovare una mia strada espressiva.
Dopo alcuni anni di lavoro negli Stati Uniti ho fatto una scelta di vita importante e che segnerà il mio destino: venire a vivere in Italia, 23 anni fa ormai.
Non conoscevo nessuno perciò ho dovuto iniziare dal basso: ho fatto il proiezionista, l’assistente alla regia per alcuni film commerciali, la regia di spettacoli teatrali e di videoarte fino a che non sono approdato al mondo del documentario.
Sono un regista eclettico, e nella mia filmografia troverai film completamente diversi tra di loro: dal documentario sulla Costa Concordia per il National Geographic fino a quello su Caravaggio. Per me è importante la forza della storia, non tanto i generi.

D: Dalla visione di Caravaggio – L’anima e il sangue, sembrerebbe che l’incontro coi vari studiosi e le ricerche effettuate sui documenti siano stati momenti piuttosto emozionanti. Ce lo puoi confermare e, al limite, ci diresti se c’è qualche ricordo cui ti senti particolarmente legato?
Jesus Garces Lambert: Ci sono stati due momenti particolarmente emozionanti per me: Ritrovarmi da solo davanti alla Vocazione di San Matteo nella chiesa di San Luigi dei Francesi. Stare a pochissimi centimetri di quel quadro che ha segnato in parte il mio destino posso dire sia stata quasi un’esperienza mistica.
Invece il secondo momento è stato quando dentro agli Archivi di Stato di Roma ho preso in mano gli atti processuali che parlavano di Caravaggio, interi faldoni del 1600 che ti raccontano dove stava il pittore, perché era stato fermato dalla gendarmeria, i suoi litigi, la sua descrizione, etc.
Per quanto riguarda gli storici dell’arte è stato fondamentale il rapporto con il professore Strinati poiché eravamo in comunicazione costante con lui, per controllare la veridicità di tutto quello di cui parlavamo. E il giorno dell’intervista ha rappresentato una sorpresa perché si è affidato completamente a me, mi ha permesso di guidarlo nelle intenzioni delle sue risposte con un lavoro quasi attoriale direi, cosa che risulta molto difficile quando lavori con personaggi del suo calibro, è stato un vero piacere collaborare con lui.

D: Una cosa che abbiamo apprezzato moltissimo, a livello registico, è il continuo passaggio, in una forma che ci è parsa sempre motivata e fluida, dalla visione d’insieme delle opere ai singoli dettagli, indagati con acume e soluzioni visive a volte sorprendenti. Come hai lavorato su questi elementi?
Jesus Garces Lambert: L’esperienza cinematografica è molto diversa da quella museale, per creare un racconto cinematografico devo assolutamente creare dei momenti di tensione, di distensione dove spesso l’immagine diventa racconto, uno strumento che ti trasporta dentro all’universo di Caravaggio. Raccontare ogni singola pennellata fatta dal Merisi va aldilà del pittorico, si converte in un elemento espressivo e narrativo fondamentale. Ma non tutti i quadri sono eguali, ognuno presenta delle caratteristiche diverse, Caravaggio ha nel dipingere un cambio di tecnica e di forma visibile man mano che la sua vita va avanti, quindi ho dovuto far sì che i movimenti di camera e l’illuminazione dei quadri crescesse insieme a lui.

D: Un altro aspetto che ci ha colpito in positivo, rispetto ad altri documentari sul mondo dell’arte, è la capacità di osare. Come hai avuto l’idea di affidare ad alcune performance artistiche, di grande impatto scenografico, il contrappunto emotivo alle opere e al pensiero di Caravaggio?
Jesus Garces Lambert: L’idea principale del film è quella di creare un racconto emotivo ed immersivo nel mondo di Caravaggio, e come farlo visto che si conosce cosi poco di lui? Creare una finzione attorno a scene mai esistite sarebbe stato un falso storico. Invece la cifra narrativa del film è quella evocativa, un ipotetico io narrante del pittore che ci apre le porte di un racconto non convenzionale fatto di evocazioni visive, di suggestioni sonore, un mondo più sensoriale che di narrazione, uno stato d’animo che aiuta lo spettatore a capire meglio il famoso pittore.

D: Per finire, pare che il fascino della figura e dei dipinti di Caravaggio, assieme al tuo approccio poco convenzionale, sia stato premiato anche al botteghino. Che ne pensi dell’accoglienza riservata al tuo lavoro dal pubblico italiano? E quali forme di circuitazione avrà ora il documentario?
Jesus Garces Lambert: L’accoglienza è stata fantastica, aldilà di qualsiasi aspettativa e questo dice molto chiaramente che l’arte non sia per pochi ma che se la si racconta in forma onesta, umana e soprattutto con un racconto avvincente, si viene premiati anche dal pubblico. Io sono andato in incognito ad alcune proiezioni ed è stato bellissimo perché alla fine del film è partito l’applauso – è stato molto emozionante -, ed i commenti alla fine della gente, mentre usciva della sala, erano bellissimi.
Ora il lungometraggio sarà distribuito per altri due giorni in Italia, il 27 ed il 28 marzo, poi sarà distribuito in più di 60 paesi, dall’Asia fino all’America Latina, inoltre è già stato selezionato in alcuni importanti festival in giro per il mondo.
Invece, per quanto riguarda la parte televisiva, sarà ovviamente mandato in onda dai Canali Sky

Stefano Coccia