Intervista a Federico Greco

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Il corto Nuit Americhèn sta spopolando in vari festival, italiani e stranieri

Durante il nostro blitz al TOHorror Film Fest ci ha fatto molto piacere ritrovare, tra i corti in concorso, un lavoro estremamente creativo che già conoscevamo al pari del suo autore, e cioè Federico Greco. Sia in qualità di docente presso scuole di cinema che come cineasta, Federico Greco ha continuato a portare avanti una ricerca personale, stimolante, aperta, sui diversi linguaggi della cultura audiovisiva. Uno dei primi incontri con tale poetica era avvenuto nel 2005 con Il mistero di Lovecraft – Road To L., spiazzante mockumentary su un ipotetico viaggio in Italia del celebre scrittore… e sulle sue conseguenze.
Già allora si poteva cogliere un rapporto col cinema di genere mai scontato, improntato semmai a una certa originalità. Nel corto che ci ha rimesso in contatto con la frizzante ma meditata ricerca estetica di Federico, Nuit Americhèn, è il topos della casa in cui si nasconde qualcosa di orribile, casa utilizzata incautamente da una giovane troupe per girare le scene di un film, a essere ripreso e ribaltato nel segno di una pungente ironia. L’impianto meta-cinematografico del corto è infatti il canovaccio, dove vengono esplicitati sia i presupposti di una gustosissima (e sanguinolenta al punto giusto) horror comedy, sia quel sottotesto che rimanda a una critica intelligente e sorniona del sistema produttivo cinematografico in Italia, preso a modello nelle sue componenti più marce. Da considerazioni come queste siamo partiti per ravvivare una conversazione con l’autore, di cui andrete a scoprire tra poco i contenuti.

D: All’ultima edizione del TOHorror, Federico, è passato un tuo corto che ci ha sorpreso per l’approccio intelligentemente ironico al genere, la freschezza del linguaggio cinematografico e l’inconsueta bravura degli interpreti. Puoi parlarci della genesi di Nuit Americhèn? E come hai fatto ad assemblare un cast così ricco di qualità?.

Federico Greco: Nuit Americhèn (https://www.facebook.com/NuitAmerichen) nacque in seguito al tentativo di realizzare un film a episodi insieme a Domiziano Cristopharo e altri registi della scena indipendente horror italiana, diversi anni fa.
In seguito si decise di proporre la sceneggiatura (che ho scritto insieme a Igor Maltagliati) al Mibact.
Attori così importanti erano fondamentali per una storia che apparentemente è una commedia nera leggera ma che in fondo vuole essere una riflessione sarcastica sullo stato del cinema italiano contemporaneo e in generale sulla crisi culturale ed economica degli ultimi 7 anni. Gianmarco Tognazzi e Regina Orioli, Fausto Sciarappa, Alberto Di Stasio e Francesco Scimemi… non saprei dire a chi di loro son più grato per aver accettato e compreso i rispettivi ruoli in un film/UFO nel banale, ripetitivo, provinciale panorama cinematografico italiano. Non credevo sarei riuscito facilmente a spiegar loro il progetto, e invece hanno accettato a occhi chiusi.
C’è speranza, forse, allora, per il cinema italiano. E la speranza arriva proprio dal cinema di genere (horror, thriller, western, fantascienza, realismo magico, soprannaturale, erotico…). Se riparte questo riparte tutto, come accadde negli anni ’70.

D: In questo tuo lavoro, oltre a relazionarti in modo divertito all’horror e alle sue deformazioni parodiche, sembri alludere in modo caustico a un certo stallo del cinema di casa nostra, alle difficoltà produttive che incontra e a fonti di ispirazione sempre più omologate. Sottotraccia c’è anche questo o è una lettura forzata?

Federico Greco: C’è, certo che c’è, e avremmo potuto e dovuto picchiare ancora più duro. Nuit Americhèn è una commedia piena di sangue, urla ed effetti speciali, ma lo stallo di cui giustamente parli è molto serio e non significa solo una regressione culturale e intellettuale senza precedenti, ma anche lavoro che scompare per migliaia di famiglie, tragedie e cancellazione del futuro. Quel poco lavoro che resta, infine, è gestito per la maggior parte da incompetenti raccomandati e/o figli di papà che lo usano come strumento per solleticare il proprio ego invece che farne un serio obiettivo creativo e professionale. Esattamente come Paolo, la cui iattanza Tognazzi interpreta perfettamente.

D: Come rilevato per altri tuoi lavori, anche Nuit Americhèn si porta dietro un’interessante riflessione sullo sguardo, sui generi, sul carattere rivelatore di certe operazioni metalinguistiche. A un certo punto, nel corto, si assiste persino all’ironica esplicitazione della divisione in scene, prevista per il contenuto metacinematografico del tuo racconto. Il tutto filtrato dal punto di vista dell’attrice, caduta in un tragico equivoco. Come ti relazioni a queste scelte espressive, nel tuo cinema? E ci sono autori del presente o del passato in cui scorgi una ricerca simile, da cui ti senti stimolato?

Federico Greco: Mel Brooks è uno dei registi che in qualche modo deve avermi stimolato, in qualche momento della mia formazione cinematografica, ma non mi ispiro direttamente a lui. Piuttosto, magari, a Mulholland Drive di Lynch. Regina Orioli nel mio Nuit Americhèn interpreta due ruoli: Diana e Betty. La donna che vuole fare l’attrice e l’attrice cagna nel film di Paolo (Tognazzi). Diana e Betty sono anche i nomi della protagonista di Mulholland Drive e del suo doppio onirico. Herzog è un altro mio punto di riferimento (e il suo The Wild Blue Yonder), e infatti il mio esordio nel lungometraggio è stato un “falso documentario” alla The Blair Witch Project. Amo molto usare il linguaggio cinematografico per riflettere sul cinema, forse anche perché insegno regia e scrittura da ormai più di 15 anni. Ma nel caso di Nuit Americhèn le fonti di ispirazione sono piuttosto i primi film di John Landis e il suo Un lupo mannaro americano a Londra, Joe Dante, Tobe Hooper (dal cui straordinario Poltergeist ho rubato quattro inquadrature). E Blake Edwards. Amo chi riesce a non prendersi sul serio, sono convinto che esprima un’intelligenza superiore.

D: Nei lavori cinematografici cui ti sei precedentemente dedicato è presente, tra le varie tracce, anche il mockumentary. Cosa puoi dirci a riguardo?

Federico Greco: Non poteva che essere quello il mio esordio, visto il mio interesse verso l’horror e il metacinema. Ma il mockumentary è anche un modo per costringere chi guarda a una riflessione che ritengo fondamentale oggi: cosa è vero e cosa è falso di tutto ciò che ci viene detto attraverso il filtro di un mezzo che è, ormai, molto facilmente falsificabile e che ha tutta la potenza di suggestione che siamo costretti a riconoscergli?
Inoltre, io non amo l’horror pornografico, il sangue e la violenza, a meno che non siano necessari allo sviluppo dell’azione. Preferisco quello che chiamo l’horror erotico, dove il non detto e il fuori campo sono padroni incontrastati del linguaggio. Quale strumento linguistico migliore del mockumentary allora, per me, visto che per mantenere la verosimiglianza mi costringe a mettere i mostri fuori campo e a lavorare quasi esclusivamente su ciò che accade nella mente dei personaggi? E non era esattamente questo ciò cui Lovecraft faceva maggiormente attenzione nei suoi racconti straordinariamente inquietanti e metafisici?

D: Vorresti dirci qualcosa, invece, sull’accoglienza che sta ricevendo Nuit Americhèn nei vari festival, non solo al TOHorror ma anche all’ambitissimo Screamfest di Los Angeles?

Federico Greco: A partire dalla sua anteprima mondiale al Noir In Festival di Courmayeur, passando per il RIFF, il Fantafestival, il ToHorror e Interiora, Nuit Americhèn sta dando a quelli che ci hanno lavorato seriamente (non tutti) delle soddisfazioni enormi. La stampa ha scritto cose lusinghiere, il pubblico appare sempre molto divertito e spaventato. Ma la soddisfazione maggiore è stata proprio la selezione nel più grande festival horror degli USA, denominato dalla stampa internazionale il Sundance dell’Horror. Lo Screamfest di Los Angeles si tiene al TLC Chinese Theatre di Hollywood, nel cuore di quel cinema che proprio Nuit Americhèn omaggia. Eravamo in competizione, oltre che con decine di lavori straordinariamente ben realizzati, con uno dei probabili corti futuri premio Oscar, The Landing, australiano.

D: E per finire, stai già progettando di girare qualcosa di nuovo?

Federico Greco: Sì ho diversi progetti in partenza oppure sul punto di non ritorno. Tra questi E.N.D. the Movie, un horror di zombie diretto a otto mani insieme a Domiziano Cristopharo, Luca Alessandro, Allegra Bernardoni, per il quale siamo in piena campagna di crowdfunding su Indiegogo (https://www.indiegogo.com/projects/e-n-d-the-movie-a-brand-new-zombie-flick) (https://www.facebook.com/E.N.D.theMovie) (https://twitter.com/ENDthemovie).
E poi, dopo il mio viaggio a Los Angeles per seguire il corto allo Screamfest, io e Igor Maltagliati ci concentreremo su un progetto che abbiamo scritto diverso tempo fa ma che solo il viaggio a Hollywood ha concretizzato: The Alighieri Project, un thriller-horror di respiro internazionale in lingua inglese.

Stefano Coccia