Intervista a Fabio de Caro

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Dal Salento Finibus Terrae Film Festival 2016 l’intervista al Malammore di “Gomorra – La Serie”

Lo abbiamo conosciuto grazie al personaggio di Malammore di Gomorra – La Serie, che lo vedrà protagonista anche nella terza stagione, le cui riprese inizieranno il prossimo Settembre, ma Fabio de Caro ha alle spalle una lunga gavetta ventennale tra cinema, tv e teatro. Come spesso accade arriva il ruolo che ti cambia la vita e la carriera – in un senso o nell’altro – ed è quello che è accaduto all’attore partenopeo, che abbiamo incontrato e intervistato a poche ore dalla serata finale in quel di Borgo Egnazia, lo scorso 29 luglio, della 14esima edizione del Salento Finibus Terrae Film Festival 2016, dove ha ricevuto il premio SAFITER.

D: Ci racconti il primo incontro con Stefano Sollima?
FdC: Con Sollima ci siamo incontrati per la prima volta sul set di A.C.A.B. dove io interpretavo una piccola parte. Lui rimase piacevolmente colpito e due anni dopo mi ha fatto chiamare per un provino per la serie di Gomorra. Ti devo confessare che quando l’ho rivisto non sapevo nemmeno se salutarlo, perché non ero convinto che si ricordasse di me, ma per fortuna si ricordava benissimo. Del resto, in una serie televisiva e non solo se arrivi a fare un provino direttamente con il regista, allora significa che ti stai giocando la possibilità di interpretare un ruolo importante, altrimenti a malapena ti trovi a farlo con qualche assistente. Quando vidi Sollima mi accorsi immediatamente che la posta in gioca era altissima. Se capisce che può arrivare a tirare fuori qualcosa di importante da te, allora è pronto ad aspettarti e a investire su di te, altrimenti ti manda subito a casa. Non a caso il mio provino duro circa 45 minuti e alla fine mi ricordo che ero distrutto. 

D: Su quali basi scegli un personaggio piuttosto che un altro?
FdC: Il regista è fondamentale al fine della scelta e prima di accettare un ruolo mi documento su chi me lo propone. Adesso, dopo Gomorra, tendo a prendere più in considerazione proposte di personaggi completamente diversi da quello che ho interpretato nelle due stagioni della serie tv.

D: A proposito di questo, non hai paura di rimanere ingabbiato in un certo tipo di ruolo?
FdC: Penso che questo sia un problema soprattutto italiano, che negli Stati Uniti ad esempio non esiste, perché hanno una mentalità più aperta che gli consente di andare oltre. Da noi, invece, ci sono moltissimi attori che sono rimasti ingabbiati in certi personaggi che magari hanno dato loro successi e riconoscimenti. Per quanto mi riguarda ho molta paura che possa accadere anche a me la stessa cosa, visto che il mio prossimo impegno lavorativo sarà proprio nella terza stagione di Gomorra, ma farò di tutto per impedire che il personaggio di Malammore prenda il sopravvento sull’attore Fabio de Caro. Per fare in modo che ciò non si verifichi mi affiderò a qualche regista giovane e di talento, oltre a mettermi a completa disposizione di progetti indipendenti anche low budget. Penso che lo sposare questo tipo di cinema, nel quale credo moltissimo, mi aiuterà a dimostrare al pubblico e agli addetti ai lavori che sono in grado di fare anche altro. Questo è un nodo cruciale, un passaggio necessario, altrimenti Malamore vincerà e io non voglio che ciò accada.

D: Quali pensi siano le aspettative del pubblico nei confronti della terza serie di Gomorra?
FdC: È chiaro che la qualità che dobbiamo mettere nella terza serie deve essere per forza di cose superiore per riuscire ad alzare il livello o quantomeno uguagliarlo. Gomorra vuoi o non vuoi ha tracciato un vero e proprio solco, mettendo seriamente in difficoltà i produttori, i registi, gli sceneggiatori e gli attori delle altre serie televisive nostrane. è inevitabile che sia diventata un metro di paragone e penso soprattutto al modo di girare certe scene. Ciò mi è stato più volte confermato dai colleghi che, ripensando alle scene d’azione presenti in Gomorra, sono costretti a impegnarsi ancora di più per reggere il confronto. Noi attori coinvolti siamo cresciuti moltissimo con il progredire della serie, ma i veri punti di forza dell’operazione sono gli sceneggiatori e i registi, tra cui Sollima. Sappiamo che l’aspettativa è molto alta, ma tutti noi la viviamo come uno stimolo a fare meglio, anche se siamo coscienti che sarà molto dura, visto che la seconda stagione in termini di ascolti ha doppiato la prima.

D: Qual è la prima cosa a cui hai pensato quando ti è stato affidato il personaggio di Malammore?
FdC: Sinceramente ho pensato subito alla mia carriera, al balzo che avrebbe potuto farmi fare dopo vent’anni e passa di gavetta. Con altrettanta sincerità devo dirti che non mi aspettavo un simile successo per la serie, soprattutto che venisse venduta in più di 140 Paesi in tutto il mondo. Penso ancora che sia stato un azzardo e un grande rischio per SKY, perché nel cast c’erano una trentina di attori semisconosciuti. Per quanto mi riguardo, ho pensato solo a fare bene il mio lavoro, aiutato dalla grandissima professionalità di Stefano Sollima, con il quale avevo già collaborato in A.C.A.B.. Lui ci ha fatto fare cose, come ad esempio portarci al poligono di tiro per insegnarci a sparare, che almeno in Italia non è pratica comune. Questo in nome della credibilità della messa in scena e per aiutarci a entrare ancora di più nei personaggi. In tal senso, Gomorra la definirei quasi una docu-fiction, perché ha anche qualcosa di documentaristico per quanto concerne la credibilità delle dinamiche e dei personaggi che le animano. Si usa l’immaginazione per raccontare cose vere; e questo fa ancora più paura allo spettatore.

D: Hai mai pensato che ciò che rappresentavate sullo schermo potesse in qualche modo spingere all’emulazione?
FdC: Faccio sempre affidamento sull’intelligenza delle persone, per cui non mi sono mai posto il problema dell’emulazione, da una parte perché ci sono problemi più seri da risolvere nella vita di tutti i giorni, dall’altra perché ho pensato sin dall’inizio a Gomorra come un prodotto di intrattenimento. Non è compito di una serie televisiva quello di educare il pubblico, ma alle famiglie e allo Stato. Noi facciamo intrattenimento. Qualcuno è addirittura arrivato ad attribuirci la colpa di aver ispirato specifici atti criminali. Una cosa veramente vergognosa, a maggior ragione se tali accuse vengono dalle Istituzioni. I politici devono fare il proprio lavoro e quando qualcuno di loro si permette di dire che le cose stanno peggiorando anche a causa della serie, allora sta facendo un’affermazione molto grave, oltre a dare una responsabilità a chi c’è dietro e davanti la macchina da presa che non gli appartiene.

D: Dove ti trovi più a tuo agio anche pensando alle possibilità che hai avuto sino a questo momento?
FdC: Nei film. Faccio la serialità televisiva perché mi ha dato popolarità e la possibilità di emergere finalmente dall’anonimato. Mi piacerebbe tornare a recitare nei film, in particolare sogno di lavorare in una bella commedia o in un dramma intenso e ben scritto. Registri e colori, questi, che ho potuto sperimentare solamente nei tanti cortometraggi ai quali ho preso parte.

D: Mi fai il nome di un collega che apprezzi particolarmente?
FdC: Detto che Pierfrancesco Favino è, a mio avviso, il migliore attore italiano del momento, ti cito un attore pugliese di nome Nicola Nocella che secondo me è davvero straordinario, che può arrivare a fare qualsiasi cosa.

D: Da spettatore, come vivi la situazione del mondo dell’audiovisivo italiano?
FdC: Da spettatore penso che il cinema italiano stia attraversando un periodo di forte crisi e che le serie televisive stiano diventando sempre più cinematografiche dal punto di vista della resa. Questo dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori. Ritengo che il cinema italiano dovrebbe rinnovarsi, perché ci sono troppi prodotti dozzinali e rarissime punte di diamante. Secondo me la vera commedia italiana è quella che fa Checco Zalone, perché è originale e geniale per quanto concerne il soggetto; e questo il pubblico lo ha capito e per questo lo adora. Ma non è un problema solo della commedia, ma del cinema italiano in generale, che ritengo sia peggiorato notevolmente. Per cui ci aggrappiamo con le unghie e con i denti per restare a galla a registi come Sorrentino e Tornatore, ma anche loro possono fare dei passi falsi. Abbiamo sicuramente delle forze da mettere in campo, come giovani e talentuosi registi alla Sydney Sibilia, ma gli va data la possibilità di esprimersi al meglio.

Francesco Del Grosso