Il tuo ex non muore mai

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Ma guarda un po’ ‘ste americane

Inganno con sorpresa. Partendo dal titolo (italiano) per arrivare alla sostanza del film. Il tuo ex non muore mai lascerebbe pensare ad una commedia sentimentale dai contenuti “simpaticamente” vendicativi. Errore. Trattasi invece di frenetica contaminazione tra generi, di una spy-action-comedy declinata in netta prevalenza al femminile. E la relativa – una volta preso atto della trama – novità sta nel fatto che tale tipo di lungometraggio sia diretto da una donna, Susanna Fogel, piuttosto che il solito shooter maschile in licenza premio ben remunerata.
Plot esilino anzichenò. Ma forse, nello specifico caso, ha importanza relativa. Audrey viene lasciata da Drew via sms e ci rimane parecchio male. Con l’amica Morgan medita vendetta. Non sa però che lo stesso Drew è un agente CIA impegnato in pericolosissime missioni internazionali. A causa di una documentazione, tramite chiavetta internet, lasciata in custodia inconsapevole di Audrey, le due ragazze verranno risucchiate in un vortice d’azione e pericolo che le condurrà dagli Stati Uniti in varie città europee, in compagnia di un altro super-agente, stavolta britannico, Sebastian.
Tutto qua. In tutta evidenza Il tuo ex non muore mai fa affidamento su altri fattori, nel cercare la benevolenza dello spettatore. In primo luogo sull’alchimia di coppia tra le protagoniste, la riflessiva Mila Kunis (Audrey) e la più istintiva Kate McKinnon (Morgan). Sintesi che funzione benone soprattutto per merito della seconda, personalità davvero trascinante proveniente dall’inconfondibile nonché immarcescibile scuola del Saturday Night Live e già ammirata nella versione in gonnella del Ghostbusters di Paul Feig, in cui dava di gran lunga luogo alla performance attoriale migliore del gruppo. Se questo quadro descrittivo non ricorda nulla o siete giovani, oppure avete poca memoria. Spie come noi (1985) di John Landis è infatti il punto di riferimento cinefilo preso dalla Fogel, con l’accoppiata Kunis/McKinnon a ricalcare più o meno fedelmente, in fatto di caratterizzazione, quella composta da Dan Aykroyd e Chevy Chase. Ovviamente con più azione e meno satira a trecentosessanta gradi rispetto al predecessore, anche per rimanere al passo con i tempi. Poi l’auto-ironia, sia pure a corrente piuttosto alternata. La Fogel sceneggiatrice – per l’occasione in coppia con David Iserson – non si tira affatto indietro nello sfottere apertamente l’american way of life, soprattutto nelle parentesi europee (Vienna, Parigi) che puntellano le rocambolesche avventure delle due fanciulle. A rimembrare, ancora per i più maturi, le dissacranti peripezie della famiglia Griswald nel corso di National Lampoon’s European Vacation (non a caso sempre datato 1985) di Amy Heckerling, diretta filiazione, come ogni altro film della saga, del Saturday Night Live. Insomma, non sarebbe per nulla azzardato riflettere sulla possibile chiusura di un ipotetico cerchio.
Superfluo aggiungere, arrivati a questo punto, che il film diverte abbastanza, pur tra alti e bassi, colpi d’ala e improvvise cadute di ritmo e di gusto. I maschietti (Justin Theroux e il sorprendente Sam Heughan) svolgono la loro parte con disciplina e la regia di Susanne Fogel – pedigree televisivo ma mano sicura, nonostante sia solamente al secondo lungometraggio dopo la commedia romantica Life Partners (2014) – asseconda con un certo stile i gusti del pubblico contemporaneo. Per il resto impossibile anche solo cominciare a discettare su nuove frontiere femministe dei (sotto)generi qui affrontati; eppure non si può che accogliere con una malcelata soddisfazione l’agognata parità dei sessi in quell’aurea mediocritas in cui naviga tutto il cinema commerciale americano 2.1. Proprio per tali motivi ci si può tranquillamente accontentare del genuino intrattenimento proposto da The Spy Who Dumped Me (cioè La spia che mi ha scaricato). Un titolo originale che, come spesso capita, rappresenta già una dichiarazione d’intenti piuttosto inattaccabile.

Daniele De Angelis