Il complicato mondo di Nathalie

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Sbattendo contro la vita

Anche se la titolazione italiana lo richiama abbastanza furbescamente, Il complicato mondo di Nathalie non è, lapalissianamente parlando, Il favoloso mondo di Amélie (2001), popolarissimo lungometraggio a firma Jean-Pierre Jeunet. In realtà sempre di cinema francese si tratta, con l’ambizione di ritrarre i contorni esistenziali del personaggio principale, ancora una volta femminile. Ma le possibili similitudini si fermano qui. Anche perché è il titolo originale della pellicola diretta dai fratelli David e Stéphan Foenkinos a chiarire come stanno realmente le cose: Jalouse (Gelosa) è un viaggio interiore nell’universo di una donna di mezza età che, a causa di un’errata percezione di prospettiva, vede franare la realtà attorno a sé. Entra in crisi e tutto le sembra diventare improvvisamente ostile. E la gelosia verso chiunque, per l’appunto, comincia a corroderla dall’interno. Verso la gioventù della bellissima figlia, ballerina classica slanciata e aggraziata. Nei confronti dell’ex marito, “reo” – sai che novità – di essersi sentimentalmente accasato con una donna più giovane. Oppure per la migliore amica, della sua vita piena d’amore e amicizie. E ancora dell’idillio romantico che sembrano vivere i vicini di casa, coppia ancora giovane e apparentemente perfetta. La classica situazione, insomma, da cui pare difficile uscire, anche perché auto-generatasi nella mente della protagonista. Impersonando la quale, finalmente, la brava e ancora molto piacente Karin Viard assurge ad uno dei pochi ruoli da mattatrice assoluta di una carriera trascorsa in prevalenza a recitare come caratterista di lusso specializzata nella parte di “moglie di qualcuno”.
Da parte loro i fratelli Foenkinos – anche sceneggiatori – fanno veramente poco per tradire l’origine tipicamente transalpina del loro lungometraggio. Affettuoso quanto basta nel seguire da vicino la condizione in calando di Nathalie Pécheux – questo il nome del personaggio principale – insegnante di lettere in un liceo, la coppia registica confeziona sì un’opera parlata sino ai limiti della prolissità (e per questo motivo da vedere, ove possibile, in lingua originale) ma anche densa di scelte decisamente controcorrente in grado di renderla qualcosa di differente da un mero prodotto commerciale. La cattiveria acquisita da Nathalie verso il prossimo si fa tangibile materializzandosi in scatti d’ira incontrollati – persino verso l’uomo che dimostra un certo affetto nei suoi confronti – nonché azioni degne di approfondimento freudiano come il tentato, involontario (?), avvelenamento da cibo perpetrato ai danni della figlia. Sommovimenti narrativi che rendono la visione de Il complicato mondo di Nathalie discretamente piacevole e interessante.
Un finale sin troppo prevedibile e tirato per le lunghe, a seguito di un catartico incontro con la morte, inficia un po’ il risultato complessivo ma non tanto da rendere negativo il giudizio su un film capace di compenetrarsi con sufficiente abilità nella psiche femminile. Fattore quest’ultimo discretamente sorprendente, vista la natura maschile dei due registi; ma anche ulteriore dimostrazione di come la sensibilità non possa essere considerata prerogativa esclusiva di un sesso oppure di un altro. O magari altri, per essere maggiormente precisi.

Daniele De Angelis