Hellboy

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4.0 Awesome
  • voto 4

Il demone è tornato

Undici anni dopo l’uscita al cinema di Hellboy – The Golden Army, secondo e conclusivo capitolo della doppietta di film diretti dal regista premio Oscar Guillermo Del Toro, il demone conosciuto come Hellboy torna al cinema. Lo fa con un film diretto dall’inglese Neil Marshall, autore di alcune pellicole interessanti quali Centurion e Doomsday – Il giorno del giudizio. Oltre al subentrato regista, anche il volto del ragazzone rosso è cambiato. Ron Perlman – che era stato superlativo nei due capitoli diretti da Del Toro – ha lasciato l’incombenza a David Harbour, fresco ormai del successo nella serie fantascientifica targata Netflix Stranger Things, ma evidentemente troppo acerbo per calarsi in un ruolo così pesante. Nonostante i buoni propositi, il cambio di personalità è troppo repentino ed evidente e il nuovo Hellboy risulta essere lento e macchinoso – quasi goffo – rispetto al suo antecedente. A questa goffaggine, si unisce anche una sceneggiatura che lo spoglia totalmente dell’humour, che era evidentissimo nel personaggio interpretato dal suo predecessore, capace di renderlo ironico e consentendogli in tal modo di far sbellicare il pubblico dalle risate nei primi due capitoli. Harbour non solo non riesce a cogliere l’eredità lasciatagli dal newyorkese, smembrando così un personaggio piuttosto amato dal pubblico nerd – molto esigente in questi frangenti – ma risulta totalmente fuori posto; e non è l’unica nota stonata del film. Anche i personaggi ideati per dare supporto al protagonista, risultano piatti e di scarso interesse. Sia Sasha Lane che Daniel Dae Kim, entrambi attori di eccezionale talento, non superano la soglia della sufficienza con i loro personaggi che, piuttosto che aiutare il protagonista, fungono più da cani da guardia onde a evitare che il demone si scateni nella sua totale devastazione. Cosa che invece vorrebbe la strega di sangue Nimue (con il volto di Milla Jovovich), la quale risulta forse l’unico personaggio che si sposa perfettamente con l’attrice che le presta le sembianze. Ma anche il villain interpretato dall’attrice di origine serba, è destinata a non lasciare nessun terrificante ricordo nelle menti di chi siederà in sala per vedere la pellicola. Nimue è la classica antagonista già sconfitta in un passato remoto pronta a tornare in cerca di vendetta; un cliché che abbiamo visto fino alla noia che tende a farla diventare un personaggio pietoso, giustificando la sua cattiveria con un sentimento d’amore. Una situazione al limite del paradossale. A risentire del tutto è, purtroppo, anche Ian McShane. L’attore celebre per la serie American Gods e per la trilogia di John Wick, in questa occasione si ritrova a fare da padre e da mentore al demone rosso, tentando di renderlo un personaggio affabile e amabile allo stesso tempo. Ma come per i suoi colleghi di set, anch’egli finisce per risultare un personaggio assolutamente mediocre; problematiche dovute anche alla pessima sceneggiatura scritta da Andrew Cosby. Come già citato in precedenza, l’Hellboy creato e sceneggiato da Del Toro era investigatore del paranormale ma era anche capace di far ridere il pubblico che acclamò comunque i due capitoli precedenti. Il film di Marshall è circoscritto a dei dialoghi con qualche espressione trash, che non contengono nemmeno un quid di filosofico, senza lasciare alcuna morale o insegnamento né al pubblico in sala né tanto meno al personaggio stesso. In sostanza, questo reboot di Hellboy fallisce sotto ogni aspetto possibile e consegna al genere action fumettistico un film di pessima qualità e di scarsissimo valore, in cui qualche spruzzo di sangue, causato dall’uccisione di civili innocenti in quel di Londra in una scena del film, ti lascia con un profondo senso di disgusto che riassume le oltre due ore di durata.

Stefano Berardo