Fuecu e Cirasi

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

La resa dei conti

Lo abbiamo conosciuto come l’agguerrito e arcigno creatore nonché direttore artistico di kermesse come il Salento Finibus Terrae e il Prato Film Festival (delle quali la nostra rivista è stata più volte media partner), ma Romeo Conte nell’arco della carriera ha fatto della versatilità e della molteplicità delle vesti il proprio marchio di fabbrica. Tra queste c’è quella del regista, anch’essa esplorata a 360° e con la medesima determinazione, indipendentemente dai linguaggi, dai generi e dai formati (spot, cortometraggi, documentari, sfilate di moda) affrontati di volta in volta. Ma si sa che per un regista il richiamo della macchina da presa è quasi come una “droga”, una tentazione fortissima che assomiglia al mitologico richiamo della sirena. Per il cineasta pugliese, già autore di cortometraggi come La crepa e Il calabrone, è arrivato finalmente il momento di tornare a confrontarsi con una produzione della breve distanza.
L’occasione risponde al titolo di Fuecu e Cirasi, che adatta sullo schermo una storia realmente accaduta quarant’anni fa, che percorre i luoghi e la terra dell’infanzia dell’autore. Un Dna narrativo e drammaturgico, ma anche un sapore e un odore rievocativo che riaffiorano fotogramma dopo fotogramma nel corso della timeline, per poi emergere prepotentemente tanto nello script quanto nella sua messa in quadro. Il tutto confermato ulteriormente dalle note di regia che ne accompagnano la diffusione: “Fuecu (fuoco) è lo stato d’animo tipico adolescenziale, la cui fiamma rimane sempre accesa anche quando diventiamo adulti. La metafora delle Cirasi (ciliegie) ricorda il frutto che matura in un preciso periodo dell’anno e che, gustandolo, ci fa assaporare quel successo che spesso tarda ad arrivare“.
Il cortometraggio racconta del ritorno al proprio paese di origine di Giacinto, intenzionato a incontrare la famiglia della fidanzata Lena. I luoghi e l’incontro con il padre di lei riporteranno alla mente suo fratello Mino e un tragico evento accaduto tanti anni prima. Giacinto troverà le risposte a tanti anni di dolore e pareggerà i conti. La lettura della sinossi suggerisce tutta una serie di elementi che ritroveremo puntualmente nell’arco della fruizione. Elementi, questi, che daranno forma e soprattutto sostanza a un’opera capace in soli 15 minuti di accarezzare e schiaffeggiare il cuore dello spettatore di turno. Quest’ultimo si troverà a fare i conti con un ventaglio di emozioni che sfilano sullo schermo in modalità randonomica, andando di pari passo con il susseguirsi dei drammatici eventi e degli stati d’animo del protagonista. In tal senso, lo script di Fuecu e Cirasi si basa su uno svelamento graduale della verità, reso attraverso una serie di incastri spazio-temporali che acquistano le sembianze dei tasselli di un mosaico audiovisivo. La narrazione si compone sotto gli occhi del fruitore mano a mano che i ricordi riaffiorano nella mente di Giacinto, implodendo sullo schermo. Frammenti di passato si mescolano con il presente, con i due piani temporali che viaggiano in parallelo per poi intrecciarsi in maniera fatale. Una volta che tutti i tasselli avranno preso il loro posto nello scacchiere narrativo, in coincidenza dell’intensa ed emotivamente forte resa dei conti finale, allora solo allora il suddetto mosaico avrà finalmente rivelato il quadro completo, scrivendo la parola fine. E’ il passato che torna prepotentemente a bussare alla porta e il prezzo da pagare sarà molto alto per tutti.
Con questo modus operandi, che riporta alla mente l’esordio alla regia di Gianclaudio Cappai dal titolo Senza lasciare traccia, l’autore mette insieme i pezzi uno alla volta, restituendo sullo schermo un flusso di parole, suoni, immagini e silenzi. Il risultato è un revenge movie che lascia il segno, chiamando in causa l’immaginario western (bellissime location scovate nell’alto Salento e meravigliosi timelapse) e le poetiche corse nel grano di Io non ho paura nella sua messa in quadro. Merito di una regia eclettica che non si fa mancare nulla (droni, dolly, slide, carrelli e steadycam), ben supportata da musiche, fotografia e montaggio, di grandissimo impatto, con le interpretazioni di Nicola Nocella, Giorgio Colangeli e Valentina Corti, a chiudere alla perfezione il cerchio.

Francesco Del Grosso