Formentera Lady

0
6.0 Awesome
  • voto 6

Anche per gli hippies i tempi sono cambiati

L’evocativo titolo della pellicola proviene direttamente dall’omonima canzone scritta da Peter Sinfield e Robert Fripp, prima traccia dell’album “Islands” (1971), terzo LP del gruppo britannico dei King Crimson. Il suadente titolo della canzone e il testo del brano, erano stati ispirati dalla visita a Formentera, piccola isola spagnola facente parte dell’arcipelago delle Baleari, che alla fine degli anni Sessanta era assidua meta di molti hippies e differenti gruppi musicali che cercavano spunti creativi in quel paradiso (anche i Pink Floyd fecero una capatina). Già, perché in quel lontanissimo periodo – utopico –, l’isolotto era ancora incontaminato dal progresso e dal becero turismo odierno, e i figli di fiori potevano vivere in pace e armonia. In Formentera Lady di Pau Durà, il vecchio protagonista Samuel (José Sacristán) è uno di quegli hippy che arrivò sull’isola proprio per vivere in pace, lontano dal mondo che stava cambiando (e in Spagna vigeva ancora il franchismo). Se all’inizio viveva in quell’arcadia insieme alla moglie e alla piccola figlia, successivamente è rimasto solo in quel lembo di terra, cercando di vivere testardamente in quel mondo immaginato, ma che nella realtà stava cambiando.

Il valenziano Pau Durà, al suo primo lungometraggio dopo una manciata di cortometraggi e soprattutto una cospicua carriera d’attore (tra le molte interpretazioni c’è quella nello “scandaloso” Krámpack), imposta questa commedia proprio sulla tardiva entrata nel mondo reale del vecchio Samuel. Questo personaggio è un esempio di quanti hippies, seppure mossi da lodevoli intenti, vivono in un mondo tutto loro, fatto di battaglie perse e, soprattutto, inclini a un certo individualismo che rasenta il menefreghismo verso il prossimo (il nipote deve sottostare alle leggi casalinghe del nonno). L’arrivo del bambino segna nella vita di Samuel un cambiamento, che lo costringe ad aprire gli occhi (alla fine scoprirà anche la triste verità della figlia lontana). In questo senso la storia è un “romanzo di formazione” per la terza età, essendo Samuel un anziano rimasto però adolescente nella sua testardaggine (ed edonismo hippy). Essendo in pratica un “esordio”, e scrivendo anche la sceneggiatura, nonché interpretando un “cameo” nella parte di un personaggio che è appena divenuto padre di un bambino (ruolo chiave, perché illumina definitivamente il degente Samuel a fare il nonno/padre), Pau Durà con questa commedia rischia molto. Certamente il risultato finale è un poco sotto le attese, non essendo mai veramente accattivante (neanche la breve scena dei nudisti, rappresentanti del nuovo turismo a Formentera, non è così ferina) però gli va dato atto di non esagerare con il sentimentalismo (l’incontro finale tra Samuel e la figlia è ben trattenuto), che in questo genere di pellicole fa sempre capolino. L’attore José Sacristán funziona bene nel ruolo di nonno hippy, e un pubblico cinefilo di buona memoria può ricordarselo in piccoli ruoli in tre pellicole italiane del 1979: L’ingorgo di Luigi Comencini, Letti selvaggi di Luigi Zampa e Ogro di Gillo Pontecorvo.

Roberto Baldassarre