Fantasticherie di un passeggiatore solitario

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

La magia dell’incompiuto

Lo abbiamo intercettato una prima volta al Future Film Festival. Lo abbiamo rivisto volentieri in occasione della sua anteprima romana. E non è affatto escluso che si approfitti dell’occasione offerta dalla sua distribuzione in sala, targata Mediaplex, per degnarlo a breve di una terza visione, visto che Fantasticherie di un passeggiatore solitario è un oggetto cinematografico così anomalo, affascinante e bizzarro, nel panorama del cinema italiano, da lasciare sempre incantato lo sguardo.

Come in un estroso, originale gioco di scatole cinesi, il rinvenimento nel presente di un testo rimasto incompiuto è per l’autore Paolo Gaudio il pretesto di una ricognizione di mondi fantastici, legati alle precedenti apparizioni del libro. Sono due giovani un po’ fuori dal comune ed entrambi con alle spalle un passato difficile, Theo (Lorenzo Monaco) e Chloe (Nicoletta Cefaly), coloro ai quali vien concesso di vivere quella straordinaria avventura, suggerita loro quale corollario delle “fantasticherie” riportate nel misterioso manoscritto (ed è un’opera incompiuta del grande Jean-Jacques Rousseau ad aver fornito, in parte, l’ispirazione).
Tutto ciò mentre lo spettatore può assistere alla genesi dello stesso, grazie al frammento di passato che vede protagonista il suo artefice Jean Jacque Renou (un sorprendente, magnetico Luca Lionello), spinto a infondere vita alle proprie fantasie da un dolore non meno profondo, in un contesto nel quale apparizioni, riti magici, alchimia, sostanze inebrianti e inquietanti creature rendono meravigliosamente sinistra l’atmosfera dello studio, quasi un antro, in cui lo scrittore si è volutamente recluso.
Altrettanto stravagante ci appare la moderna bottega in cui Edgar, istrionico figuro reso con grande personalità da Domiziano Cristopharo (qui attore, ma in quanto film-maker valido punto di riferimento, a sua volta, per il cinema di genere italiano), continua a custodire le varie “mirabilia” collezionate in vita dal padre, altro personaggio che in un tempo non troppo lontano aveva avuto a che fare col libro.

Ma poi ci sono loro! Le fantasticherie stesse. Racconti favolistici brevi, enigmatici e surreali che prendono corpo dalle pagine del libro, resi da Paolo Gaudio con un tocco alla Tim Burton che ne esalta quelle capacità di animatore, cui piace operare con la stop motion per infondere un mood coerente e omogeneo alle proprie visioni. Ed è questo un dono che avevamo colto, allo stadio embrionale, nel corto da lui diretto per il film collettivo P.O.E. Poetry of Eerie (2011), ovvero The Black Cat segment, ispirato per l’appunto al racconto di Edgar Allan Poe Il gatto nero.
Questo suo nuovo e più esteso lavoro rappresenta però uno stadio successivo, nella maturazione del peraltro giovane regista: in Fantasticherie di un passeggiatore solitario il buon Gaudio ha dimostrato una notevole dimestichezza nel passare dalle scene live action all’uso di svariate tecniche d’animazione, con un occhio ai grandi artigiani di una volta. Significativo è poi l’aver introdotto differenti tonalità fotografiche, per le quali è d’uopo ringraziare anche Sandro Magliano, a seconda dei segmenti di cui si compone una così articolata narrazione: più smorte e convenzionali le scene dove si esprime la quotidianità meno attraente, con cui la coppia di protagonisti deve pur confrontarsi in un presente scialbo, decisamente più vivaci i cromatismi che introducono alle molteplici esperienze fantastiche, rappresentate al giorno d’oggi ma anche e soprattutto nel passato. Come a sottolineare la liminalità dei diversi mondi, nonché i passaggi necessari ad attraversarli.

Stefano Coccia