Famiglia allargata

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Alla Tour Eiffel nessuno resiste

Parigi, si sa, è sempre Parigi. Nessun’altra città può eguagliare la Ville Lumière, in quanto Capitale dell’Amore e location prediletta da ogni coppia di innamorati. Se poi, come ulteriore location, abbiamo un grazioso appartamento con tanto di balcone con vista sulla Tour Eiffel, gli elementi per far sì che nasca un nuovo amore ci sono tutti. Neanche gli scapoli più incalliti potranno resistervi. Lo sa bene, a tal proposito, Antoine, protagonista della commedia Famiglia allargata, opera prima del regista francese Emmanuel Gillibert, il quale, forte degli elementi sopramenzionati, ha voluto mettere in scena la crescita e i cambiamenti interiori di un immaturo quarantenne, tutto dedito alla bella vita, alle feste con gli amici e a numerosi flirt. Le cose, tuttavia, sembrano cambiare nel momento in cui l’uomo – in seguito alla partenza del coinquilino – sarà costretto a subaffittare il suo appartamento. La nuova affittuaria sarà la giovane e affascinante Jeanne. Antoine, ovviamente, si mostrerà fin da subito assai soddisfatto del nuovo arrivo. Fino al momento in cui non piomberanno a casa sua due chiassosi bambini, figli della donna, che vivranno insieme ai due.

Siamo d’accordo: date le iniziali premesse, facilmente si può immaginare l’epilogo della storia. Verissimo. Eppure, fino a prova contraria, l’importante non sempre è il cosa, ma anche il come qualcosa viene messo in scena. Inutile dire che, quindi, le aspettative nei confronti di un lavoro come Famiglia allargata si fanno assai alte. Eppure, malgrado la freschezza del progetto e le indubbiamente buone intenzioni iniziali, questa opera prima di Gillibert il cosiddetto volo non riesce proprio a spiccarlo. Colpa di una sceneggiatura eccessivamente prevedibile, così come di non poche forzature che finiscono inevitabilmente per far perdere di credibilità all’intero lungometraggio (vedi, ad esempio, il cambiamento interiore dello stesso Antoine – eccessivamente repentino – così come l’assenza di passaggi fondamentali riguardanti la storia d’amore tra lui e Jeanne o la caratterizzazione decisamente raffazzonata di determinati personaggi).
Il risultato finale è un prodotto sì complessivamente gradevole, ma anche eccessivamente piatto, dove, però, più che dignitosamente riescono a farsi notare interpreti come Arnaud Ducret (nel ruolo di Antoine) e, soprattutto, Louise Bourgoign (Jeanne), bellezza particolare e per nulla stereotipata, con un lungo collo alla Modigliani, sulla quale lo stesso regista sembra aver puntato parecchio (è con lei, infatti, che ha già girato i suoi primi cortometraggi, tra cui il corto a cui lo stesso Famiglia allargata si è ispirato) e che non ha mancato di valorizzare con le più raffinate inquadrature.
Peccato, dunque, che, malgrado chicche del genere, Famiglia allargata finisca inevitabilmente per confondersi all’interno di quella miriade di commedia che un paese come la Francia sforna ogni anno e delle quali solo un numero esiguo riesce a restare impresso nella memoria. Sulla piega che prenderà, dunque, la filmografia di Gillibert, ancora non ci si può pronunciare. Eppure, basterebbe solo un po’ più di coraggio di osare per riuscire a dar vita a qualcosa di davvero interessante. Affermazione, questa, troppo ottimista? Può darsi. Solo il tempo, di fatto, potrà darci una risposta in merito.

Marina Pavido