Estate 1993

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8.0 Awesome
  • voto 8

Un’estate da ricordare

Il tempo di una stagione può diventare un momento cristallizzato nella memoria come l’attimo che segna il passaggio, la trasformazione, il cambiamento per sempre della vita di una persona. Il Primo lungometraggio diretto dalla catalana Carla Simón e presentato durante CinemaSpagna 2018, Estate 1993 (traduzione fedele dell’originale Estiu 1993), segue la trasformazione della vita di una bambina, attraverso un classico racconto di formazione. Un film duro e allo stesso tempo carico di dolcezza, acclamato come film rivelazione in Spagna che l’ha scelto per rappresentarla agli Oscar.
Estiu 1993 racconta la storia di Frida, una bambina di sei anni che rimane orfana di madre, dopo aver già perso tempo prima il padre a causa dell’HIV, il male che in quegli anni metteva paura e verso il quale c’erano molti pregiudizi. Coccolata, viziata e iperprotetta dai nonni, Frida, per volere della madre, viene affidata allo zio Esteve e a sua moglie Marga che hanno una figlia di tre anni, Anna. La nuova famiglia si trasferisce in campagna e per Frida inizia una lunga estate durante la quale deve accettare di affrontare il dolore della perdita della madre e abituarsi al nuovo mondo lontano dai nonni e dalla sua vecchia casa.
Frida si mostra dolce, triste e bisognosa d’affetto ma anche arrabbiata, crudele e volutamente cattiva: colpisce per proteggersi. Quello di Frida è un ritratto duro e realistico di una bambina ferita: non ci sono artifici nei gesti quotidiani, né nei dialoghi scritti dalla Simón. Frida cerca attenzione, il suo disagio nel trovarsi in una situazione non ovattata e protetta, la fa assumere un atteggiamento di sfida e vendetta. Ne è un esempio il rifiuto da parte di Frida di allacciarsi le scarpe da sola: quando i nonni adottivi la vanno a trovare, mentre sta giocando su un albero, Marga le dice di allacciarsi le scarpe e Frida con sguardo di sfida e di soddisfazione porge il piede verso il nonno che non esita ad allacciarle subito le scarpe. Piccoli gesti e piccole reazioni che compongono il puzzle della crescita e della consapevolezza, troppo anticipate, di Frida.
La Simón entra con delicatezza in ogni aspetto della costruzione della nuova famiglia tra amore e conflitto. Il fulcro di questo incontro/scontro necessario per la creazione del nuovo nucleo è il rapporto tra Frida e Anna fatto di gioco, di divertimento, di dolore, di vendetta, di dolcezza, di comprensione e di gelosia. Un intricato intreccio emotivo che la Simón riesce a far emergere e svolgere con una naturalezza estrema: Frida espone le sue bambole davanti alla cugina facendole promettere che non le toccherà mai, però durante un tentativo di fuga, ne lascia una ad Anna, sua rivale, sua unica amica e sua complice allo stesso tempo. Tutto è evidenziato dall’attenzione meticolosa posta dalla regista ai movimenti, ai gesti, agli sguardi e alle espressioni di Anna e Frida che si trovano ad avere in modo naturale un rapporto tra sorelle, ognuna con la sua saponetta per non litigare durante il bagno: Anna imita Frida, come tutte le sorelle minori, mentre Frida comanda nei giochi, come spesso fanno le sorelle maggiori. Estiu 1993 è un concentrato di sentimenti contrastanti che a volte lacera e il tormento di Frida, diventa ancor più forte quando alla fine una didascalia svela le radici autobiografiche del film.
Frida si muove tra la natura selvaggia che nel corso del film si trasforma e diventa luogo di gioco e divertimento, un labirinto fitto e spaventoso nel quale lasciare la sorellina e luogo mistico che ospita il regno di una religione mista a credenze popolari. In Estiu 1993 tutto scorre lento e ardente come l’estate e Frida, circondata da una campagna selvaggia, attraversa il passaggio verso la sua nuova vita, e l’estate del 1993 sarà per sempre simbolo di morte e di rinascita.

Alice Casalini