Esseri di stelle

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Il desiderio e le stelle cadenti

Presentato qualche settimana prima (oltre che in tante altre rassegne nazionali e internazionali) al Giffoni Film Festival e riproposto ora alla 74° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, dove figurava in concorso nella sezione dei giovani autori italiani, Esseri di stelle rivela non pochi punti di contatto con Sex Cowboys, miglior lungometraggio italiano del Rome Independent Film Festival (R.I.F.F.) 2016. A partire dalla poetica dei corpi, da quella nudità senza troppi filtri che oltre alla sfera sessuale sembra esplicitarne, in parallelo, diverse altre.

I corpi sono quelli di Nataly Beck’s e Filippo Quintini. Ancora più magri, per l’occasione. Perché in un corto come Esseri di stelle è l’anoressia il filo conduttore. Ma non stiamo parlando né di una pubblicità progresso né di un breve sermone cinematografico sull’argomento. Quello che fa Adriano Giotti è cinema puro. Realizzato col cuore e seguendo al contempo idee ben precise.
Nel cortometraggio in questione la videocamera accompagna con estrema naturalezza il continuo cercarsi di quei corpi, quel loro giocare, strusciarsi, accarezzarsi, intimorirsi quasi a vicenda per così poca carne sotto la pelle, facendo poi riaffiorare da quel sottile strato di epidermide qualcosa di forse inatteso: le emozioni. L’esasperata ricerca di affetto, superiore alle stesse pulsioni erotiche. Quel clima di tenerezza e passione spinto fino alla morbosità viene però interrotto, temporaneamente, dall’ingresso in casa di un adulto, la madre di lei, cui certe tensioni giovanili appaiono del tutto estranee tant’è che non riuscirà a spezzare un rapporto del genere, sentito ormai dai protagonisti come indispensabile.

Le riprese in interni, con la macchina da presa costantemente incollata ai corpi dei due, sembrano ricreare armonia e intimità in un contesto visibilmente fuori dalla norma. Ma come spesso accade nei lavori di Adriano Giotti, vi è un punto di fuga all’orizzonte. Un anelito ulteriore di libertà. E le strade deserte di una Roma notturna accolgono così, con spirito altrettanto complice, la discesa della coppia in strada. Hanno due buffe maschere in testa e non se le toglieranno mai, nel corso della loro passeggiata by night. Forse per nascondersi agli occhi di chi non li può capire. Forse per rivelarsi a se stessi e all’altro ancora più in profondità.

Stefano Coccia