El silencio antes de Bach

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Toccata e fuga in 35mm

Se c’è qualcuno che deve tutto a Bach, questi è proprio Dio
Emil Cioran, Sillogismi dell’amarezza.

Per il suo 10°compleanno un festival come CinemaSpagna, che in questi anni ha deliziato il pubblico romano (e non, vista la recente presenza in altre città) proponendo film, ospiti e incontri col pubblico sempre assai stimolanti, si è voluto concedere all’interno del programma un altro sfizioso appuntamento. La sezione retrospettiva di questa edizione s’intitola infatti “Grandes éxitos” ed è dedicata ai migliori successi presentati nei dieci anni della rassegna, da Blancanieves di Pablo Berger con Maribel Verdú nei panni della matrigna e Macarena García indimenticabile torera affiancata da sette nani circensi, fino all’esilarante commedia Al final del camino di Roberto Santiago. Piatto forte di questa sezione è stato comunque, a nostro avviso, il film riproposto nell’ultimo giorno della tranche capitolina, ossia il 9 maggio: El silencio antes de Bach (Il silenzio prima di Bach), piccolo cult di Pere Portabella proiettato addirittura in 35mm.

Caratterizzato da uno stile rapsodico e a tratti visionario, il film di Portabella è datato 2007 e si configura quale omaggio al compositore tedesco Johann Sebastian Bach dai tratti alquanto originali, visibilmente stralunati, nonché creativi nella messa in scena. Raffinati stacchi di montaggio legano infatti tra loro segmenti che possono essere girati in costume, vedi quelli in cui viene ricordato del musicista il ruolo di Kantor presso la Chiesa di San Tommaso a Lipsia, come anche in guisa di “detour” contemporanei assolutamente imprevedibili, decontestualizzati. Ed è da ciò che si desume l’intento di travalicare i confini del “biopic” tradizionale, caratterizzando Bach anche come icona della modernità la cui arte sublime ha dato vita a una figura immortale, di sicuro inconfondibile.
Musical atipico ed interessante esercizio di straniamento dal sapore vagamente brechtiano, El silencio antes de Bach si è così rivelato una visione piacevolissima, anche in virtù delle ottime condizioni della pellicola.

Stefano Coccia