Easy – Un viaggio facile facile

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Odissea con la bara

Dopo essere rimasto ingiustamente fuori dal palmares del 70° Locarno Festival, dove ha avuto il suo più che positivo battesimo nel concorso della sezione “Cineasti del presente”, per Easy – Un viaggio facile facile di Andrea Magnani è giunto il momento di andare a caccia di consensi nelle sale nostrane grazie alla Tucker Film, che ha deciso di distribuirlo a partire dal 31 agosto.
In realtà dalla kermesse svizzera, l’opera prima del regista emiliano se ne è andata con un bel carico di applausi da parte del pubblico e degli addetti ai lavori, ma anche con un personale riconoscimento assegnato al suo protagonista, Nicola Nocella. All’attore pugliese, qui alla sua interpretazione emotivamente più coinvolgente e potente dai tempi del Baldo de Il figlio più piccolo (2010) di Pupi Avati, è stato consegnato il “Boccalino d’Oro”; un premio, questo, che non va visto come una magra consolazione per ciò che la pellicola non ha raccolto in quel di Locarno, bensì come un meritato riconoscimento a un interprete che ha saputo allo stesso tempo caricarsi sulle spalle il peso dell’opera e valorizzare quanto di buono era presente nella scrittura dell’opera stessa. In effetti, è sufficiente gettare un occhio sui primi minuti della timeline per rendersi conto immediatamente di quale livello di sintonia si sia venuta a creare tra il progetto e colui che è stato chiamato a interpretarlo, un legame strettissimo che assomiglia a una vera e propria affinità elettiva. Entrambe le parti lavorano all’unisono, alimentandosi a vicenda e quanto basta per permettere all’altro di esprimere al massimo il rispettivo potenziale sullo schermo. La sensazione è che la drammaturgia, così come il contributo dietro la macchina da presa di Magnani, lavorino in funzione dell’apporto attoriale e viceversa. In tal senso, il cineasta di Rimini ha letteralmente cucito addosso a Nocella il personaggio principale, alla pari dell’attore di Terlizzi che, dopo averlo fatto suo, si mette completamente al servizio della storia, delle sue imprevedibili dinamiche, dello spirito surreale che le pervade e anche delle esigenze registiche. Insomma, l’uno non potrebbe esistere (sopravvivere) senza l’altro. Ed è proprio questo legame tra le suddette componenti il punto di forza e il motore portante dell’intera operazione, ciò che le consente di conquistarsi un posticino nel cuore del fruitore.
Nocella si cala con tutta la sua bravura e versatilità nei panni di Isidoro, detto Easy, un trentacinquenne con molti chili di troppo e una bella depressione: vive con la madre e passa il tempo davanti alla Playstation. Giornate lente, immobili, spese ingozzandosi di psicofarmaci e meditando (più o meno convintamente) il suicidio. Poi, però, qualcosa cambia: il fratello gli chiede di riportare a casa lo sfortunato operaio Taras, morto per un incidente sul lavoro, trasportando la sua bara fino in Ucraina. Niente di complicato, sulla carta, ma Isidoro è Isidoro e un lungo viaggio attraverso i Carpazi può rivelarsi davvero insidioso. Soprattutto alla guida di un carro funebre!
Si intuisce sin dalla lettura della sinossi a cosa si va incontro. Di tanto in tanto si ha, infatti, la fortuna di imbattersi in film come Easy, capaci come pochi di sorprendere lo spettatore di turno con una piacevole folata di genuinità, freschezza e spontaneità. Sono questi gli ingredienti alla base della ricetta voluta da Magnani per il suo film d’esordio (alle spalle tanti documentari), che lo stesso regista ha dichiarato di aver “girato ammiccando affettuosamente al cinemascope dei grandi western e all’umorismo rarefatto che piacerebbe a Kaurismaki“. I riferimenti e i modelli chiamati in causa sono alti, ma una volta personalizzati confluiscono in maniera armoniosa in un magma narrativo e drammaturgico che gli consente di dare forma e sostanza a quello che lui stesso definisce “un bizzarro, divertente, poetico road movie che trasforma i chilometri in cammino esistenziale“. Il viaggio come tema universale, le differenze culturali e linguistiche come punto di incontro e non di scontro, si tramutano in Easy nel lasciapassare che porta a una riscoperta di se stessi, di ciò che si era e di ciò che si può diventare. Presente e passato tornano a stringere un patto in vista del futuro, per rinascere dalle ceneri come una fenice che torna finalmente a volare.

Francesco Del Grosso