Due soldati

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Il contagio del bene

Come Lea, anche Due soldati nasce come un film tv, ma per qualche strano, inspiegabile e machiavellico motivo la pellicola diretta da Marco Tullio Giordana è ancora inedita in televisione, a differenza di quella dedicata alla figura di Lea Garofalo che tanti consensi ha raccolto all’epoca della sua apparizione sul piccolo schermo a non tanta distanza dalla sua realizzazione (in onda il 18 novembre 2015 su Rai 1). Inizialmente prevista per il luglio 2017, la messa in onda è stata più volte rimandata e ad oggi non vi è traccia alcuna nei palinsesti della rete ammiraglia di una possibile, tantomeno ipotetica data. Fatto sta che dai piani alti della Rai non è ancora giunta nessuna notizia in merito e sembra che non ne arriveranno nemmeno a stretto giro. Di conseguenza, su quando il pubblico potrà vederlo resta ancora un gigantesco punto interrogativo. Per fortuna, a tamponare la situazione c’è stato e continua ad esserci il circuito festivaliero nazionale e internazionale che ha accolto il tv-movie del regista milanese in kermesse come l’OPEN ROADS: New Italian Cinema 2017 o il Festival Internazionale del Film di Locarno 2017, sino alla più recente proiezione nel cartellone della prima edizione del Crema Film Festival. Ed è proprio nella neonata manifestazione cremasca fondata e diretta da Francesco Daniel Donati che abbiamo avuto la possibilità di recuperarlo e apprezzarlo.
Due soldati non si allontana nemmeno di una virgola dalla produzione passata di Giordana, al contrario aggiunge un ulteriore tassello a un corpus audiovisivo che ha sin dagli esordi con Maledetti vi amerò e La caduta degli angeli ribelli ha puntato su film impegnati, a metà tra fiction e documentario, strettamente legati alla realtà storica dei fatti. Una direzione, questa, che ha rappresentato e continua a rappresentare da quarant’anni a questa parte l’espressione per immagini e narrazioni della cifra stilistica e drammaturgica della sua filmografia. Qui racconta la storia di due ragazzi di vent’anni, Sasà ed Enzo, che vivono nello stesso paese vicino Napoli, a Castel Volturno, ma non si conoscono. Forse si sono sfiorati al bar o in un centro commerciale. Sasà scorta i camion che trasportano la droga. Enzo invece è arruolato nell’Esercito e sta in missione in Afghanistan. Stipendio sicuro, anche per comprare casa e sposarsi con Maria, che ha diciassette anni e va ancora a scuola. Enzo muore in missione. In uno scontro fra cosche rivali, Sasà resta ferito. Scappa e si rifugia nel primo appartamento che riesce a forzare. Maria se lo ritrova in casa febbricitante, spaventato. L’istinto sarebbe di scappare e denunciarlo ai carabinieri. Invece lo soccorre.
Quello che va in scena è un giro di vite, il classico giro di vite che intreccia inaspettatamente i fili delle esistenze di personaggi che entreranno in rotta di collisione per volontà del destino. Personaggi che mostreranno tre diversi modi per rispondere agli stessi problemi di sopravvivenza, ognuno su un fronte diverso, dove ognuno è un soldato. Chi in prima linea in un territorio ostile distante migliaia di km da casa e chi tra le mura nemiche della propria terra, dove ogni giorno si combattono le battaglie di una sanguinaria lotta intestina. In Due soldati, inizialmente Giordana mescola l’odissea militare in Afghanistan con quella in territorio campano sino al riuscitissimo turning point, dove si materializza un riuscitissimo cortocircuito emozionale che vede l’imboscata ai blindati a Herat sovrapporsi con quella notturna al clan di Sasà in quel di Castel Volturno. Da quel momento in poi, il racconto inizia a viaggiare esclusivamente sui binari del crime, nello specifico del mafia-movie, ma in una chiave che non abbraccia in tutto e per tutto il filone in questione. In tal senso, il tv-movie del cineasta meneghino prende la strada di un doppio romanzo di formazione, i cui capitoli portano sullo schermo, così come era stato per L’intervallo di Leonardo Di Costanzo, una toccante storia di bene e non di male contagioso, alimentata da un incontro fortuito tra personaggi che scelgono di aiutarsi senza troppe parole. Il tutto sino a un finale coraggiosamente aperto e positivo, che ovviamente non vi riveleremo e che di fatto non asseconda le dinamiche ormai stereotipate, abusate e codificate del filone criminale.
Giordana punta la macchina da presa e focalizza il racconto più sul dramma umano, sulle dinamiche e sugli scambi emozionali tra i protagonisti, che sulle azioni malavitose che solitamente affollano le timeline del genere in questione. L’appartamento diventa così il terreno di scontro e incontro tra umanità distanti ed è tra quelle quattro mura che la drammaturgia e il plot avranno il rispettivo baricentro. Ciò che accade fuori sarà solo la conseguenza di questo incontro. Un incontro, questo, che si caricherà di emozioni grazie alle interpretazioni intense e convincenti di Angela Fontana e Daniele Vicorito, che confermano ancora una volta le qualità di Giordana nella direzione degli attori.

Francesco Del Grosso