Contratiempo

0
7.5 Awesome
  • voto 7.5

Delitto (quasi) perfetto

A volte, si sa, basta un piccolo contrattempo a cambiarci totalmente la vita. In meglio o in peggio, a seconda dei casi. Inutile dire che, sull’argomento, sono stati realizzati numerosi lungometraggi, data, appunto, la forte attrattiva che un tema del genere può esercitare sull’immaginario collettivo. Uno dei titoli maggiormente noti, a tal proposito, è proprio Sliding Doors – diretto nel 1998 da Peter Howitt – in cui un evento semplice e banale come il perdere una corsa della metropolitana riesce letteralmente a stravolgere la vita della protagonista. Questo, ovviamente, è solo uno dei tanti possibili esempi di lungometraggi che vertono sul tema. Eppure, quando si tratta di mettere in scena avvenimenti apparentemente insignificanti che cambiano le vite dei protagonisti, un genere dove maggiormente si riesce a trovare terreno fertile è, probabilmente, proprio il thriller. Lo sa bene, a quanto pare, il cineasta spagnolo Oriol Paulo, il quale ha realizzato nel 2016 l’appassionante Contratiempo, sua opera seconda, presentato in anteprima italiana all’edizione di CinemaSpagna 2018.

Un giovane imprenditore è accusato dell’omicidio della sua amante, avvenuto in una camera d’albergo. L’uomo, tuttavia, non fa che dichiararsi innocente e, al fine di essere scagionato, assume un avvocato di altissimo rango con il quale costruire una difesa magistrale. Il tempo, però, stringe e i due hanno soltanto una notte di tempo per studiare bene il tutto e ricostruire i fatti.
Già la situazione di partenza, forte anche dell’elemento tempo, basterebbe a rendere l’idea di quante alte potenzialità possa avere un lungometraggio come Contratiempo. E, fortunatamente, il regista Oriol Paulo ha saputo sfruttarle tutte a dovere. Al via, dunque, un lungo flashback, che vede al suo interno altrettanti flashback e cambi di prospettiva, atto a una ricostruzione (fedele?) degli eventi. La verità, tuttavia, tarda a venire fuori, gli elementi non fanno che moltiplicarsi e la situazione si fa via via più complessa, grazie anche alla comparsa di nuovi personaggi. Merito di una sceneggiatura robusta e studiata fin nel minimo dettaglio, se, nonostante l’elevato numero di sviluppi, di snodi narrativi e di false risoluzioni, alla fine tutto torna alla perfezione. Non senza improvvisi colpi di scena.
Paulo, dal canto suo, pare si sia divertito parecchio a raccontare per immagini tutto ciò. Grazie a una regia attenta e consapevole, vediamo una macchina da presa giocare con ogni singolo dettaglio, senza lasciare nulla al caso. Non sono, dunque, solo i primissimi piani alla Sergio Leone a rivelarci la complessa psiche dei personaggi, bensì anche l’attenzione privilegiata che il regista ha voluto dedicare agli oggetti che – chi più chi meno – hanno svolto un ruolo importante all’interno della vicenda. Ed ecco che penne, accendini e, non per ultimo, un orologio, le cui lancette scandiscono impietose lo scorrere del tempo, vengono trattati alla stregua di veri e propri personaggi, con la loro importanza fondamentale all’interno della vicenda. Sta a un gioco di sguardi trasversali, di suoni e di riflessi fare il resto. E tutto viene (quasi) da sé.
Con questo suo lavoro, indubbiamente Oriol Paulo si classifica come uno dei cineasti spagnoli che maggiormente sanno giocare con i canoni del thriller e del giallo, prendendo spesso spunto anche da autori come Pedro Almodovar o Alex de la Iglesia, i quali, a loro volta, non hanno mai negato di aver strizzato volentieri l’occhio anche alla cinematografia britannica e statunitense di genere. Che un regista come Oriol Paulo sia, dunque, destinato a entrare di diritto nell’Olimpo dei Grandi? Probabilmente è troppo presto per poterlo dire. Fatto sta che con il suo Contratiempo è riuscito a tenere incollati gli spettatori allo schermo dall’inizio alla fine, peccando, probabilmente, solo di eccessiva autoreferenzialità. Ma, d’altronde, si sa, la perfezione non è mai esistita. Forse.

Marina Pavido