Conferenza stampa “Il primo Re”

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La nascita di un Impero

Qualsiasi libro che narra di storia ha racchiuso in alcune delle sue pagine il nome di una città, di un impero, di una storia leggendaria: Roma. La storia di uno dei più vasti e duraturi imperi del mondo conosciuto, è stata innumerevoli volte raccontata sia sul grande schermo sia sul piccolo. Decine di film, documentari e serie tv ci hanno permesso di approfondire la storia della città di Roma. Questo solo per creare una premessa sulla quale parleremo del film appena uscito e diretto da Matteo Rovere Il primo Re.
Presenti all’anteprima romana del film, abbiamo avuto la possibilità sia di vedere il film – di cui qui approfondiamo qualche aspetto tecnico – sia di ascoltare le parole dei protagonisti Alessandro Borghi (Remo), Alessio Lapice (Romolo) e del regista del film Matteo Rovere. Proprio su quest’ultimo, spendiamo alcune parole per complimentarci con lui. Rovere è un regista appartenente ad una categoria di personaggi che stanno cercando di potenziare il cinema italiano cercando di renderlo appetibile anche in quei paesi dove il cinema è un’arte molto più considerata. Non è un segreto che il suo primo vero esperimento sia stato Veloce come il vento, pur avendo già diretto in precedenza altri due lungometraggi (Un gioco da ragazze e Gli sfiorati, rispettivamente nel 2008 e nel 2011). Ma è il film uscito nel 2016 a dare quella svolta al successo per il regista capitolino. Rovere ha costruito un film pieno di tecnica e di effetti speciali sensazionali costruendo un ibrido tra Rush di Ron Howard e la saga di Fast & Furious. Siamo sicuri che, primo dell’uscita di Veloce come il vento, in pochissimi conoscessero il campionato di gran turismo italiano (anche se in parte è frutto dell’immaginaria sceneggiatura scritta da Rovere stesso). Il regista classe 1982 ha stupito la platea incassando anche il favore di tutta la critica nostrana. Anche all’estero, il film ha avuto un enorme successo; ultimamente il lungometraggio di Rovere ha fatto tappa in Giappone dove è diventato uno dei maggiori incassi italiani nel territorio nipponico. La voglia di sperimentare di Matteo Rovere, lo ha portato quindi a costruire un film sulla leggenda della nascita di Roma rielaborandola in una chiave fondamentalmente storica senza uscire troppo dal binario nel quale si era incanalato. Ed stato proprio questo forse il successo più importante de Il primo Re.
Lo stesso regista ha dichiarato in conferenza stampa che: “La componente storica del film è importante. Ringrazio tutti i collaboratori, gli studiosi e gli storici che ci hanno permesso di costruire un film che si avvicinasse il più possibile ad una realtà fattibile”. Rovere ha anche applaudito i suoi attori viste sia le condizioni naturali nel quale essi hanno operato (pioggia, caldo, freddo, fango, palude) dichiarando anche che: “è stata una sfida difficilissima da proporre anche perché il 95% delle riprese sono state fatte in esterni, quindi in condizioni naturali non sempre favorevoli”.
Gli fa eco Alessandro Borghi, interprete di Remo, il quale aggiunge: “Dopo tutto lo sforzo fisico sostenuto, nel rivedere questo film mi sento come se mi fosse stato restituito qualcosa”.
A chi ha chiesto delucidazioni sull’uso del linguaggio proto-latino, Borghi ha detto: “All’inizio eravamo un po’ scioccati. In principio ci dissero che avremmo dovuto girare il film in inglese, essendo una collaborazione tra Italia e altri paesi europei che hanno coperto parte del budget (Italia, Belgio, Francia, Lussemburgo) – prosegue l’attore – eravamo convinti che avremmo sbagliato tutto e non saremmo mai riusciti ad imparare una lingua così antica. Per fortuna però, si è rivelato più facile del previsto e, una volta presa la mano, non ci siamo più fermati”. L’attore romano, già visto al cinema nei panni di Stefano Cucchi in Sulla mia pelle, presto tornerà sul piccolo schermo prima con la seconda stagione di Suburra e poi in Devils, la nuova serie targata Sky nella quale reciterà a fianco di Patrick Dempsey.
Alessio Lapice è stato chiamato in causa sul ruolo di Romolo, il fratello che alla fine, secondo la storia, sarà il vero fondatore di Roma. “E’ stato un ruolo che ho preso con grandissimo rispetto data l’importanza del personaggio che interpreto. La leggenda di Romolo e Remo è quella che ha portato alla fondazione di questa splendida città in cui viviamo; quindi ero concentrato sul non fare male e sul rendere il mio personaggio il più reale possibile – Lapice sottolinea poi – il trucco era pressoché assente, il difficile è stato non lavarsi e lavorare in condizioni igieniche precarie, ovviamente per rispettare il periodo storico. Però alla fine è stata una piacevole esperienza per tutti”.
Il primo Re, a nostro avviso, si rivela così un esperimento molto riuscito. Un nuovo modo di fare cinema a livello storico che ci auguriamo possa essere continuato anche in futuro. Le storie da raccontare sulla città di Roma e su quello che una volta era il vasto Impero romano, sono infinite. Ci auguriamo che altri registi seguano l’esempio di Matteo Rovere e costruiscano film sempre più realistici e possibilmente vicini a quella che è la vera storia.

Stefano Berardo