Come la prima volta

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7.0 Awesome
  • voto 7

La memoria del cuore

Correva l’anno 2012 quando Michael Sucsy portava sul grande schermo The Vow, dramma sentimentale la cui trama era in gran parte ispirata alla vicenda realmente accaduta ai coniugi Kim e Krickitt Carpenter nel novembre del 1993. Non meno di qualche giorno fa, nel mezzo del palinsesto televisivo post-natalizio, l’opera prima del regista e sceneggiatore statunitense ha fatto la sua comparsa nella programmazione serale della seconda rete e il riguardarne alcune dinamiche narrative ci ha riportato alla mente qualcosa che avevamo avuto modo di vedere una manciata di mesi fa e alla quale ci eravamo ripromessi di dedicare una pubblicazione. Quel qualcosa risponde al titolo di Come la prima volta, ultima fatica dietro la macchina da presa sulla breve distanza firmata dell’attrice Emanuela Mascherini.
Nel lungometraggio del collega nordamericano assistiamo a un incidente in macchina che cambierà per sempre le vite dei due protagonisti: Leo ne esce fuori senza un graffio, mentre un forte trauma alla testa cancella totalmente la memoria degli ultimi cinque anni di Paige, che al suo risveglio dal coma non ricorderà più nulla dell’uomo che ha sposato poco tempo prima. Da quel momento, Leo è un perfetto sconosciuto per lei. Ora se leviamo l’incidente automobilistico, l’ambientazione e la giovane età dei personaggi principali della vicenda, il protagonista di Come la prima volta per la donna che le è stata per decenni al fianco è diventato anch’egli un estraneo del quale non ha nessuna memoria. Il progressivo ed inarrestabile decadimento cognitivo ha cancellato tutto, ma Oscar con le fotografie ha sempre cercato di fermare il tempo, i ricordi, i pensieri e c’era riuscito finché la malattia della moglie e l’inaffidabilità del digitale hanno rapito ogni forma di memoria. E se per per la protagonista di Still Alice le memorie artificiali e le tecnologie le potevano permettere una volta diagnosticata una forma presenile di Alzheimer di matrice genetica di non essere dimenticata da chi le sta accanto, ricordando a se stessa ai suoi affetti ciò che era stata prima che la malattia entrasse a gamba tesa nella sua esistenza, per l’Oscar dello short della Mascherini quelle stesse tecnologie non saranno sufficienti. Sarà lo scrigno segreto custodito nella sua cassa toracica a preservare il ricordo di un amore che non ha tempo e non ha spazio.
Si tratta nei tre casi di storie vere che pur seguendo traiettorie diverse finiscono tutte con il gravitare e svilupparsi su e intorno al tema della memoria e della sua importanza nel restare viva, cristallizzata ed eternamente presente anche quando subentra qualcosa che ne minaccia l’esistenza e la persistenza nei cuori e nelle menti. In tal senso, a differenza di quanto si potrebbe pensare ad una prima fugace occhiata, Come la prima volta non è un film sull’amore senile che percorre le medesime strade di un Amour, di Key House Mirror o di un Ella & John – The Leisure Seeker. Anche se qualche assonanza qua e là e rintracciabile, il corto della cineasta toscana veleggia verso altri lidi tematici, lasciando la senilità e lo iato tra la vita e la morte sullo sfondo di un plot che concentra il proprio baricentro drammaturgico sul tema dell’Alzheimer, malattia del quale è malata Beatrice e che finisce con l’intrecciare i fili con l’ossessione di Oscar, suo compagno di una vita, per la conservazione dei ricordi. E sulla timeline (alla quale forse avrebbe giovato una riduzione in termini di durata) si spalancano le porte per uno scontro tra analogico e digitale, tra passato e presente, tra vero e artificiale, tra fisico ed effimero/immateriale, che alimenta costantemente il tutto. Un tutto che dal punto di vista del linguaggio, usando le parole della stessa regista “sonda” il rapporto tra documentario e finzione, dove la realtà è portatrice di elementi poetici di surreale. Ed è con queste pennellate di lirismo (vedi la scena delle torce nel buio) che l’autrice dipinge un ritratto che scalda le corde del cuore e inumidisce le guance.
Dopo la presentazione alla 75esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione “I Love GAI”, la pellicola distribuita da Esen Studios ha poi proseguito il suo fortunato percorso nel circuito festivaliero portando a casa una serie di importanti riconoscimenti (ultimi i due premi – tra cui quello del pubblico – conquistati all’Asti Film Festival 2018) che ne hanno sottolineato quelli che al netto risultano i punti di forza e i reali meriti espressi sul campo: la regia asciutta, essenziale ed elegante; le intense performance attoriali di Luciano Virgilio e Giusy Merli; la delicatezza e il rispetto con i quali affronta una tematica delicata sulla quale al contrario è facile scivolare nella mera retorica a buon mercato. Beatrice: «Amore perché mi hai regalato una torcia?» Oscar: «Perché se ti perdi nella memoria, potrai ritrovarmi anche di notte». In un dialogo a due di struggente bellezza come questo che è racchiuso il segreto per evitare che la banalità si materializzi sullo schermo. Ed è a questi che la Mascherini e i suoi interpreti si sono affidati per regalare al fruitore di turno un ventaglio di emozioni cangianti.

Francesco Del Grosso