Codice criminale

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Una vita tranquilla

Cosa possono avere in comune un film come Gatto nero, gatto bianco di Emir Kusturica con un crime-drama come Codice criminale? Si tratta di due mondi completamente diversi e agli antipodi che, però, a quanto pare qualcosa in comune ce l’hanno. Dalle note di regia che hanno accompagnato l’uscita nelle sale nostrane della pellicola di Adam Smith, presentata nel 2016 ai festival di Toronto e Londra, si legge infatti che gli sceneggiatori e il regista si siano liberamente ispirati all’opera del cineasta serbo del 1998 per dare forma e sostanza al “mondo” e alla realtà ai quali appartengono i protagonisti dell’opera prima del cineasta britannico. Il film di Kusturica è, infatti, incentrato su un gruppo di zingari che vive sulle rive del Danubio e che, tra una disavventura e una truffa, tira a campare giorno dopo giorno. Lo stesso destino e modo di vivere, questo, che ritroviamo anche nel gruppo di ROM protagonista di Codice criminale. Ebbene secondo le intenzioni degli autori quello di Smith sarebbe dovuto esserne la versione inglese, seppur con altri toni e registri. Intenzioni, queste, che sono destinate loro malgrado a rimanere tali, perché ciò che il regista britannico ha portato sul grande schermo non è in grado di reggere minimamente il confronto.
La pellicola racconta la storia dei Cutler, criminali da generazioni che non riconoscono nessuna legge e vivono di rapine, corse d’auto ed inseguimenti con la polizia. Quando Chad, figlio del capobanda Colby, decide di abbandonare la sua vecchia vita per offrire un futuro diverso ai suoi figli, deve scontrarsi con la rabbia del padre e con un sistema che non sembra permettere alcuna redenzione. E la mente torna per analogie al più riuscito Mange tes morts, opera terza di Jean-Charles Hue, vincitore del premio per il miglior film alla 32esima edizione del Festival di Torino. Anche in quel caso la redenzione, la libertà e la ricerca di una via d’uscita passava attraverso la rottura con il passato e con i legami di sangue. Ed è quanto proverà a fare anche il protagonista di Codice criminale, interpretato dal sempre all’altezza Michael Fassbender, ben supportato da una spalla di grandissimo livello come Brendan Gleeson.
Sono le loro performance davanti la macchina da presa le cose migliori che la pellicola riesce ad offrire alla platea, insieme alla psichedelica colonna sonora firmata dai The Chemical Brothers, a una manciata di scene degne di nota (l’incontro di Chad e Kelly con l’insegnante dei loro figli o l’epilogo sull’albero) e a una manciata di inseguimenti automobilistici ben coreografati (uno su tutti quello notturno dopo la rapina alla villa) che ha spinto qualche addetto ai lavori, esagerando, a scomodare persino paragoni con Drive. Pregi, questi, che servono solo in parte a colmare le lacune, le inconsistenze drammaturgiche e le debolezze strutturali, presenti nello script e nell’arco della timeline.

Francesco Del Grosso