City of Lies – L’ora della verità

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Sopra ogni cosa

L’anno nuovo porta con sé una buona notizia per tutti coloro che attendevano il materializzarsi nelle sale nostrane di City of Lies – L’ora della verità, l’adattamento per il grande schermo diretto da Brad Furman del romanzo candidato al Premio Pulitzer “LAbyrinth” di Randall Sullivan, che ripercorre gli omicidi dei rapper Notorious B.I.G. e Tupac Shakur, seguendo le indagini incrociate del detective Russell Poole e del giornalista Jack Jackson. A distanza dell’anteprima mondiale dello scorso dicembre al Noir in Festival 2018, la pellicola ha finalmente trovato una collocazione nel cartellone cinematografico grazie alla Notorious Pictures che la distribuirà a partire dal 10 gennaio. Bloccata e rinviata a data da destinarsi ad un mese dall’uscita in America per via delle questioni legali e giudiziarie che hanno travolto Johnny Depp nei mesi scorsi (tra cui l’aggressione dell’attore statunitense ai danni del location manager Gregg ‘Rocky’ Brooks nel corso delle riprese che ha portato quest’ultimo ad una querela), si era fortemente temuto per un lunghissimo congelamento della pratica e addirittura per una cancellazione definitiva della quinta fatica dietro la macchina da presa di Furman dalla faccia della Terra.
Per fortuna l’allarme è rientrato e il film ha potuto così approdare sul grande schermo, ma al netto di quanto accaduto tali vicissitudini sono l’ennesima riprova di come il destino di un’opera audiovisiva, indipendentemente dalla destinazione che avrà e dal suo cammino, dipenda moltissimo anche da colui o da coloro che vengono chiamati a interpretare i ruoli principali (vedi ad esempio il caso di Kevin Spacey e Tutti i soldi del mondo). Per quanto riguarda City of Lies, il peso specifico di Depp nell’economia del progetto era altissimo perché all’attore statunitense era stato affidato il ruolo di protagonista, di conseguenza i problemi che lo avevano riguardato non potevano non comportare delle ripercussioni sui progetti ai quali in quel momento aveva preso parte. E così è andata. Nel film di Furman, Depp ha vestito i panni dell’ex detective Russell Pool, passato alla storia per aver indagato sulla morte dei rapper Tupac Shakur e The Notorious B.I.G., assassinii avvenuti alla fine degli anni Novanta e tuttora rimasti irrisolti. Al suo fianco, nel ruolo di un giornalista che aiuta Poole nelle ricerche, Forest Whitaker (Premio Oscar® come Miglior attore per L’ultimo re di Scozia), che torna a recitare con lui a distanza di trent’anni di Platoon. I due si immergono insieme in una nuova indagine, decisi a smascherare il coinvolgimento della corrotta polizia di Los Angeles.
Ne viene fuori un thriller evocativo e provocatorio sul desiderio di giustizia e sulla ricerca della verità sopra ogni cosa, che attinge al poliziesco e al crime vecchio stile per dare forma e sostanza ad un baricentro drammaturgico che ruota e si sviluppa su fatti realmente accaduti. Ed è proprio con questi che Christian Contreras in fase di sceneggiatura prima e Furman nella messa in quadro poi hanno dovuto fare i conti. L’enorme mole di materia prima narrativa a disposizione, aperture e chiusure, vicoli ciechi e continui rilanci, mettono moltissima carne al fuoco, che in più di un’occasione getta fumo negli occhi degli spettatori facendo perdere loro la bussola. Forse una maggiore pulizia e chiarezza nella convergenza delle one lines e nella concatenazione degli eventi tra i piani temporali lungo i quali si dirama la timeline avrebbe reso il tutto più scorrevole. Ciononostante, la pellicola riesce comunque a tenere a sé il fruitore e lo fa con alcuni acuti che ci ricordano quanto importante possa essere la componente interpretativa per aumentare l’impatto emotivo e la veridicità della storia narrata, nonché delle singole scene che la vanno ad alimentare. E non è un caso che la riuscita di molte di esse dipenda in larghissima misura anche dalle performance attoriali e in City of Lies quelle di Depp e Whitaker, seppur non le migliori delle rispettive carriere, sono comunque di buon livello.

Francesco Del Grosso