CinemaSpagna 2018: bilancio

0

La fine è l’inizio di un bel viaggio

Già da qualche edizione scrivere di CinemaSpagna al termine della tappa romana significa al tempo stesso congedarsi dal festival e dare virtualmente il benvenuto a nuovi spettatori, che potranno pertanto confrontarsi con la così interessante selezione di lungometraggi in molte altre città italiane. Da Roma a Venezia, Treviso, Trento, Perugia, Terni… solo per elencare le prime tappe di un viaggio che si allunga di anno in anno e che proseguirà poi dopo l’estate. Accade quindi che questa nostra breve carrellata di film ed emozioni venga pubblicata con ancora negli occhi le belle scene dell’8 maggio scorso, ovvero la serata di chiusura prevista come sempre al Cinema Farnese, per quanto concerne la Capitale, mentre le opere di cui si parla hanno già traslocato in Veneto. Questa intelligente e innovativa calendarizzazione costituisce ormai uno dei tratti distintivi del festival diretto da Iris Martin-Peralta e Federico Sartori.

Poc’anzi abbiamo citato la serata conclusiva e le belle scene che avevamo in mente sono tanto quelle un po’ inquietanti di Most Beautiful Island, ansiogeno lungometraggio ambientato a New York dalla talentuosa Ana Asensio, sia quelle del vivace Q&A con la regista. Una scelta del genere, perdonate il gioco di parole, testimonia anche l’attenzione per il genere. Sì, perché anche quest’anno CinemaSpagna – Festival del cinema spagnolo ha concesso uno spazio ragguardevole al cinema di genere, che si tratti di thriller ben congegnati o di sulfuree commedie. E non a caso ad essere opzionato per la serata d’apertura era stato invece Perfectos desconocidos, declinazione iberica del caso cinematografico rappresentato dal nostrano Perfetti sconosciuti, con la regia affidata per l’occasione a un cineasta di primaria grandezza, l’iconoclasta Álex de la Iglesia. Perfectos desconocidos e Most Beautiful Island. Entrambe scelte assai azzeccate, in pratica l’alfa e l’omega di questa stuzzicante vetrina. Così come la ciliegina sulla torta è rimasta a nostro avviso Contratiempo, algido noir realizzato avvalendosi di un vero e proprio meccanismo ad orologeria dall’emergente Oriol Paulo.
Non solo genere e cinema dalle ambizioni dichiaratamente “popolari”, ad ogni modo. A parte la consueta attenzione per i grandi autori del passato, rappresentata qui dalla riproposizione dell’ultimo film di Luis Buñuel, Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977), alla presenza dell’attrice Ángela Molina, diverse altre sono state le tracce proposte. Tracce eterogenee tra cui si sono distinti, senza ombra di dubbio, certi racconti di formazione molto ben concepiti. Da un lato Estiu 1993 della catalana Carla Simón, in grado di tratteggiare con un tocco lieve situazioni famigliari assai delicate. Ma soprattutto As Duas Irenes di Fabio Meira, inedita presenza carioca al festival, racconto di una adolescenza difficile impostato su notevole libertà stilistica, pulsioni sotterranee ed intuizioni metacinematografici legate al clima sanguigno delle sale di una volta.
La presenza di As Duas Irenes, film brasiliano, ci offre inoltre l’occasione di sottolineare per l’ennesima volta l’attenzione non più esclusiva al cinema iberico, che rimane l’oggetto principale del discorso, un discorso ampliato però da proficue incursioni nei così ricchi territori del cinema latinoamericano.

Stefano Coccia

Riepilogo recensioni dall’edizione 2018 di CinemaSpagna

As Duas Irenes di Fabio Meira

Incerta glòria di Agustí Villaronga

Perfectos desconocidos di Álex de la Iglesia

La educación del Rey di Santiago Esteves

Una mujer fantástica di Sebastián Lelio

Contratiempo di Oriol Paulo

El autor di Manuel Martin Cuenca

Demonios tus ojos di Pedro Aguilera

Vivir es fácil con los ojos cerrados di David Trueba

Estiu 1993 di Carla Simón

Poesía Sin Fin di Alejandro Jodorowsky

Most Beautiful Island di Ana Asensio