Chi scriverà la nostra storia

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La verità sepolta

Come ogni anno il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria per commemorare le vittime della Shoah e puntuali approdano sullo schermo una serie di pellicole di più o meno recente produzione. Sul fronte documentaristico, il pubblico nostrano potrà assistere prima a I bambini di Rue Saint-Maur 209, nel quale Ruth Zylberman ha scelto un edificio parigino per raccontare la storia di quella che era stata una piccola comunità ebrea durante l’occupazione nazista, poi a Chi scriverà la nostra storia, con il quale Roberta Grossman ha narrato quella dell’archivio di Oyneg Shabes, ad oggi considerato un documento fondamentale per la conoscenza della Shoah. Si tratta di sessantamila pagine di diari, manifesti, fotografie e oggetti, raccolti da un’organizzazione di oltre 60 persone guidate dal Dottor Emanuel Ringelblum nella Varsavia ebraica prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, durante l’occupazione nazista e sino alla vigilia dell’insurrezione del ghetto, quando l’archivio è stato sepolto nella speranza che sopravvivesse a loro, per “urlare la verità al mondo”.
L’importanza di questa storia ha attirato su di sé l’attenzione di molti, in particolare dello storico Samuel D. Kassow, il cui libro “Who Will Write Our History?” descrive nei dettagli proprio la creazione dell’archivio. Opera quest’ultima che è diventata a sua volta la colonna portante dell’omonima pellicola prodotta da Nancy Spielberg e diretta dalla Grossman, che noi di Cineclandestino abbiamo potuto vedere nella cornice del Memoriale della Shoah di Milano in occasione dell’anteprima per la stampa che ha preceduto l’uscita nelle sale italiane in contemporanea europea nel Giorno della Memoria, con Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema.
Presentata lo scorso ottobre tra gli eventi speciali della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma, la docu-fiction della cineasta statunitense ha, oltre ai valori storici e artistici dei quali si è fatta portatrice, il grandissimo merito di contribuire alla causa producendo e conservando ulteriormente la memoria di quanto accaduto. Per farlo la regista costruisce un’architettura non originale nel modus operandi ma funzionale ed efficace nella resa, le cui fondamenta attingono tanto al preziosissimo archivio segreto quanto ad una serie di materiali di repertorio di varia natura (audio, video e fotografico). All’interno dell’impianto documentaristico, che può contare anche su una carrellata di importanti interviste a storici, giornalisti e scrittori, si innestano scene di fiction che permettono di ricostruire e fare rivivere sullo schermo un luogo che non esiste più (il ghetto di Varsavia) e persone morte da tempo, oltre ad ipotizzare il controcampo di un periodo storico altrimenti registrato soprattutto su pellicola in bianco e nero e principalmente da fotografi e cameraman della propaganda nazista.
Chi scriverà la nostra storia è la somma e l’equilibrio delle suddette componenti, arricchite da una grandissima attenzione da un punto di vista storiografico nella messa in scena e dal voice-over di Joan Allen e Adrian Brody, che fanno dell’opera una tassello importante per rendere note pagine sconosciute e per non lasciare che il tempo cicatrizzi ferite ancora aperte.

Francesco Del Grosso