C’è tempo

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6.0 Awesome
  • voto 6

E la voglia di non smettere di sognare…

L’opera d’esordio nella fiction di Valter Veltroni è in primis una dichiarazione d’amore per la Settima Arte e su come questa permetta di non smettere mai di sognare (probabilmente è anche per questo che ama cimentarsi dietro la macchina da presa – proviene dalla direzione di diversi documentari).
Co-protagonista è Stefano (interpretato da Stefano Fresi che ancora una volta dimostra di saper suonare diverse corde), un quarantenne precario che ha scelto di vivere in un paesino di montagna, custodendo uno specchio e soprattutto facendo l’osservatore di arcobaleni. Alla morte del padre, mai conosciuto, viene chiamato in causa come tutore del fratello minore, Giovanni (ben reso da Giovanni Fuoco) – concepito da un’altra unione. I due si dimostrano agli occhi del pubblico subito diversi per educazione – oltre che per estrazione sociale – apparentemente opposti, eppure se il maggiore è affascinato dall’arcobaleno, il più piccolo lo è da I 400 colpi e dal magnetismo della macchina da presa. Entrambi – verrebbe da dire – dalla bellezza, in un caso naturale, nell’altro creata dall’artista.
In prima battuta Stefano parte per Roma e ne accetta la tutela solo per ricevere in cambio un generoso lascito, anche su suggerimento della moglie. Rispettando i canoni dell’on the road, i due fratelli cominceranno a conoscersi, dimostrando dopo poco che basta uno sguardo o un incubo per azzerare le distanze e scoprire una complicità inaspettata. Salvo alcune ingenuità soprattutto sul piano della sceneggiatura (con dei semi più dolorosi volutamente non approfonditi), C’è tempo è un viaggio cinematografico che fa riscoprire ai propri protagonisti – e di riflesso al pubblico – l’importanza di concedersi del tempo per conoscersi e conoscere l’altro così come per costruire relazioni. A ciò contribuisce anche l’incontro con la cantante Simona (Simona Molinari dà vita a una donna spumeggiante e al contempo scottata, a suo modo sulla difensiva.), in tour con sua figlia (Francesca Zezza). Completano il cast Teresa Federico (la quale, dando corpo alla sua ex, regala con Fresi un delicato e lucido momento di riflessione sul rapporto uomo-donna e su se stessi), Sergio Pierattini, Laura Efrikian, Silvia Gallerano, Shi Yang Shi, Max Tortora, Anna Billò, senza dimenticare la chicca di Jean-Pierre Léaud. È merito in particolare degli interpreti – a partire dai due protagonisti – se ci si ritrova a empatizzare con alcune situazioni a cui assistiamo sul grande schermo.
«Il film è – questa sì intenzione della regia – un evidente atto d’amore per il cinema italiano. Chi ama il cinema, cioè chi legge queste note, potrà riconoscere più di cinquanta grate citazioni, giocate tra scenografia, costumi, luoghi, battute…», ha dichiarato Veltroni. «Il film è anche un omaggio alla commedia all’italiana, quella che cercava di legare l’intenzione di comunicare significati e messaggi sociali e persino politici, in modo non aristocratico, […]. La commedia che riusciva a far convivere le emozioni più diverse. Riusciva, insieme, a far commuovere e sorridere, se non ridere, chi andava al cinema». Senza mettere in dubbio le genuine intenzioni e non crediamo che neanche ci fosse l’intenzione di imitare certi maestri, di strada ce n’è da fare per evocare un determinato tipo di mondo cinematografico (tra tutti viene citato sin da subito Scola).

Maria Lucia Tangorra