Caro nipote

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

L’album dei ricordi

Negli ultimi mesi qualcosa ha cominciato a muoversi, nella capitale, per quanto riguarda una positiva interazione tra amministrazione capitolina (o dei singoli municipi) e iniziative legate al mondo del cinema. La più recente è stata senz’altro l’inaugurazione, presso Villa De Sanctis sulla Casilina, di quel Presidio per le arti musicali e cinematografiche allestito presso una Casa della Cultura, su cui ha puntato l’attivismo del V Municipio per dar vita a una promettente realtà: grazie alle generose donazioni di Biblioteche di Roma come anche di altri enti, associazioni o semplici cittadini, si può ora accedere a uno spazio già suggestivo per la sua collocazione (a ridosso del Mausoleo di Elena e di altre aree archeologiche, che meriterebbero di essere maggiormente valorizzate), all’interno del quale campeggia la bella collezione di locandine cinematografiche che fa da cornice, a sua volta, a una nutrita raccolta di titoli collezionati nei più svariati supporti, da quelli digitali fino ai cari, vecchi VHS; ed oltre alla possibilità di visionare tali film in loco, ha destato una certa curiosità la piccola sala per conferenze, proiezioni e altri eventi culturali, impreziosita peraltro da un bel caminetto in ghisa. Ma anche nel periodo in cui il Nuovo Cinema Aquila è stato soggetto a una gestione “partecipata” si è potuti assistere ad alcune belle, piacevoli sorprese: molte di queste sono da ricondurre alla visibilità finalmente concessa a opere preziose del cinema indipendente italiano, da Festina lente di Lucilla Colonna ad Altin in città e Mondo folle di Fabio Del Greco. Tra queste chicche dal sapore assai “underground” ovviamente spicca, quanto mai spartano a livello di mezzi ma ricco di motivazioni profonde e di sentimento, Caro nipote.

Una premessa è d’obbligo: complice l’imbarazzo mostrato nelle scene più dialogate da interpreti per la maggior parte non professionisti, con condizioni a volte visibilmente precarie e arrangiate per le riprese, un’opera come Caro nipote mostra più volte i propri limiti a livello formale e di messa in scena. Ma in casi come questo ciò che conta è l’urgenza di raccontare, verrebbe da dire addirittura l’anima del film. E quella di Caro nipote è senza dubbio un’anima profonda.
Lode quindi agli autori e a chiunque abbia capito l’importanza di questo piccolo, coraggioso lungometraggio indipendente, in primis Emanuele Di Leo (il regista) e Massimo Previtero (co-sceneggiatore, interprete e ispiratore dell’intero progetto). Caro nipote trae difatti ispirazione da una delicata vicenda famigliare, che fa perno propria sulla sofferta biografia della nonna di Massimo Previtero e sui contenuti di una accorata, commovente lettera da lei lasciata al nipote, prima di morire. L’odissea dell’indomita D. Maria, bellezza meridionale con in sorte un susseguirsi di accadimenti alla Filumena Marturano in salsa lucana, è qualcosa che ci parla innanzitutto degli stenti, delle vessazioni, delle difficoltà d’ogni tipo attraversate un tempo da donne che nei campi assolati del Mezzogiorno dovevano subire, oltre a ritmi di lavoro sfiancanti, le angherie di un mondo maschile così spesso autoritario e brutale, cui si sarebbero poi sommate le violenze compiute dai soldati Alleati di passaggio, durante la Seconda Guerra Mondiale.
La sensibilità nel trattare l’argomento si sposa qui con due piste altrettanto interessanti: da un lato l’ottimo inserimento di materiali d’archivio, come quelli riguardanti l’emigrazione italiana in America o le ancor più strabilianti immagini dell’Istituto Luce relative a una parata di bellezze rurali lucane nella Roma del Ventennio. E in seconda battuta la ricostruzione, sul set, di momenti dal notevole valore antropologico come il lamento funebre, il morso della taranta e le vivaci quadriglie che si ballavano (e in certi paesi si ballano ancora) in occasione dei matrimoni. La vicenda della nostra D. Maria ebbe luogo in quel di Pisticci, provincia di Matera, paesino i cui abitanti si sono prestati volentieri a partecipare alle riprese di un film, che racconta con siffatto calore il loro recente passato. E questo ci porta anche a porre in evidenza il tenore delle storie che la Basilicata ci ha di recente proposto sul grande schermo, a partire da autentici gioiellini come Montedoro di Antonello Faretta.

A questo punto, perdonateci l’autoreferenzialità, ne approfittiamo per segnalare che dopo aver già introdotto Caro nipote al Nuovo Cinema l’Aquila il sottoscritto presenzierà anche, in qualità di critico, allo speciale evento programmato venerdì 7 luglio alle ore 17 in Campidoglio, presso la prestigiosa Sala della Protomoteca. All’incontro romano saranno presenti diversi ospiti dello spettacolo e della cultura. Ve ne elenchiamo subito alcuni: l ‘On.le Maurizio Politi, che ha voluto fortemente questo evento; la Prof.ssa Salvatori, storica e antropologa romana, che ha fatto conoscere e apprezzare il lavoro dell’autore Previtero in ambito scolastico; la psicoterapeuta Milelli Mariantonietta; il consigliere del quinto municipio Fabio Sabbatani Schiuma; ed il regista del film, Emanuele Di Leo con tutto il cast, a partire ovviamente dall’attore e narratore lucano Massimo Previtero, che racconterà per l’occasione alcuni aneddoti relativi alla già menzionata lettera. La narrazione sarà infine accompagnata con arrangiamento musicale dal chitarrista Giampaolo Virga.

Stefano Coccia