Carga

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6.5 Awesome
  • VOTO 6.5

Trafficanti di schiavi

Pur con qualche nota stonata nello script, Carga di Bruno Gascon è un lungometraggio d’esordio di robustezza rara, capace di flirtare col genere da un’angolazione scomoda, spigolosa, dovuta anche alla durezza delle tematiche sociali proposte. In concorso all’ultima edizione del Ravenna Nightmare, Carga narra infatti di quel Lato Oscuro della globalizzazione rappresentato dalle migrazioni incontrollate di uomini, donne e bambini, che in mano a trafficanti senza scrupoli vengono equiparati a merce e trattati senza alcuna umanità. L’azione viene subito contestualizzata negli anni Novanta, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Masse di disperati sognavano a quel punto di poter fuggire da un’Europa dell’Est ormai collassata, finendo spesso in balia di una criminalità senza alcun freno e remora morale, nello sfruttare la situazione. Il portoghese Bruno Gascon ha scelto poi di modulare le azioni ciniche e spietate dei novelli trafficanti di schiavi con tonalità particolarmente livide, feroci, in un continuo susseguirsi di minacce, percosse, violenze psicologiche, atti sadici, culminanti spesso e volentieri in qualche improvvisa, brutale esecuzione a sangue freddo.

Palcoscenico ideale per la rappresentazione di una delle più classiche guerre tra poveri, il film vede scorrere in parallelo la vicenda di Viktoriya (Michalina Olszanska), giovane donna in fuga dalla povertà del proprio paese, e di un attempato camionista portoghese, Antonio (Vitor Norte), che per aiutare la famiglia in difficoltà ha invece accettato l’ignobile offerta di un’efferata banda di criminali, mettendo il proprio mezzo a disposizione per trasportare lei e altri disperati oltre il confine, in quell’Occidente dove costoro spererebbero di trovare un lavoro, per scoprirsi invece crudelmente ingannati: uomini subito uccisi e donne soggiogate, violentate, così da essere trasformate in schiave sessuali e cedute come prostitute alla prima occasione.
Scene secche, silenzi agghiaccianti e giochi di sguardi che preludono in genere alla morte di qualche personaggio, Carga si rivela strada facendo crime story ruvida, urticante e diretta indubbiamente con un certo polso; così da valorizzare, registicamente, l’incognita di quegli spazi di passaggio, che generano qui una forte alienazione. Le tensioni etiche del racconto si fanno ugualmente apprezzare. Se al contrario la linea narrativa, soprattutto nell’ultimissima parte, non convince pienamente, è per via di alcuni sub-plot poco calibrati (vedi ad esempio la presenza, motivata in modo sbrigativo, di un agente sotto copertura) e per la faciloneria con cui vengono risolte determinate situazioni. Quello del portoghese Bruno Gascon, che si era già fatto notare con documentari e corti “impegnati”, resta comunque un esordio di notevole impatto.

Stefano Coccia