Bollicine

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Da cosa può nascere cosa

Fantasticherie di una ragazza romantica e un po’ solitaria. Bollicine, il cortometraggio diretto da Carlo Fracanzani inserito tra i nominati nell’ambito della terza edizione dell’IveliseCineFestival, possiede tutte le carte in regola, da un punto di vista narrativo, per conquistare l’attenzione dello spettatore. C’è una descrizione accurata del personaggio principale – una dolce ragazza di nome Claudia sommersa dal lavoro e in cerca del classico “principe azzurro” -, c’è un piccolo twist finale in grado di donare ulteriore senso alla storia, con tanto di post scriptum dal sapore tenero e consolatorio. Soprattutto si susseguono tanti brindisi a spumante, nella speranza di un futuro migliore sia per Claudia (benissimo interpretata da Francesca Della Ragione) sia per tutti coloro che essa rappresenta, cioè le persone che ancora vedono nella vita la possibilità che qualcosa di magico possa accadere, persino a seguito di uno sbadato e goffo gesto di distrazione nei confronti di amiche le quali forse non possono considerarsi davvero tali.
Insomma è chiaro che Bollicine – piccolo omaggio alla canzone omonima di Vasco Rossi? – appartiene alla categoria della commedia virata su un sentimentale tutt’altro che melenso. Fracanzani parte da un’idea di mondo adatta allo sviluppo in forma breve (meno di quindici minuti di durata per il corto in questione): chi sogna ad occhi aperti può avere gli stessi diritti di una persona pragmatica. E, volendo, quegli stessi sogni che si materializzano davanti agli occhi della protagonista e dello spettatore non è affatto detto che siano destinati a rimanere tali. Qualcuno potrà considerare questo messaggio inficiato da una buona dose di ingenuità; eppure Bollicine alla fine risulta frizzante esattamente come il titolo scelto per riassumere in estrema sintesi la vicenda narrata. Se la realtà molto spesso non è propriamente uguale al modo in cui il cinema la rappresenta, nondimeno rivestono una certa importanza psicologica proprio quei momenti di empatia che chi guarda prova nei confronti di chi si manifesta sullo schermo. La convinzione e l’autostima, oggi più che mai, sono elementi importanti per non soccombere di fronte alle intemperie esistenziali. Una morale di fondo, quella del cortometraggio in questione, che, nel suo alternarsi di illusione e disillusione costituisce una minimale lezione morale, suggellata dal finale, su come prendere le faccende che capitano ad ognuno di noi, donna oppure uomo. Filosofia ed ironia, al tirar delle somme, possono considerarsi allo steso modo armi di legittima difesa ma anche di attacco. A patto di crederci veramente…

Daniele De Angelis