Big Fish & Begonia

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

La vita viene dal mare

Un po’ come se Le Metamorfosi di Ovidio si incontrassero con lo spirito dello Studio Ghibli e con certi retaggi della tradizione cinese, dando vita a una sognante cosmogonia che ha nella vastità degli Oceani il proprio epicentro. Si potrebbe anche provare a descriverlo così, il film d’animazione che in Cina ha fatto incassare oltre ottantacinque milioni di dollari. E qualcuno penserebbe immediatamente a qualche maldestra iperbole. Ma anche introducendo immagini e fermenti culturali diversi da quelli esposti poc’anzi, resta il fatto che Big Fish & Begonia è un’autentica magia, senz’altro il più ricercato, emozionante, profondo e stilisticamente curato, tra i lungometraggi animati prodotti finora nella terra di Confucio e di Mao.

Del resto quello diretto da Liang Xuan e Zhang Chun è un sogno cinematografico indubbiamente complesso, che ha richiesto circa 12 anni per essere realizzato. Lo abbiamo potuto apprezzare in anteprima a Bologna, durante il Future Film Festival, ma il 21 giugno ha avuto la sua regolare uscita nelle sale della penisola, grazie a Draka Distribution. Gesto lodevole e coraggioso, quello della distribuzione italiana, considerando una possibile, quasi fisiologica diffidenza del pubblico di casa nostra, nei confronti di un prodotto di animazione presto riconoscibile come non giapponese. Speriamo allora in un proficuo passaparola. E che qualche soddisfazione arrivi così anche al botteghino. Perché Big Fish & Begonia è realmente un gioiello di cui ci si può innamorare, sia per la fantasiosa accuratezza dei disegni che per il valore di un racconto in grado di unire tratti specifici della tradizione orientale con l’universalità di determinati archetipi.
Intanto si è soliti dire che la vita viene dal mare. Qui il mare è posto da subito al centro di un etereo crocevia di stati dell’esistenza, affrescato dagli autori in modo assai vivace ma non privo di punte di malinconia, d’amarezza, tutt’altro che trascurabili; tant’è che la visione stessa del film sembra diretta a un pubblico maturo e sensibile, prima ancora che agli infanti.
Gli autori di questa fiaba trasognata e a tratti crudele ci raccontano di mondi posti sotto il mare, di anime che tra un’incarnazione e l’altra migrano ai confini della Terra in forma di pesce, di creature dagli speciali poteri che agiscono demiurgicamente tra il loro mondo e la dimensione degli umani, di regole immutabili e di personaggi disposti a infrangerle per amore. Altrettanto suggestivo, sul piano simbolico, il rito di passaggio alla vita adulta che consente agli abitanti della magica terra sotto il mare di trasformarsi in delfini e allontanarsi dalla loro appartata realtà, seppur per pochi giorni, così da osservare a distanza di sicurezza gli umani e il loro stile di vita. Con l’obbligo però di non appassionarsi troppo alle loro storie e di fare ritorno a casa prima che il varco dimensionale appositamente aperto si richiuda, facendogli perdere per sempre quelle prerogative semidivine. Ed è infatti durante questo rito di transizione che avverrà l’incidente, doloroso e del tutto imprevisto, per cui la protagonista dovrà poi decidere se valga la pena, per la vita di un umano, mettere a rischio l’equilibrio tra i diversi piani della realtà. Trattasi però del coraggioso ragazzo che le era stato vicino in un momento di pericolo e di cui forse si sta già innamorando.

Quella di Big Fish & Begonia è una trama che assorbe ed esalta la bellezza del Mito con tutte le sue asperità, facendo sì che lo spettatore scena dopo scena resti incantato di fronte ai meravigliosi mondi rappresentati, alle magiche creature che li abitano, nonché alle pericolosissime conseguenze che qualche infrazione alle regole, compiuta per salvaguardare i propri affetti, può sempre causare. Tra pittoreschi incontri con traghettatori di anime e mirabolanti metamorfosi, tra scene di magia ancora in stile Miyazaki e fondali disegnati tanto bene da ricordare i paesaggi della pittura tradizionale cinese, il lavoro di Liang Xuan e Zhang Chun seduce lo sguardo, regalando anche parecchie emozioni.

Stefano Coccia