Benvenuti a casa mia

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5.0 Awesome
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Veniamo in vostre case e vi facciamo…

«Non possiamo accoglierli tutti!» è la “improvvida” esclamazione del Premier francese Emmanuel Macron riguardo gli immigrati che vivono o vogliono venire a vivere in Francia. Macron, leader del partito En Marche!, rappresentanza di un socialismo 2.0, con questa sua dichiarazione di “fine anno” (dicembre 2017) ha sconcertato molti, proprio perché detta da un esponente politico di sinistra con toni da destrorso (o populista). E a questa affermazione si aggiunge un progetto di legge riguardo “immigrazione e asilo”, che renderebbe più repressivo l’atteggiamento verso gli immigrati (clandestini e non) che vogliono restare in Francia. Ma questo accaduto politico non riguarda espressamente Benvenuti a casa mia, sia perché la pellicola di Philippe de Chauveron è antecedente a tali frasi, e sia perché l’obiettivo di scherno di À bras ouverts (titolo originale del film) è un altro, cioè sbeffeggiare gli intellettuali e i borghesi francesi (che sono, comunque, le radici sociali di Macron) che da un lato si mostrano magnanimi, ma dall’altro li vorrebbero fuori dal proprio paese.

Scusate siniori, siamo un compleso tanto povero, per favore andate tuti piaza San Giovani de concerto primo magio, che mentre voi guardate concerto noi veniamo in vostre case e vi faciamo apartamento e caca sul letto, grazie mille tuti“. È una strofa recitata contenuta nel testo della dissacrante canzone Complesso del Primo Maggio degli Elio e le Storie Tese, pubblicata in Album Biago (2013). Il politically incorrect verbale usato dal simpatico complessino si basa sulla visione comune che ha molta gente verso gli zingari, e anche in Benvenuti a casa mia questa percezione – greve – appare e viene rappresentata in diverse scene, seppure celata sotto la soavità di una comicità leggera e sofisticata. Lo sceneggiatore Guy Laurent, sodale scrivente delle precedenti opere di successo di de Chauveron, vuole mettere alla berlina il buonismo di apparenza di molti intellettuali di sinistra, che straparlano e incitano a essere umani e prodighi nell’altruismo, ma nella vita privata si sollazzano nella loro ricchezza. I saggi socio-politici scritti dal personaggio Jean-Etienne Fougerole, hanno un ottimo esito se vendono molto, e solo in seconda battuta se fanno realmente breccia nella mente del popolo.
Il punto centrale del film è quindi quello di creare una bolgia zingaresca nella placida vita di Fougerole e famiglia, in cui due mondi sociali agli antipodi si scontrano, cercando di generare comicità. Nello script non c’è una vera e profonda analisi dell’ambiente Rom o della società benestante francese, ma semplicemente un susseguirsi di lanci di stoccate ai modi di vita di entrambi i mondi. Anzi, nei riguardi della famiglia di Babik, tolte le solite battute, c’è molto più rispetto, perché il piano per entrare nella casa di Fougerole, per approfittare di tutti i confort, non è di Babik, ma del malevolo francese Erwan. Benvenuti a casa mia alla fine si rivela solo una spigliata commedia con bravi attori, ma inconsistente a livello di trama e di vero divertimento arguto. La cattiveria svanisce rapidamente, e sin da subito si insinuano gli aspetti buonisti e romantici. Probabilmente per vedere un pezzo visivo veramente dissacrnte sui Rom e il loro modo di affrontare la vita occidentale, bisogna tornare alle simpatiche scene di Tutti giù per terra di Davide Ferrario (1997), in cui gli zingari, intervistati dai due volontari, dicevano che lavoro avrebbero voluto fare, da calciatore a presentatore TV.

Roberto Baldassarre