Benedetta follia

0
6.5 Awesome
  • voto 6.5

Carlo e le donne

Una volta preso atto della palese stanchezza, in primo luogo narrativa, del cinema di Carlo Verdone, in questo Benedetta follia non mancano i motivi in grado di allietare la visione rispetto, tanto per citare un titolo, al penultimo, stiracchiato oltre ogni misura, L’abbiamo fatta grossa (2016).
Già il prologo prova a riportare in auge il Verdone dei tempi belli, quello che in Troppo forte (1986) “coattava” alla grande in sella ad una moto di grossa cilindrata con nomi extra-lusso come Sergio Leone (anche mentore e produttore) e Rodolfo Sonego alla sceneggiatura. Qui lo troviamo a “tacchineggiare” on the road Lucrezia Lante Della Rovere, entrambi efficacemente ringiovaniti per magia digitale. Inevitabile incidente stradale e stacco temporale di venticinque anni. Ritroviamo i due sposati, a prima vista felicimente ma in realtà in crisi, con lei in procinto di lasciarlo per una donna, avendo scoperta una sua natura bisex. Da qui in poi, più che un manifesto della solitudine maschile di fronte alla gioventù che avanza – con l’ingresso in scena di un’incontenibile Ilenia Pastorelli – e lo spiazzamento anagrafico di fronte alle nuove modalità di rapporto umano dettate dalla tecnologia imperante, Benedetta follia diventa un invito alla necessità di lasciarsi andare, di abbandonare l’aplomb che la società richiede – nel film Verdone interpreta Guglielmo, un commerciante di oggettistica sacra in un rinomato negozio sito in territorio vaticano. Situazione da cui scaturisce il titolo… – per rimodellarsi un ruolo maggiormente gratificante al suo interno. Operazione che Verdone compie alla lettera sia in ambito diegetico che da un punto di vista registico, fornendo una prova di umiltà nel lasciare più o meno campo libero alle sue attrici e ai personaggi da loro impersonati.
Traendo in tutta evidenza spunto anche dalle proprie vicende personali, il buon Carlo confeziona una commedia che è un inno alla componente femminile trattata alla stregua di una fonte dell’eterna giovinezza da cui abbeverarsi senza sensi di colpa. Con Ilenia Pastorelli – già rivelazione in Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) e qui alla definitiva consacrazione come ottima commediante in versione “mina vagante” alla maniera di certe commedie sofisticate hollywoodiane – a trascinare letteralmente un cast muliebre assai ben rifinito anche nei ruoli in apparenza più marginali, quelli cioè appannaggio di Paola Minaccioni, Elisa Di Eusanio e Francesca Manzini nelle rispettive parti di esilaranti conoscenze ottenute grazie ad un sito di incontri sul web. Ovvio poi che il vero amore il nostro eroe lo trovi nella deliziosa infermiera Ornella, interpretata con classe dalla Maria Pia Calzone del serial tv Gomorra. Personaggio il quale, nel consueto twist finale un po’ tirato per i capelli, si scoprirà legato a doppio filo con la Luna della Pastorelli.
Lasciandoci, stavolta volentieri, alle spalle le solite approssimazioni di una sceneggiatura per l’occasione scritta con il duo Nicola Guaglianone & Menotti, restano all’attivo di Benedetta follia un curioso segmento narrativo “sotto ecstasy” durante il quale Guglielmo sostiene un divertente, efficace e profondo confronto con il se stesso di trent’anni prima nel segno di tempi che inevitabilmente scorrono, nonché un trip lisergico quasi (molto quasi…) in stile Il grande Lebowski dei fratelli Coen; ma pure la concretezza di un prodotto cinematografico per una volta in grado di mantenere ciò che promette: una commedia scacciapensieri in cui latita l’originalità ma non il genuino divertimento propugnato da un regista che, messa da tempo definitivamente da parte qualsiasi velleità autoriale, continua a credere nelle virtù taumaturgiche di un cinema capace di suscitare qualche sana risata. E stavolta con più di qualche ragione a supportare la teoria.

Daniele De Angelis