Baby Driver – Il genio della fuga

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Una musica di fuga e di evasione

Baby Driver – Il genio della fuga di Edgar Wright è puro rock ‘n roll. Un film che andrebbe prima ascoltato, quindi guardato con attenzione in seconda battuta. Un lungometraggio che è assieme action, commedia romantica, noir e dove infine la violenza innata imperversa senza troppe spiegazione, poiché così vuole la natura umana. Tutto al ritmo di una colonna sonora che detta le cadenze all’immagine. Del resto il personaggio principale, il giovane Miles – ma la sua vera identità verrà scoperta solo nell’epilogo, seguendo alla perfezione le regole non scritte del coming of age – detto “Baby”, sorta di autista volontariamente autistico a causa del suo estraniarsi dal mondo che lo circonda, è costretto a convivere con un acufene traumatico il cui fastidio acustico riesce a coprire solamente indossando le sue cuffie e ascoltando le hit musicali preferite. Motivo per cui, anche diegeticamente, è il rock a scandire la propria esistenza. Che monotona non è assolutamente, visto che Baby è un guidatore eccezionale prestato occasionalmente al crimine per ripagare un antico debito con il boss Doc. E la trama di Baby Driver si muove su un filo sottile, fatto di incontri e scontri tra i vari personaggi messi in scena, tutti ben caratterizzati nonché provenienti da un modello cinematografico dalla precise connotazioni temporali, quando – negli anni settanta soprattutto – la Settima Arte si adeguava al modello sociale dei cosiddetti “ribelli senza causa”.
Come molti dei cineasti di talento contemporanei, giovani e meno giovani, l’ultra quarantenne Edgar Wright guarda al passato del Cinema frullando il tutto e rielaborandolo a proprio gusto e piacimento. Sviluppando un gusto per l’iperbole, già ampiamente dimostrato in opere come L’alba dei morti dementi (2004) o Scott Pilgrim vs. the World (2010). Se la figura di Baby risulta un ideale punto d’incontro tra il protagonista del cult Drive (2011) di Nicolas Winding Refn, come già i cenni alla trama lascerebbero supporre, e il Duckie di Bella in rosa (1986), innamorato solipsistico di Molly Ringwald nel cult diretto da Howard Deutch nonché ideato e prodotto da John Hughes, la regia di Wright guarda ad un Walter Hill abbassando drasticamente il target anagrafico di fruizione, nella speranza ben riposta di confezionare un grande successo commerciale. Poi però, correndo a duecento all’ora verso il cielo come limite, può capitare di perdere per qualche momento il controllo narrativo del film, con la bravura di un cast perfetto – citazione obbligata per la rivelazione Ansel Elgort, ma anche il vituperato Kevin Spacey e il fintamente soave Jon Hamm fanno egregiamente la loro parte – pronto a compensare le improvvise lacune. Rendendo così Baby Driver un oggetto cinematografico da studiare a fondo per comprenderne appieno le ragioni di cotanto gradimento. La prima, di sicuro, è che non ci si annoia mai, nonostante i necessari rallentamenti di ritmo.
Occasione dunque da non farsi sfuggire la pubblicazione in home video da parte di Universal Pictures Italia, tra l’altro in un’edizione blu ray straordinariamente ricca di contenuti extra (durata complessiva 140 minuti!) in grado di svelare qualsiasi retroscena sul film, a partire dal commento del regista e del direttore della fotografia Bill Pope e dalle sequenze eliminate in sede di montaggio. Un’utilissima opportunità, dunque, per una full immersion sulle piacevolissime derive del cinema post-post-moderno che ci circonda al giorno d’oggi. Al quale ci siamo volentieri arresi.

Daniele De Angelis

Baby Driver – Il genio della fuga
Regia: Edgar Wright UK, USA 2017 Durata: 112′
Cast: Ansel Elgort, Lily James, Kevin Spacey, Jon Hamm
Lingue: Italiano, Inglese, Portoghese 5.1 DTS-HD
Sottotitoli: Italiano, Inglese, Portoghese
Formato: Panoramico ad alta definizione (2.39:1)
Extra: Commento al film, Scene eliminate, Speciali vari, Trailer
Distribuzione: Universal Pictures Italia, Sony