Autobahn – Fuori controllo

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5.0 Awesome
  • VOTO 5

L’autoscontro va forte in Germania

La grande giostra dell’action movie contemporaneo con Autobahn – Fuori controllo si trasferisce in Germania. Ed è forse proprio la relativa novità rappresentata dalla pittoresca cornice teutonica, una delle poche note positive di un prodotto di puro intrattenimento per il resto tremendamente stereotipato: Eins, Zwei, Polizei! Le macchine della polizia tedesca sfrecciano come nei pochi episodi movimentati dell’Ispettore Derrick. La Cattedrale di Colonia si innalza all’occorrenza sullo sfondo, con la sua sagoma slanciata. Uno dei villain di turno, l’imprenditore criminale interpretato con mestiere da Anthony Hopkins, pare quasi il cugino inviperito della Merkel. E ci sono persino due anziani del posto, l’imbronciatissimo benzinaio e un coriaceo cacciatore di passaggio, la cui resistenza alle angherie dei super-malviventi giunti a turbare la loro routine si tinge, seppur per pochi istanti, della stessa cocciutaggine che dovevano avere gli ultimi difensori del Reich, prima della caduta di Berlino.

Ecco, l’ambientazione ai limiti del folklorico riesce, assieme alla discreta fattura degli inseguimenti o della finambolica rapina al TIR, ad assicurare almeno un livello primario di piacere ludico al lungometraggio diretto con una certa professionalità, ma senza slanci particolari, dal cineasta emergente Eran Creevy. Ma come succede a volte nei film più commerciarli prodotti da Joel Silver, anche qui certi scambi di battute e lo stanco evolversi dell’intreccio lasciano parecchio a desiderare, facendo emergere i limiti della sceneggiatura: funzionale a scene d’azione coreografate piuttosto bene, questo è sicuro, ma quanto al resto superficiale, meccanica, vuota, nonché infantile e banalotta nei dialoghi, nel delineare i rapporti tra le figure principali. Su tale difetto si può chiudere magari un occhio quando in scena vediamo sfidarsi il temuto Hagen (Anthony Hopkins, per l’appunto) e il bizzarro, schizzatissimo boss turco Geran, impersonato invece da Ben Kingsley: per quanto i loro spietati personaggi siano poco più che macchiette, l’istrionismo degli interpreti riesce a rendere quantomeno divertenti le loro apparizioni.
Ma è la storia sentimentale tra i due veri protagonisti del plot a raggiungere punte di stucchevolezza e prevedibilità non più sopportabili. Il giovanotto americano scapestrato, Casey (ovvero Nicholas Hoult, attore maggiormente apprezzato in altri contesti), accetta infatti di imbarcarsi in un colpo rischiosissimo, dopo che sempre per amore aveva rinunciato ai suoi affarucci criminali, solo per assicurarsi il denaro necessario a far curare la sua bella, Juliette (una Felicity Jones seducente più che mai), che senza un costoso intervento sarebbe destinata ben presto a privare l’amato (e lo spettatore) della sua deliziosa presenza.
Risultato: laddove la miccia che accende il racconto non indulge sugli aspetti più patetici della situazione, sono dialoghi da scuole elementari, spacconate varie e un romanticismo in chiave action che sarebbe risultato datato pure in Fantaghirò, ciò che uno script poco o nulla ispirato insistentemente ci propina. E così ci si può tranquillamente ostinare a godere degli inseguimenti, delle rapine, degli scontri a fuoco tra bande o con la polizia, nella speranza che i personaggi parlino e si spieghino il meno possibile.

Stefano Coccia