Tulpan
di Sergei Dvortsevoy
 
Se la principessa non vuol essere salvata
 
Accorre il principe del deserto sul suo destriero di metallo e rumore (si legga fuoristrada sgangherato). Accorre e bussa alla porta della sua amata rinchiusa nella torre (si legga capanna in mezzo al nulla) per portarla con sé verso una vita felice da trascorrere insieme finché morte non li separi. Accorre col suo sorriso e le sue storie fantastiche da narrare, di piovre e squali visti nei sette mari. Ma la principessa, da una fessura della sua prigione, lo scruta, lo osserva, lo ascolta, lo valuta…e alla fine lo rifiuta! Frustrante situazione per l’eroe convinto del proprio successo e della conquista della sua donna, sentirsi dire di no con cotanta decisione.
Eppure è ciò che accade ad Asa, giovane marinaio Kazako, rientrato a casa per dedicarsi alla vita nomade da pastore del deserto, come tradizione nella propria famiglia. Tornato dal mare, con  l’ambizione di avere un gregge tutto suo per liberarsi dalla dipendenza dal fratello Ondas, presso il quale vive di malavoglia, si impegna nel lavoro e si spende per farsi notare dal Capo, padrone del bestiame di Ondas. Questi per lui, un gregge lo trova, pronto per essere affidato alle sue cure, a patto che ad affiancarlo ci sia una donna che possa essergli di supporto e di aiuto, perché che razza di uomo è quell’uomo che non prende moglie?
Ecco che molto meno romanticamente di un principe, Asa viene condotto dal fratello presso la tenda dell’unica giovane senza marito della zona, Tulpan, per concordare con i suoi genitori la loro unione, come si contratta uno scambio di merci tra uomini d’affari. E qui il principe che già pregustava la sua donna, la loro tenda, il loro gregge, riceve il detto rifiuto. Insindacabile, irrecuperabile. Dovuto all’eccessiva grandezza delle sue orecchie. A nulla vale il paragone con un altro principe (Carlo d’Inghilterra che ottenne in sposa la bellissima Diana nonostante smisurati padiglioni auricolari), Tulpan non ne vuol sapere.
La voglia di conquistare la bella (o presunta tale dato che le si vedono solo gli occhi per tutto il racconto) e quindi con lei riuscire a costruire “un angolo di paradiso sotto il cielo della steppa”, guiderà Asa per tutto il film, nel tentativo di ottenere da lei il tanto desiderato sì.
Sergei Dvortsevoy imbraccia la macchina da presa e si mette sulle orme dei pastori kazaki tra la polvere della steppa e la sabbia de deserto, seguendo i suoi protagonisti da distanza ravvicinata, quasi a voler girare un documentario sulla loro condizione. Il nomadismo di questi personaggi (molti dei quali interpretati da attori non professionisti, ma da pastori veri) è una condizione esistenziale prima che sociale, una situazione precaria, al limite della sopravvivenza, con la quale questi uomini convivono sereni, sempre pronti a caricarsi una vita sulle spalle e continuamente emigrare. Non c’è compassione però nelle immagini di Dvortsevoy, nessun facile pietismo, ma tanta realtà, durissima, accettata da Asa, Ondas e gli altri personaggi, come normale status vivendi.
Si avverte forte la voglia di scappare da quei luoghi ostili da parte di chi ha vent’anni e ha intravisto un po’ di mondo altrove (e il viaggio che Asa e il suo amico - fido scudiero - Samal vogliono intraprendere per l’America è significativo), ma allo stesso tempo si sente un inscindibile legame con quella terra, con quella sabbia, con quei panorami tutti uguali per chilometri e chilometri, di cui non si riesce a fare a meno. Il principe rinnegato è rabbioso ma non vuole arrendersi, non vuole in fondo essere ramingo per il mondo, anche se a volte odia la sua terra, avara di premi e di gloria, in cui l’impresa più esaltante diventa far nascere un agnello e lo squillo delle trombe è sostituito da una radio che gracchia di continuo Rivers of Babylon di M. Boney.
Vincitore nella sezione Un cartain régard a Cannes e del premio come miglior film al Tokyo Film Festival, Tulpan è una commedia vivace a tratti comica, di una tenerezza commovente. Una fiaba dell’est, perfettamente a metà strada tra quelle per bambini del nord Europa e quelle per adulti da Mille e una notte.
 
Gaetano Maiorino

 
Scheda tecnica
Titolo Originale: Tulpan
Paese / anno: Germania, Kazakistan / 2008

Regia: Sergei Dvortsevoy
Sceneggiatura: Sergei Dvortsevoy, Gennadi Ostrovsky
Fotografia: Jolanta Dylewska
Montaggio: Petar Markovic, Isabel Meier
Scenografia: Roger Martin
Costumi: Gaziza Korshiyeva
Colonna sonora: - - -
 
Produzione: Pallas Film, Pandora Films
Distribuzione: BIM
Durata: 100'
Data di uscita: 24-04-2009

Interpreti:
Ondas Besikbasov
Samal Esljamova
Ashkat Kuchencherekov
Tulepbergen Baisakalov
 
Galleria fotografica

Commenti
  • 07/01/2010 01.54, di zaz
    da vedere...veramente!!!
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Tulpan, di Gaetano Maiorino (24/04/2009)