
Speciale
Roman Polanski
Introduzione
L'esistenza ambigua
Non è senza un piccolo moto d’orgoglio che presentiamo questo speciale su Roman Polanski, l’ennesimo della nostra pur breve esistenza. I motivi che ci spingono a “sfoggiare” questo vanto sono molteplici e partono dalla necessità di ritornare a parlare di Roman Polanski “regista” in un momento in cui si parla sempre meno del suo excursus cinematografico e sempre più delle sue (pur importanti, per carità…) vicende giudiziarie. Distinguerci in questo caso dalla pletora di “colpevolisti” e “innocentisti”, o dai “giustizialisti” tout court, era per noi il punto fondamentale per riuscire a intavolare un discorso costruttivo intorno all’opera di uno dei registi più importanti degli ultimi 40 anni di cinema internazionale. Analizzarne in filigrana la carriera, filtrandone le tematiche portanti piuttosto che indagare sul continuo disgregamento apportato verso il sistema produttivo dello star-system, ci è sembrato importante in un momento d’impasse per Polanski (anche se il suo ultimo film, L’uomo nell’ombra, è nelle nostre sale proprio in questi giorni…). Ci è sembrato insomma doveroso coglierne l’importanza soprattutto in relazione a questa sua situazione personale di “uomo ombra” (nomen omen…), “attivamente” recluso a Gstaadt in Svizzera con una pesante ombra sulla testa chiamata estradizione. Ancora ombre, dunque. E forse il nostro è un semplice tentativo di rintracciare le tante ombre che si sono addensate nella
carriera del regista polacco: ombre a volte inquetanti, altre volte conturbanti, e poi ancora misteri, tragedie, umane e personalissime, poi il successo, la fama, ma ancora altre ombre a inseguirlo fino ai giorni nostri…
Non è di poco conto nemmeno il secondo motivo che ha spinti a intraprendere la strada di questo approfondimento su Polanski. Nella visione tutta italiana, a dir poco “provinciale” e assai allergica a certi cambiamenti che la storia impone, internet è il regno della vacuità, della superficialità, del hic et nunc per dirla meglio, dove tutto è declinato all’impreparazione e dove chiunque può avere la possibilità di dire la sua, senza filtri né vincoli. Si è insomma confuso la potenzialità fortemente democratica del medium internet con uno scadimento/impoverimento della qualità (e qui, per quanto ci riguarda, parliamo essenzialmente di scrittura) generale. A tutto vantaggio della carta stampata che ha preso quasi a pretesto la nascita e lo sviluppo della rete per innalzare barricate corporative assolutamente fine a se stesse, senza alcun intento dialettico. Certo, le cose stanno cambiando e ora sono tanti, tantissimi, i critici/giornalisti che fanno il percorso inverso (dalla carta stampata a internet) senza troppo penare ma, al contrario, per indubbi vantaggi professionali. Detto ciò, rimarcando il fatto che non è assolutamente nostro interesse rinfocolare una polemica che sinceramente troviamo anche abbastanza sterile, ci preme sottolineare che una delle missioni che CineClandestino porta avanti con ostinazione, fin dalla propria nascita, è proprio quella di essere una rivista pienamente e consapevolemente moderna, aperta sì all’attualità più stringente e a tutte le nuove forme dell’infotainment ma con un’anima dedita all’approfondimento e alla saggistica. Con questo speciale che vi state accingendo a leggere, come di consueto aperto anche ad altre voci non prettamente riconducibili alla nostra redazione (proprio per dare il maggior respiro possibile a questa nostra iniziativa), abbiamo cercato di continuare per la strada intrapresa.
carriera del regista polacco: ombre a volte inquetanti, altre volte conturbanti, e poi ancora misteri, tragedie, umane e personalissime, poi il successo, la fama, ma ancora altre ombre a inseguirlo fino ai giorni nostri… Non è di poco conto nemmeno il secondo motivo che ha spinti a intraprendere la strada di questo approfondimento su Polanski. Nella visione tutta italiana, a dir poco “provinciale” e assai allergica a certi cambiamenti che la storia impone, internet è il regno della vacuità, della superficialità, del hic et nunc per dirla meglio, dove tutto è declinato all’impreparazione e dove chiunque può avere la possibilità di dire la sua, senza filtri né vincoli. Si è insomma confuso la potenzialità fortemente democratica del medium internet con uno scadimento/impoverimento della qualità (e qui, per quanto ci riguarda, parliamo essenzialmente di scrittura) generale. A tutto vantaggio della carta stampata che ha preso quasi a pretesto la nascita e lo sviluppo della rete per innalzare barricate corporative assolutamente fine a se stesse, senza alcun intento dialettico. Certo, le cose stanno cambiando e ora sono tanti, tantissimi, i critici/giornalisti che fanno il percorso inverso (dalla carta stampata a internet) senza troppo penare ma, al contrario, per indubbi vantaggi professionali. Detto ciò, rimarcando il fatto che non è assolutamente nostro interesse rinfocolare una polemica che sinceramente troviamo anche abbastanza sterile, ci preme sottolineare che una delle missioni che CineClandestino porta avanti con ostinazione, fin dalla propria nascita, è proprio quella di essere una rivista pienamente e consapevolemente moderna, aperta sì all’attualità più stringente e a tutte le nuove forme dell’infotainment ma con un’anima dedita all’approfondimento e alla saggistica. Con questo speciale che vi state accingendo a leggere, come di consueto aperto anche ad altre voci non prettamente riconducibili alla nostra redazione (proprio per dare il maggior respiro possibile a questa nostra iniziativa), abbiamo cercato di continuare per la strada intrapresa.
Se ci siamo riusciti starà a voi dirlo.
Dunque, buona lettura…
Lorenzo Leone
Sommario:
I cortometraggi d'esordio di Roman Polanski di Raffaele Meale
Roman Polanski: Attraverso l'oscurità del cinema di Daniele De Angelis
Le donne e l'eros nel cinema di Polanski di Aldo Spiniello
L'orrore nel cinema di Roman Polanski di Raffaele Meale
Roman Polanski: Per un cinema allucinatorio di Andrea Fontana
I pubblici destini nel cinema dell’ultimo Polanski di Sergio Sozzo
Circolarità Polanski(ana) di Carlo Valeri
Le interpretazioni di Polanski di Stefano Coccia
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