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Alessandro Ticozzi
L'Italia di Alberto Sordi
Fermenti Editrice, Roma 2009
 
Quasi a voler ricalcare il progetto di ricostruzione della storia italiana (“Storia di un Italiano” ndr) realizzato in quattro puntate Rai a partire dal 1980 e costruito su un puzzle di frames dai film dell'attore romano, il giovane Alessandro Ticozzi ripercorre con il saggio L'Italia di Alberto Sordi la Storia Moderna e Contemporanea italiana servendosi della storia di un “italiano come noi”.
Dopo una prima pubblicazione afferente alla narrativa (Farsallitaliana, Logos Edizioni, Padova), questi ha stilato un quadro diacronicamente corretto e completo della filmografia vitale dell'Albertone nazionale, instillato nella realtà contingente che man mano percorreva. Il testo, infatti, dopo una prefazione curata dallo storico del cinema Gualtiero De Santi, inizia a delinearsi seguendo la linea che fonde gli eventi storici all'evoluzione del tipo sordiano. Incorniciata dalle dovute introduzione e conclusione, la prospettiva assunta si struttura per sezioni: i prodromi della maschera di A. Sordi legati alla Roma papalina; gli affreschi storici da lui restituiti dalla Prima Guerra Mondiale al boom economico. Centrali due “trasformismi”: dalla farsa alla satira in pieno boom ed il risvolto tragico durante gli anni di piombo. Infine, in concomitanza con il declinarsi della sua di vita, la satira e le riflessioni sulla vecchiaia ed in appendice dei brevi pensieri di L. Magni, M. Monicelli, F. Valeri, C. Lizzani, U. Gregoretti e P. Bonolis.
Con accuratezza Ticozzi ripercorre la nascita e lo sviluppo della maschera di Sordi adoperando l'oculata scelta di contestualizzare la filmografia sul background storico-sociale. Partito dal teatro di rivista e dalla satira verso la corruzione papale (L'avaro (1990), Il marchese del grillo (1981), approda alla vera e propria commedia all'italiana con il capolavoro di Monicelli La grande guerra (1959) passando per il felliniano minestraro de Lo sceicco bianco (1952). «Un Alberto Sordi grandissimo interprete dell'italiano che fugge, sempre di fronte alle sueAlberto_sordi_foto_testo responsabilità cui lo chiama la Storia, ma che alla fine sa riscattarsi con onore» in Tutti a casa (1960) di L. Comencini, insieme agli altri due film dedicati alla guerra e alla Resistenza ( La grande guerra nel 1959 e Una vita difficile nel 1961 ndr), ha inventato da zero un personaggio che inscenava i vizi piuttosto che le virtù dei suoi concittadini. L'essere un non-eroe, uno tra tutti, anzi con caratteri negativi talvolta portati al parossismo, non è stato subito ben accolto sia dal pubblico del Dopoguerra, che non accettava di guardare in faccia – seppur con riso – i propri difetti, sia dalla critica del tempo, che lo relegava nella sfera del Movimento Qualunquista. Bisogna rendere merito alla grande forza satirica riconosciutagli da Fellini; proprio grazie a questa sua peculiarità riuscirà a prendere per mano il pubblico ed educarlo a ridere bonariamente del proprio modo di essere e del costume imperante. Se la sua maschera, attecchì e continua a lasciare un segno, pur essendosi più volte rigenerata ex-novo senza provenire da nessun canovaccio della Commedia dell'Arte - come fu invece per Totò -, è perché la gente s'identificò.
Degna di particolar nota è la trattazione dei paragrafi concernenti gli Anni '70 e '80, probabilmente essendo disseminati di questioni con ripercussioni e retaggi più vicini all'autore (la rivoluzione sessuale, il ruolo della donna, l'influenza innovatrice di Londra che richiama il successivo mito dell'America), sono delineati con l'emergere più del pensiero personale di Ticozzi che da una riproposizione di acute analisi preesistenti, così come avviene per il primo periodo di attività.
Opinabile risulta però il modo di rendere i giusti contenuti con una struttura sintattica in cui prevalgono l'ipotassi e varie inserzioni tramite incisi e parentesi; questo va ad inficiare talvolta la scorrevolezza della lettura.
La cifra che ha consegnato Sordi all'Italia, al cinema italiano e non, risiede nelle sue doti mimetiche e nell'abilità camaleontica di toccare le note della farsa, della satira e del tragico intonandosi sui mutamenti di luci ed ombre della società. Egli asseriva in un'intervista a “Cinema e tagliatelle”: «La mia comicità non è mai stata astratta, gratuita. L'ho sempre ricalcata sulla realtà del momento». L'autore del saggio chiarifica tutto questo, ma è un peccato che sia assente una nuova chiave di lettura, tale da aprire una strada non ancora battuta, nei confronti di un attore autentico agens del nostro tempo, che ha avuto la virtù di incarnare la parte più umana che anima l'individuo.
 
Maria Lucia Tangorra
  
 
 
 Alessandro Ticozzi
 L'Italia di Alberto Sordi
 Fermenti Editrice, Roma 2009
 
 Pagine: 131
 
 Prezzo: euro 15
 

 

 

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L'Italia di Alberto Sordi, di Maria Lucia Tangorra (22/12/2009)