La città verrà distrutta all’alba
di George A. Romero
 
La città verrà distrutta all’alba è l’opera quarta di George A. Romero, colui che, tutt’oggi, è considerato il fondatore dell’horror moderno, un genere che fa leva sui suoi particolari meccanismi per affrontare discorsi politico-esistenziali. Dopo l’enorme successo di La notte dei morti viventi (1968), cui fecero seguito il drammatico There’s Always Vanilla (1971) e La stagione della strega (1972) Romero scelse di proseguire il discorso affrontato nel finale del suo esordio cinematografico, usando però il colore anziché l’inquietante bianco e nero. Il risultato è incerto. Se da una parte, il film sembra essere una solida pellicola di genere, esplicitamente di serie B, quasi anticipatrice di quell’estremismo estetico e contenutistico dell’exploitation anni Settanta, dall’altra la dimensione indipendente (la cui spia più evidente sta nel risicato budget e, di conseguenza, nei brutti effetti che vorrebbero essere pre-splatter) funge da freno al discorso politico tipico del regista. Romero attiva la critica antimilitarista solo nell’ultima parte del film, prima si perde un po’, cedendo allo spettacolo mal riuscito (e, a tratti, mal recitato). Quando però si ritrova nell’universo narrativo che predilige, Romero da prova delle sue capacità. Nel momento in cui i protagonisti si ritrovano isolati e costretti a fuggire, il film palesa la sua natura radicalmente critica e catastrofista. Il pessimismo del finale, beffardo come quello di La notte dei morti viventi, immerge La città verrà distrutta all’alba in un’oscurità che ha nella sfiducia nell’uomo e nelle autorità la sua ossatura principale. Di questo nichilismo, legato anche all’ossessione per il possesso materialistico, ci sono tracce già nel corso della prima parte: quando i soldati sgomberano le abitazioni degli innari cittadini, rubano oggetti che più ritengono interessanti o di valore. Con il tempo si viene a scoprire che la causa dello spargimento del virus è da rintracciare proprio negli esperimenti dei militari stessi (come nel recente The Mist di Darabont e molti altri ancora). Quando il dottore riesce a trovare una cura efficace per il virus, viene scambiato per un infetto e incidentalmente ucciso. La speranza per l’umanità sembra proprio morire a causa dell’incompetenza e della presunzione di chi crede di poter controllare il destino dell’umanità solo perché ha un’arma in mano. Quello dell’arma è, più sottilmente, un altro tema che percorre la pellicola: tutti muoiono per spari ora accidentali ora voluti. Quando però il protagonista uccide alcuni giovani infetti, si rende conto in quale delirio apocalittico sia capitato. Perderà tutto, i suoi amici e persino la moglie incinta del figlio. Potrebbe rappresentare la speranza per il futuro (poiché immune dal virus), ma il pessimismo che ha dominato il film fino al finale non sembra presagire nulla di buono. L’altro aspetto interessante del film è la capacità di Romero di abbracciare l’intero apparato sostanziale e narrativo di un’ambiguità assoluta. A un certo punto non si distingue più chi è infetto e chi no, come a dire: non c’è differenza fra il sano e il matto, l’umanità è alla deriva per sua stessa essenza. Persino il finale gode di una simile ambiguità, un finale aperto che trova nello scambio di sguardi fra il protagonista e il generale l’ideale sintesi di tutte le laceranti inconciliabilità che dominano il film. Tra le scene più forti che più simboleggiano il pessimismo della pellicola, quella dell’incesto tra padre e figlia, ormai entrambi infettati.
Il dvd distribuito da Mondo Tv e prodotto da Cult Media non è proprio il massimo. Le immagini sono piuttosto buone, l’audio invece offre la traccia originale inglese e quella italiana, entrambe mono. Gli extra sono praticamente assenti: oltre ai quattro trailer originali, può risultare interessante il commento dello stesso Romero per tutta la durata del film, utile a comprendere quale sia stato l’approccio del regista alla materia del film.
Per concludere, La città verrà distrutta all’alba non rientra di certo nella miglior filmografia del regista statunitense. Lontano da capolavori come La notte dei morti viventi, Martin, Zombi e i recenti La terra dei morti viventi e Diary of the Dead, il film è comunque un tassello importante nella travagliata opera di Romero, regista che ancora deve trovare una giusta collocazione critica. Anche alla luce di questo film imperfetto, non si può esimersi dall’affermare che Romero sia l’icona obbligata cui fare riferimento per ogni horror che si rispetti, e che la sua influenza sia ben più pesante di quanto si voglia ammettere.
 
Andrea Fontana
Scheda tecnica
Titolo Originale
The Crazies
Paese / anno
USA / 1972
Regia
George A. Romero

Durata
99'
Regione
2
Formato
1.78:1
Audio
Dolby digital Inglese, Italiano mono
Sottotitoli
Italiano
 
Extra
4 Trailer originali 
Commento audio del regista George A. Romero per tutta la durata del film


Distribuzione
Mondo Tv
 
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La città verrà distrutta all'alba, di Andrea Fontana (19/01/2009)