The Ape
di Jesper Ganslandt
 
Except Me and My Monkey
 
“Lo vuoi sapere cosa ho sognato?”
“Cosa?”
“Ho sognato che tutti gli altri erano animali, tranne te…”
“Tutti gli altri erano animali tranne me?”
 
In questo dialogo, tenero e al contempo agghiacciante, che si svolge tra padre e figlio è forse possibile rintracciare le linee guida di Apan (The Ape è il titolo scelto per la vendita internazionale), opera seconda di quel Jesper Ganslandt, trentuno anni da Falkenberg, Svezia, che ci sorprese positivamente ai tempi di Farewell Falkenberg, esordio del 2006 che segnava un lacerante e commovente addio all’adolescenza, filmato con uno stile che sembrava guardare tanto alla scarna e vibrante verità di Gus Van Sant quanto all’epos sommesso e malinconico di Stand By Me di Rob Reiner.
Sono passati tre anni da allora, e del canto del cigno degli anni da teenager sembra non esserci davvero più alcuna traccia: al contrario, ci vengono letteralmente schiaffate in faccia alcune ore di vita di un uomo. Lo vediamo parlare affannosamente al telefono cellulare, svolgere una sbrigativa e ansiogena lezione di guida (che termina con un’invettiva nei confronti della malcapitata principiante), prendere a calci un’automobile parcheggiata, aggirarsi per la città senza una reale meta da seguire. La realtà, della quale veniamo finalmente resi partecipi, è a dir poco agghiacciante: l’uomo ha infatti sterminato a coltellate la famiglia, eccezion fatta per il figlio – ferito comunque gravemente. Accompagnato in un lampo di lucidità il bambino in ospedale, per l’uomo ricomincia il vagabondare, sempre più assorto nelle proprie ossessioni. Iniziamo col precisare come troviamo coraggioso, e fin troppo atipico nell’appiattito panorama contemporaneo, il tema che un cineasta giovane e tutt’ora alle prime armi come Ganslandt ha deciso di affrontare: prendere di petto la crisi – emotiva, psicologica, sociale – di un uomo e cercare di compenetrarsi con essa non è certo attitudine che merita di essere destinata al silenzio e all’oblio, tutt’altro. Anche la scelta estetica, pur maggiormente “figlia dei tempi”, con la macchina a mano che si attacca letteralmente al corpo del protagonista (bravissimo Olle Sarri, che i più attenti potranno ricordare nel bel Together di Lukas Moodysson) seguendone le pieghe del viso, quasi arrivando da farsi condurre dalle sue epilessie, dai suoi scatti d’ira, dalle sue turbe, non cerca certo di indorare la pillola. The Ape è un’opera programmaticamente dura e senza speranza, cupo viaggio nella dissoluzione umana che non accetta compromessi. Per lo meno all’apparenza…
E già, perché a conti fatti qualcosa in The Ape sembra davvero funzionare poco: intenzionato a perseguire la sua idea di cinema fino alle estreme conseguenze, Ganslandt (anche autore della sceneggiatura) inizia poco per volta a perdersi alcuni pezzi per strada. Al di là di alcune inverosimiglianze notate da più parti – su tutte, l’inspiegabile mancanza di una verifica sull’uomo in ospedale nel momento in cui conduce al pronto soccorso il figlio ferito gravemente da arma da taglio – è proprio la struttura narrativa a procedere per buchi. Se da un lato questa può apparire come una scelta precisa e ben ponderata, ci permettiamo comunque di nutrire non pochi dubbi su alcune ridondanze e leggerezze che fanno storcere non poco il naso: tanto per portare un esempio concreto, la scelta di voler istillare nello spettatore il dubbio sulle propensioni sessuali del protagonista, attraverso lo scambio di battute con un ragazzo nelle docce del circolo di tennis, ci è sembrata a dir poco forzata e artificiosa. La verità è che Ganslandt avrebbe dovuto nuovamente (come già avvenuto con la sua opera prima) innalzare a proprio nume tutelare Gus Van Sant, interpretandone con maggior coerenza il discorso poetico: l’asciuttezza che abbiamo sempre avuto modo di applaudire nel cineasta statunitense non si sarebbe mai fatta “sporcare” dall’esasperazione dei contenuti. Perché così facendo The Ape finisce per perdere in forza: per carità, si continua ad applaudire l’interpretazione di Sarri e ci si lascia avvinghiare dalla morsa dell’ansia e dell’angoscia, ma con l’impressione di aver assistito a un’opera monca, in fin dei conti incapace di mantenere fino alla fine quel coraggio che avevamo avuto modo di lodare in principio di recensione.
In attesa che Ganslandt dimostri definitivamente di che pasta è fatto il suo cinema, ci permettiamo di sospendere il giudizio.
 
Raffaele Meale
Scheda tecnica
Titolo Originale: Apan
Paese / anno: Svezia, 2009

Regia: Jesper Ganslandt
Sceneggiatura: Jesper Ganslandt
Fotografia: Frederik Wenzel
Montaggio: Jesper Ganslandt
Scenografia: ---
Costumi: ---
Colonna sonora: ---
 
Produzione: Fasad
Distribuzione: ---
Durata: 81'
Data di uscita: ---

Interpreti:
Olle Sarri 
Francoise Joyce 
Niclas Gillis 
Sean Pietrulewicz 
 
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The Ape, di Raffaele Meale (02/09/2009)