
VENEZIA 64
A mò di bilancio
Ci eravamo avvicinati a questa 64. edizione della Mostra del Cinema di Venezia con un pizzico di preoccupazione perché convinti che fosse l’ultima della gestione Müller e la cosa non ci piaceva affatto. Invece questa volta, e dobbiamo ammetterlo senza remore, il nostro consueto malignare si è andato a farsi benedire: abbiamo sbagliato, insomma, punto e basta. Marco Müller è stato riconfermato alla direzione di quella che è la più importante kermesse cinematografica italiana (con buona pace degli -ormai- ex padroni di Roma...) e che negli ultimi anni (anche qui con buona pace della Croisette...) si è imposta decisamente come la vetrina regina in campo filmico di tutta Europa. Il Ministro Rutelli, altro ex illustre, in uno dei pochi momenti da ricordare dello scorsa legislatura ha sorpreso tutti riconfermando Müller alla guida del settore cinema della Biennale per altri quattro anni, limitandosi, si fa per dire, a cambiare il vertice della fondazione omonima (via Croff ritorna Baratta). Dunque, si prevedono anni d’oro per Venezia, visto anche che il progetto del fantomatico nuovo Palazzo del Cinema sembra ormai si sia avviato verso una rapida realizzazione. Tutto ciò certamente influisce nel ripensare all’edizione appena passata visto che l’avevamo inquadrata come “il canto d’addio” della gestione Müller: bè, se di canto d’addio dunque non si trattava, l’edizione numero 64 del Festival di Venezia rimarrà comunque come una delle migliori degli ultimi anni, senza alcun dubbio. Concorso, strepitoso come al solito. Forse un pizzico di più. Colpisce, in particolare, la pattuglia americana, segno di una rinascita travolgente della cinematografia a stelle e strisce che nelle ultime uscite festivaliere in giro per l’Europa è risultata essere spesso la migliore dell’intero lotto. Da segnalare, in rigido ordine alfabetico, il viaggio in India di Wes Anderson (The Darjeeling Limited), senza dubbio l’opera più matura dell’autore di Le avventure acquatiche di Steve Zissou; il De Palma iracheno di Redacted, che in Italia è andato direttamente in tv senza passare dalla sala, ancora un’opera ai limiti della visione; il western catatonico di Andrew Dominik (The Assasination of Jesse James by the Coward Robert Ford), che è valso a Brad Pitt la Coppa Volpi per la migliore interpretazione; il sottovalutatissimo Michael Clayton di Tony Gilroy; il sontuoso e perfetto In the Valley of Elah, dove Paul Haggis si conferma autore abilissimo nel tessere storie; infine il Todd Haynes di I’m not There, folgorante viaggio nel tempo dei Bob Dylan (sono sei, in tutto, gli attori che lo interpretano), biopic particolarissimo che ha visto trionfare Cate Blanchett come miglior attrice del festival. Fin qui ci siamo limitati agli Stati Uniti, ma anche il resto non è da meno. Buone le performance orientali tra le quali spicca il (secondo) Leone d’Oro per Ang Lee e il suo Lust, Caution, che segna anche il suo ritorno in oriente. Per il resto, due conferme dall’Europa: l’eccezionale Nightwatching di Peter Greenaway, altro tassello inafferrabile della straordinaria filmografia dell’autore gallese, e il conturbante La graine et le mulet di Abdellatif Kechiche, opera fluviale, tagliata pare su consiglio dello stesso Müller, sull’integrazione razziale in Francia vista nella quotidianità.Lorenzo Leone
Concorso
- Atonement - Joe Wright
- The Darjeeling Limited - Wes Anderson
- Sleuth - Kenneth Branagh
- Heya fawda (Le Chaos) - Youssef Chahine
- Redacted - Brian De Palma
- The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford - Andrew Dominik
- Nessuna qualità agli eroi - Paolo Franchi
- Michael Clayton - Tony Gilroy
- Nightwatching - Peter Greenaway
- En la ciudad de Sylvia - Jose Luis Guerin
- In the Valley of Elah - Paul Haggis
- I’m not There - Todd Haynes
- Taiyang zhaochang shenqi (The Sun Also Rises) - Jiang Wen
- Bangbang wo aishen (Help Me Eros) - Lee Kang Sheng
- La Graine et le mulet - Abdellatif Kechiche
- Se, jie (Lust, Caution) - Ang Lee
- It’s a Free World… - Ken Loach
- L’ora di punta - Vincenzo Marra
- Sukiyaki Western Django - Miike Takashi
- 12 - Nikita Mikhalkov
- Il dolce e l’amaro - Andrea Porporati
- Les Amours d’Astrée et Céladon - Eric Rohmer
- Mad Detective - Johnnie To
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