Arrivano i prof

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Arrivano i prof, più una minaccia che una promessa

C’è una scuola a Roma, tale liceo Alessandro Manzoni, dove solo il dodici per cento degli studenti è riuscito a conseguire la maturità con successo. Il Provveditore, che cercherà di essere un perfido cattivo per tutto il film, impone che, tipo dittatore scolastico, se nell’anno a venire il Manzoni non avrà almeno il cinquanta per cento di promossi la scuola chiuderà.
Il Preside, un eroe poco romantico, si ritrova a combattere con i mulini a vento, o meglio con degli asini e a venirgli in soccorso arrivano sette professori, incapaci, inetti e troppo spesso imbarazzanti.
Arrivano i prof, diretto da Ivan Silvestrini, non segue una logica, è un insieme di scene non collegate tra di loro, e tutto gira attorno al momento musicale, colonna portante del film, che ha come protagonista Rocco Hunt. Si potrebbe dire che tutta la narrazione spinge, ed è spinta, per essere la cornice del videoclip di Rocco Hunt.
I protagonisti si muovono sullo sfondo di una scuola italiana distrutta, dove imparare è un qualcosa in più, la scuola è un parcheggio dove stare seduti, amoreggiare, prendere in giro i professori e aspettare. Il cosa si aspetti non si sa bene, ma intanto lo si fa. Mentre la recitazione tocca dei punti talmente bassi da rendere lo spettatore imbarazzato, non c’è comicità, neanche involontaria. Le battute e le gag sono talmente talmente viste e riviste che fanno subito capire dove si vuole andare a parare. Le doti attoriali scarseggiano, e la sceneggiatura è stata, probabilmente, solo un’idea abbozzata.
La trama si perde nella ricerca di una comicità americana che nulla a che fare con i grandi classici delle commedie scolastiche, come Porky’s o Animal House, dei quali si raccomanda la visione se si è alla ricerca di una vera commedia di ambientazione scolastica.
E mentre il plot langue, si instaura una strana complicità tra professori ed alunni che porta al naturale happy ending dove il cattivo riceve ciò che merita ed i buoni, quelli che non sono neanche capaci di copiare, non dico di studiare, vincono, come nelle migliori favole o commedie romantiche americane. Peccato che qui non ci sia né la favola né la commedia romantica.
Il film, in sostanza, non insegna nulla, si spera, visto che i “prof” sono più immaturi ed impreparati dei loro alunni somari, che si beano della loro stessa ignoranza, usandola come scusa per non impegnarsi in nulla.

Mara Carlesi