A Taxi Driver

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7.0 Awesome
  • voto 7

Una “corsa” contro il tempo

Per la corsa all’Oscar come miglior film straniero la Corea del Sud ha puntato la fiche a disposizione su A Taxi Driver, ma nonostante la pellicola di Hoon Jang, presentata in anteprima al Fantasia International Film Festival di Montreal e recentemente nella sezione Festa Mobile della 35esima edizione del Torino Film Festival, abbia degli indubbi pregi difficilmente secondo noi riuscirà a prendersi un posto nella cinquina. A pareggiare i conti con i meriti conquistati sul campo ci sono, infatti, dei limiti che ne raffreddano le velleità, gli stessi che probabilmente ne fermeranno la corsa all’ambita statuetta di categoria. Ma le logiche dell’Academy sono sempre un oggetto misterioso e i pronostici spesso si sciolgono come neve al sole. E poi c’è la solita agguerrita concorrenza che ogni anno lascia immeritatamente fuori dalla short list finale titoli meritevoli di una nomination. Per cui non ci resta che attendere comunicazioni ufficiali per venire a conoscenza del verdetto.
Senza ombra di dubbio, A Taxi Driver non è la migliore pellicola prodotta dalla cinematografia sudcoreana dell’attuale stagione, ma probabilmente il suo Dna drammaturgico e la confezione tecnica hanno spinto i responsabili della candidatura a preferirlo rispetto ad altre. Nel film di Hoon Jang, infatti, convergono due anime, quella più impegnata e quella più meramente commerciale. Caratteristica questa ricorrente nel cinema firmato dal cineasta coreano: basta pensare a film come lo spionistico Secret Reunion e il kolossal bellico The Front Line (anch’esso candidato dalla Corea del Sud agli Oscar). La componente impegnata e più autoriale del progetto è legata sicuramente alla scrittura, con la quale il regista asiatico ha portato sullo schermo, romanzandoli, i fatti realmente accaduti di un dramma che ha dipinto di sangue e nero le pagine della storia sudcoreana. Siamo nella Corea del Sud, nel maggio del 1980. Un cronista tedesco e un tassista locale che lo accompagna arrivano a Gwang-Ju: qui è in corso una rivolta contro il governo di Chun Doo-hwan guidata dagli studenti, che finì in un’autentica carneficina. A spingerli è il bisogno di libertà. Un momento epocale, a cui i due guardano con occhi diversi. La componente più commerciale è data, invece, dallo stile e dal modo in cui il regista ha messo in quadro le tragiche vicende appena descritte nel plot.
Il risultato è un blockbuster in forma di buddy-movie che non parla solo di Storia ma anche di rapporti umani e di amicizia (altro elemento ricorrente nei suoi film è la presenza centrale di personaggi diversi, divergenti o in conflitto, che si ritrovano in situazioni incontrollabili e al di là delle loro stesse volontà), nel quale alto e basso si mescolano senza soluzione di continuità, per dare forma e sostanza a un’opera che insegue e cerca di catturare i gusti di platee differenti. A nostro avviso, l’ensemble funziona e genera un prodotto godibile, spettacolare in certi frangenti, come nel caso della conflitto a fuoco tra i soldati e i manifestanti tra le strade di Gwang-Ju o l’inseguimento tra le camionette dell’esercito sudcoreano e i taxi in fuga dalla città. La durata eccessiva (137 minuti) e la crepa che si viene a creare a metà della timeline, che spacca letteralmente in due parti il film, non gli consente di spiccare definitivamente il volo. Da un lato, la prima risulta più prolissa e narrativamente dispersiva, poiché concentrata a dare più informazioni storiografiche possibili allo spettatore, mentre la seconda decisamente più efficace quando alle parole si vanno ad affiancare anche i fatti.
Ma per fortuna a creare un collante tra le suddette parti, impedendo alla fruizione di perdere gradualmente l’attenzione del pubblico, arrivano in soccorso le buone prove dietro e davanti la macchina da presa di un eclettico Hoon Jang, puntualissimo nel proporre soluzioni visive interessanti in grado di supportare sia i passaggi più dinamici che quelli più statici di transizione, e del sempre all’altezza Kang-ho Song, qui all’ennesima performance di altissimo livello dopo quelle offerte in pellicole come Mr. Vendetta o Memories of Murder.

Francesco Del Grosso