7 uomini a mollo

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4.0 Awesome
  • voto 4

Rivincita

Proprio con questa parola ci sentiamo di descrivere il nuovo lungometraggio del regista francese Gilles Lellouche. Il regista originario di Caen, ha deciso dopo un lunghissimo periodo di preparazione, di mettere in scena il suo quarto lungometraggio da direttore della macchina da presa. Purtroppo per lui, nonostante i tanti anni di preparazione alla sceneggiatura e al casting (ben otto anni tra scrittura e scelta degli attori), questo 7 uomini a mollo si è rivelato un clamoroso fallimento. Pur avendo un cast di nome e avendo una sceneggiatura con alte potenzialità basata – così pare – anche su una storia vera, Lellouche fallisce tutto nella messa in scena finale rendendo il film piatto e per nulla interessante. Si potrebbe quasi dire che questo film possiede la stessa malattia di uno dei suoi protagonisti, la depressione.
La storia racconta, appunto, di un gruppo di sette uomini che, nella loro vita, sembrano destinati al fallimento totale. Chi non riesce a reagire ad un licenziamento, chi sta vedendo la sua azienda fallire, chi sta per separarsi dalla sua famiglia e così via. Un gruppo di persone che sembrano proprio sull’orlo del baratro nella loro parabola discendente. Questo gruppo di personaggi creati in modo alquanto bizzarro, trovano una fonte di ispirazione nel nuoto sincronizzato e decidono di metter su la prima squadra di nuoto sincronizzato maschile della nazione. Spinti dai sogni di gloria si iscrivono al campionato mondiale maschile del suddetto sport; ma riusciranno a diventare una squadra in pochi mesi così da poter gareggiare contro le nazionali di tutto il mondo? La storia di Bertrand, Laurent, Marcus, Simon, Thierry, John, Basile e Avanish (interpretati rispettivamente da: Mathieu Amalric, Guillaume Canet, Benoit Poelvoorde, Jean-Hughes Anglade, Philippe Katerine, Felìx Moati, Alban Ivanov e Balasingham Thamilchevan) sarà quindi una corsa contro il tempo per provare ad unirsi in una squadra, ma i problemi che ognuno di loro possiede a livello personale costituiranno un ostacolo allo sviluppo del team. Sostenuti e allenati da Delphine e Amanda (Virginie Efira e Leila Bekhti), i sette uomini corrono alla conquista della loro possibilità di rivincita da parte di una società che non ha fatto altro che umiliarli.
Pur avendo le possibilità di mettere in scena un film con molti spunti comici, il regista francese non riesce a creare un equilibrio stabile alla pellicola spaziandola tra la commedia, la parodia e il dramma. Nonostante il sontuoso cast il lungometraggio è incredibilmente povero di emozioni e non fa nemmeno ridire come si presupponeva all’inizio. Tutt’altro, andando avanti nella proiezione, il film diventa un intreccio incredibilmente caotico, seppur lento allo stesso tempo, senza che si rida a crepapelle neanche una volta. Paragonare questa comicità a quella di Stanlio e Ollio sarebbe un insulto al mondo del cinema; in questo film la comicità dovrebbe esserci, ma viene inevitabilmente soppressa. Una menzione negativa la merita anche il doppiaggio italiano, incapace di intrattenere lo spettatore sembrando completamente sballato e fuori luogo. Un film per il quale si è lavorato tanti anni ma che forse avrebbe dovuto lasciare il tempo che trovava. Presentato Fuori Concorso al Festival di Cannes 2018, la pellicola avrebbe dovuto essere un nuovo modo di fare cinema alla francese. Ci sentiamo di dire che l’esperimento è completamente fallito.

Stefano Berardo