38° Fantafestival – FANTACORTI

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Una galleria di Fantacorti sopra la media

Premesso che il Pipistrello d’oro per il Miglior Cortometraggio è andato quest’anno a una produzione italo-inglese, The Essence of Everything, di Daniele Barbiero, nelle passate edizioni il festival capitolino ci aveva spronato molto meno a scrivere anche dei corti, poiché troppo numerosi apparivano i lavori dozzinali, modesti, talvolta al limite dell’amatorialità,
Con questo 38° Fantafestival si è palesata una parziale inversione di tendenza: pur non eguagliando l’eccellente qualità media riscontrata, ad esempio, nell’analogo concorso del Ravenna Nightmare, tra i Fantacorti visionati al cinema Savoy ve ne sono diversi che ci hanno positivamente sorpreso. E così, senza citare ovviamente quelli già scoperti (e recensiti) a Ravenna o in altri contesti festivalieri come l’inquietante Post Mortem Mary o il nostrano Twinky Doo’s Magic World, ultima genialata dei labronici Licaoni, noi “cineclandestini” abbiamo voluto stilare un nostro personalissimo BEST OF dei Fantacorti più elettrizzanti.

The Burning
(VOTO 9)

The Burning, cortometraggio anglomessicano del regista Jorge Ojeda-Dávila, narra la storia di una bambina affetta da una rara e particolare patologia: alla luce del sole, la sua pelle prende fuoco e si brucia…
Accudita da due governanti, responsabili di tenerla al riparo dai raggi solari, la ragazzina assiste non vista alla loro relazione sessuale. Che sia per amore, passione e gelosia, o semplicemente perché stanca di una vita non vissuta, la decisione finale della bambina è di togliere ogni protezione e lasciarsi bruciare al sole del mattino accanto a loro.
Ma quello che colpisce gli appassionati del genere ed apre nuovi orizzonti interpretativi è il fatto che la bambina protagonista si chiami Carmilla… come la protagonista vampiro dell’omonimo racconto di Le Fanu del 1872. Il regista solleva cosi il velo al dubbio, ma lascia le risposte allo spettatore….

Herd
(VOTO 8.5)

L’italiano Herd del regista Mattia Temponi, gia vincitore del premio CineLab Spazio Corto al TS+FF 2018, descrive, nella semplicità della sua storia, due temi fondamentali: la paura immaginaria del diverso e dello sconosciuto e l’influenza sempre più incontrollabile dei mass media nelle nostre vite.
In un tempo indefinito, imperversa sul pianeta una nuova epidemia, una nuova peste, diffusasi per contagio dai paesi arabi. Una ragazza si sveglia nella casa di un uomo conosciuto la notte prima. Hanno dormito insieme, ma lei non sa nulla di lui e la paura, veicolata dalle allarmanti notizie diffuse dai media, prende il sopravvento. Un’opera intelligente, che trasmette in modo chiaro ed ironico il suo messaggio supportata da un’ottima messa in scena e da un ritmo coinvolgente.

Là dove continua il mare
(VOTO 8.5)

L’ex modella ed attrice Isabel Russinova, presente in sala nella triplice veste di regista produttrice ed interprete di Là dove continua il mare, riesce a colpire il cuore dello spettatore con una delicata opera, dedicata al padre, che si svolge appunto là dove continua il mare, dove il sole sorge e tramonta nello stesso punto, in quella terra di confine tra Italia ed ex Yugoslavia che è stata teatro nei secoli di odi razziali e violenze di ogni sorta. Ma quella della Russinova non è una storia di odio e di guerra, ma piuttosto una storia d’amore. È una storia di anime, fantasmi che non vogliono lasciare la loro amata terra dove finalmente possono vivere in pace. Anime vissute in epoche diverse, anime di poeti e di soldati, di donne violentate ed uccise, ma anche di amanti incontratasi in un tempo sbagliato, anime che l’odio ha diviso e che la morte ha riunito nell’amore in un luogo/non luogo, in un tempo/non tempo, perché l’Amore non ha confini.

Michela Aloisi

4 O’Clock
(VOTO 8.5)

Molto semplicemente, l’Iran che non ti aspetti. Abituati ormai da sì gloriosa cinematografia a una caterva di opere dal taglio spiccatamente autoriale, orientate perlopiù verso una cornice realistica e tematiche sociali talvolta scomode, ci siamo fatti prendere piacevolmente in contropiede da un corto come 4 O’Clock di Atefeh Mehrabi.
Black humour a iosa, ritmo travolgente, attenzione inedita al linguaggio dei social media, approccio visivamente iperbolico e sopra le righe da kolossal di Bollywood, questo sorprendente corto iraniano ironizza sul tentativo di suicidio dello sfortunato e buffo protagonista sintetizzando l’eccezionalità della sua esistenza in una serie di sliding doors, sfacciatamente riproposte allo spettatore attraverso flashback tanto esagerati quanto irresistibilmente comici. Una sulfurea mini-commedia sul senso della vita e della morte, espressa tramite una rivisitazione dell’immaginario fantastico quanto mai inusuale a quelle latitudini.

Insetti
(VOTO 7.5)

Sentendosi forte di questa bella ciurma di interpreti credibili e affiatati, con Alessandro Haber, Carlo De Ruggieri e il giovane attore biscegliese Mauro Racanati in evidenza, un giovane film-maker cresciuto a pane e Fantafestival come Gianluca Manzetti ha pensato di impostare in chiave grottesca una commedia degli equivoci dalle coloriture assai ruvide, grandguignolesche, strizzando probabilmente l’occhio più a modelli anglosassoni o iberici (cfr. Álex de la Iglesia) che alle produzioni nostrane. E meno male! Insetti mette in moto un sadico meccanismo a orologeria, che si fa gioco dell’apparente ma in realtà sfasatissima normalità dei protagonisti, trascinandoli in una vorticosa sarabanda assai sfiziosa agli occhi dello spettatore.
Lo strumento del destino? Semplici insetti. I quali, creando un cortocircuito nei malmessi quadri elettrici di un condominio già sgarrupato di suo, daranno vita a una incredibile concatenazione di eventi resa possibile soltanto dalle paranoie, dalle ansie e dai tic di alcuni personaggi. Personaggi memorabili e una certa originalità di scrittura, quindi, per il beffardo cortometraggio diretto da Gianluca Manzetti.

Atomic Spot
(VOTO 7.5)

Come mai, come mai, sempre in culo agli operai?”, si gridava un tempo alle manifestazioni. Prima che la sinistra scolorita cominciasse ad occuparsi solo di spread, questioni di genere e migrazioni incontrollate. Curiosamente, quel vecchio slogan ci è ritornato in mente, leggendo le didascalie iniziali del corto di Stéphanie Cabdevila, Il background di Atomic Spot fa infatti riferimento a operai di una centrale nucleare e a gente prontamente intervenuta sul posto, dopo un incidente dall’esito funesto, il cui tragico destino sarà sopravvivere mutando però in forme disumane e spaventose.
Diciamocelo pure: quasi un pretesto, per mettere poi in scena una fiaba horror dalla tempistica assai accattivante. E con l’ombra di Lovecraft beffardamente allungata sulla cornice marittima. A distanza di tempo nella zona contaminata è infatti sopravvissuto un solo mutante, incredibilmente simile a mostruose creature anfibie come quelle di certi indimenticabili B-movies, in primis Il mostro della laguna nera. Un gruppo di spavaldi adolescenti decide di far visita al solitario tratto di costa. La creatura osserva e, sulla scia di un archetipo vecchiotto ma reso qui tramite folgoranti intuizioni, pare innamorarsi della Bella di turno… ne uscirà fuori un finale da rimanere a bocca aperta. E con le labbra strappate, per giunta! Potere dell’amor fou.

Stefano Coccia