2118

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7.0 Awesome
  • voto 7

Uomini e macchine

Sempre più spesso, alla redazione di CineClandestino, arrivano segnalazioni da parte di giovani registi desiderosi di avere un nostro parere sui loro lavori. Ne siamo ovviamente molto lieti, poiché uno degli obiettivi che ci siamo prefissati sin dalla nascita è proprio quello di dare visibilità ad un modello di cinema che, giocoforza, non può contare su troppe risorse.
A prescindere dalla realizzazione formale, la quale ovviamente dipende anche e soprattutto dalle disponibilità di budget, la classica “conditio sine qua non” che costituisce la vera e propria ragione di esistere di un qualsiasi cortometraggio è la presenza di un’idea forte a monte. Ed è proprio questo presupposto a convincerci della bontà o meno di un singolo film, sia esso di durata lunga o breve.
Nel caso di 2118, cortometraggio scritto e diretto dal giovane regista campano Salvatore Martines, non esiste solamente un’idea allo stato embrionale bensì anche la tappa successiva. Cioè l’elaborazione della stessa e la conseguente creazione di un universo, un mondo ricco di caratteristiche particolari. Come si evince dal titolo 2118 è un cortometraggio – della durata di circa quattordici minuti – a carattere fantascientifico, ambientato in uno dei molti futuri possibili dell’umanità. Debitore di desolate atmosfere post-apocalittiche alla Terminator, seguiti e affini, il film breve di Salvatore Martines possiede l’indubitabile pregio di “personalizzare” il proprio citazionismo, riuscendo a creare un’efficace sensazione di straniamento nello spettatore e risultando convincente nella descrizione di un grigio futuro dove macchine aliene hanno preso il controllo del pianeta. Solo un essere umano – dal nome cinefilo di John Hawke, peraltro interpretato dallo stesso regista – tenta la disperata impresa di sopravvivere, anche grazie ad una sorta di cubo informatico parlante, unico elemento simbolicamente ultra-tecnologico presente nel film, a parte qualche inquadratura introduttiva, che lo assiste nei bisogni essenziali.
Girato nell’azzeccata cornice dell’ex pastificio Antonio Amato a Salerno, 2118 riesce, nel poco a tempo a disposizione, ad iniettare nello spettatore una sensazione di smarrimento, giocando con buona maturità di scrittura le carte della solitudine, della monotonia di giorni troppo uguali a loro stessi fino all’inevitabile pericolo in agguato nel climax finale. Un epilogo che culmina nella classica domanda priva di risposta presente in tanta fantascienza adulta e filosofica nel cinema degli ultimi decenni: dove finisce l’Uomo e dove inizia la Macchina?
Consigliamo ai lettori anche il recupero del lungometraggio orrorifico Charlie (2015, rintracciabile su Youtube), considerato dagli appassionati un piccolo fenomeno del sottogenere demoniaco a bassissimo costo. Un’altra dimostrazione di come, nonostante la giovane età, Martines abbia già le idee piuttosto chiare su come raggiungere i propri obiettivi: facendo di necessità virtù a proposito di mezzi a disposizione, rielaborando senza timori reverenziali molto cinema del passato ma introducendo al contempo una visione personale per nulla compiacente delle cosiddette “regole del genere”. Priva di ammiccamenti o facili strizzatine d’occhio. Ci pare davvero un primo passo da tenere nella giusta considerazione.

Daniele De Angelis